Deficit statale previsto salire all’8,4% del PIL quest’anno, e il debito a oltre il 60%

Il governo ha approvato mercoledì il programma di stabilità per gli anni 2020-2023 che sarà inviato a Bruxelles. Come si vede dal documento, l’economia della Slovacchia sta avendo il crollo più vistoso degli ultimi decenni a causa della crisi provocata dalla pandemia da coronavirus. La crisi avrà impatto anche sul debito pubblico e sul deficit, a causa di un significativo calo del gettito fiscale e dell’aumento dei costi relativi alle misure governative per la stabilizzazione dell’economia.

Quest’anno il disavanzo pubblico, secondo le stime del governo, aumenterà fino all’8,4% del PIL (era all1,3% nel 2019), mentre il debito pubblico lordo arriverà a superare il 60% del PIL (o meglio, il 61,2%), dopo essere lentamente sceso al 48% l’anno scorso. Il deficit, che nei piani del precedente governo avrebbe dovuto annullarsi entro l’anno prossimo, dovrebbe poi scendere lentamente negli anni successivi, al 4,9% nel 2022 e nel 2023 è previsto raggiungere il 2,9% del PIL.

Oltre al disavanzo inizialmente previsto di 480 milioni di euro, il ministero delle Finanze ha incluso nel bilancio poste come le tredicesime pensioni approvate poco prima delle elezioni, nonché altri elementi che non erano previsti nel bilancio approvato dall’esecutivo precedente. Il deficit delle amministrazioni pubbliche passerà dunque da circa 7,5 a poco più di 9,5 miliardi di euro. La posta più incisiva è quella delle tredicesime pensioni, che valgono da sole 442 milioni di euro solo quest’anno. Proprio in questi giorni diverse voci del governo, dal ministro Eduard Heger di OĽaNO alla vice premier Veronika Remišová di Za ľudí, stanno dicendo pubblicamente che probabilmente la tredicesima mensilità per i pensionati dovrà aspettare.

Nel documento di stabilità si prevede che l’economia slovacca si contrarrà del 7,2% nel 2020, un fatto che può provocare la perdita di quasi 88.000 posti di lavoro, e questo malgrado gli aiuti del governo. Il tasso di disoccupazione, che all’inizio dell’anno era sceso al di sotto dei 5 punti percentuali, aumenterà fino a quasi il 9%. Nel mese di aprile il tasso di disoccupazione è salito repentinamente al 6,5%, ma il peggio è atteso tra maggio e giugno.

Secondo il documento preparato dal ministero delle Finanze rimane un grosso punto interrogativo sullo sviluppo della pandemia, che negli ultimi giorni sembra segnare un significativo recesso, e in particolare l’incertezza è su una possibile seconda ondata, che il ministero definisce una sciagura che comporterebbe un considerevole peggioramento della recessione. Tra le soluzioni proposte una combinazione di riduzione incrementale del disavanzo e una riforma del sistema pensionistico, allo scopo di proteggere da un rischio elevato di destabilizzazione la sostenibilità a lungo termine delle finanze pubbliche.

Il governo si era impegnato nel suo programma a riformare il sistema pensionistico, legando maggiormente allo sviluppo demografico la spesa del primo pilastro pensionistico, il sistema di solidarietà. Così si dovrebbe rafforzare l’equità e trasparenza del sistema, mentre la priorità per il secondo pilastro, il sistema di risparmio privato, è aumentare i rendimenti di risparmio con un sistema ben ricalibrato di politica di investimento.

Si prevede dunque una stagione di misure di consolidamento delle finanze pubbliche, che dovranno concentrarsi su sfide strutturali quali la sanità, l’istruzione, il mercato del lavoro e un uso più efficiente e trasparente delle risorse pubbliche. Le necessarie misure di risanamento costeranno al paese 1,1 miliardi di euro nel 2021 e fino a 3,4 miliardi di euro nel 2023.

(Red)
Foto edar/CC0

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