Andrea s’è perso… e non sa più tornare per la “Giornata internazionale contro l’omofobia e la transfobia”

Oggi 17 maggio è la “Giornata internazionale contro l’omofobia e la transfobia“. Per il consueto appuntamento con l’angolo della musica, assieme a Dany Di Dionisio, ormai nostro  ospite stabile,  questa settimana abbiamo selezionato la canzone “Andrea” di “Fabrizio De André“. Ma che c’entra, diranno i più sprovveduti. Vediamo il testo della sua famosa canzone, il suo senso, e capiremo il perché:

Andrea

Andrea s’è perso s’è perso e non sa tornare
Andrea s’è perso s’è perso e non sa tornare
Andrea aveva un amore, Riccioli neri
Andrea aveva un dolore, Riccioli neri.

C’era scritto sul foglio ch’era morto sulla bandiera
C’era scritto e la firma era d’oro, era firma di re

Ucciso sui monti di Trento dalla mitraglia.
Ucciso sui monti di Trento dalla mitraglia.

Occhi di bosco, contadino del regno, profilo francese
Occhi di bosco, soldato del regno, profilo francese
E Andrea l’ha perso, ha perso l’amore, la perla più rara
E Andrea ha in bocca, ha in bocca un dolore, la perla più scura.

Andrea raccoglieva violette ai bordi del pozzo
Andrea gettava riccioli neri nel cerchio del pozzo
Il secchio gli disse: Signore, il pozzo è profondo
più fondo del fondo degli occhi della Notte del Pianto.

Lui disse – Mi basta mi basta che sia più profondo di me.
Lui disse – Mi basta mi basta che sia più profondo di me.

Fabrizio De André
De André ha fatto moltissime stupende canzoni contro la guerra e questa, fatta in collaborazione con il cantautore italiano”Massimo Bubola” è una di queste. Ma che c’entra con l’omofobia ? Ve lo spieghiamo subito utilizzando la bella interpretazione che “Gianni Zanirato” ha fatto sul sito piazzadivittorio.it:

“Grande guerra (1914-18): Andrea vieneUcciso sui monti di Trento dalla mitraglia“. L’interpretazione più plausibile della canzone è che il soldato morto non sia Andrea ma il suo amato. Andrea è un nome utilizzato sia al maschile sia al femminile.

L’amore di Andrea, “riccioli neri”, muore combattendo per la propria patria e Andrea apprende la notizia leggendo la lettera con “la firma di re”.
Se analizziamo attentamente il testo, “Andrea l’ha perso, ha perso l’amore” indica che il ragazzo morto (il soldato) non è Andrea bensì il suo innamorato (i soldati-donna non c’erano ancora nell’esercito italiano), tesi confermata dal verbo che Fabrizio usa nel verso successivo, “Andrea ha “, quindi Andrea non è morto, ma vivo e soffre per la morte dell’amato (“s’è perso”). 

Andrea disperato raggiunge un pozzo e dopo avervi gettato una ciocca dei riccioli neri, che il suo amore gli aveva lasciato prima di partire, si uccide buttandosi in fondo al pozzo per la disperazione.  

“Il secchio gli disse – Signore il pozzo è profondo” De Andrè scrive gli” (maschile) inoltre prosegue“Signore…” (maschile).

Per di più, seguendo un’altra tesi, e cioè che il soldato ucciso dalla mitraglia sia Andrea, come potrebbe questi se è già morto morire di nuovo gettandosi in fondo al pozzo?

 Lo stesso Fabrizio durante il concerto tenuto al Teatro Smeraldo di Milano il 19/12/1992 affermerà che voleva parlare di un amore omosessuale:

«Questa canzone la dedichiamo a quelli che Platone chiamava, in modo addirittura poetico, i “figli della luna”; quelle persone che noi continuiamo a chiamare gay oppure, per una strana forma di compiacimento, diversi, se non addirittura culi. Ecco, mi fa piacere cantare questa canzone, che per altro è stata scritta per loro una dozzina di anni fa, così a luci accese, anche a dimostrare che oggi, almeno in Europa, si può essere semplicemente se stessi senza più bisogno di vergognarsene».

Fabrizio De André ha dato queste spiegazioni nel 1992, ma il brano è stato pubblicato nel 1978 con il singolo “Volta la carta” estratto dall’album “Rimini”.
Quello che i più giovani non sanno sicuramente è cosa significava non solo l’omosessualità, ma il solo uso della “parola omosessualità” nel 1978.
Ascoltiamo l’originale interpretazione di Dany per poi tornare sull’argomento:

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In questo tempo di coronavirus non possiamo offrirvi di meglio, ma Dany ci ha promesso che appena potrà ci farà dono di registrazioni fatte solo per i nostri lettori.

Torniamo sulla  “Giornata internazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia” che è una ricorrenza promossa dal “Comitato Internazionale per la Giornata contro l’Omofobia e la Transfobia” ed è riconosciuta dall’Unione Europea e dalle Nazioni Unite (ONU): dal 2004 si celebra il 17 maggio di ogni anno.

L’obiettivo della giornata è quello di promuovere e coordinare eventi internazionali di sensibilizzazione e prevenzione per contrastare il fenomeno dell’omofobia, della bifobia e della transfobia, sentimenti purtroppo ancora troppo spesso emergenti nella società contemporanea.

Questa giornata è stata ideata da “Louis-Georges Tin“, curatore del “Dictionnaire de l’homophobie” (Presses Universitaires de France, 2003),. La prima “Giornata internazionale contro l’omofobia” ha avuto luogo il 17 maggio 2004, a 14 anni dalla decisione (avvenuta appunto il 17 maggio 1990) di rimuovere l’omosessualità dalla lista delle malattie mentali nella classificazione internazionale delle malattie, pubblicata dall’Organizzazione mondiale della sanità.

Oggigiorno molte barriere sono state rimosse, ma tanti pregiudizi mentali purtroppo restano vivi…

Dopo alcune deprecabili dichiarazioni di autorità polacche l’Unione Europea nel 2007 ha istituito questa giornata contro l’omofobia sul proprio territorio; il Parlamento Europeo il 26 aprile 2007 a Strasburgo ha approvato una risoluzione: per chi volesse leggere il testo integrale riportiamo il link (“Risoluzione sull’omofobia in Europa“) e qui di seguito riportiamo un estratto dei due punti principali di tale Risoluzione:

  • «Il Parlamento europeo […] ribadisce il suo invito a tutti gli Stati membri a proporre leggi che superino le discriminazioni subite da coppie dello stesso sesso e chiede alla Commissione di presentare proposte per garantire che il principio del riconoscimento reciproco sia applicato anche in questo settore al fine di garantire la libertà di circolazione per tutte le persone nell’Unione europea senza discriminazioni;»  (art. 8)
  • «[…] condanna i commenti discriminatori formulati da dirigenti politici e religiosi nei confronti degli omosessuali, in quanto alimentano l’odio e la violenza, anche se ritirati in un secondo tempo, e chiede alle gerarchie delle rispettive organizzazioni di condannarli» (art. 10)

Per tornare alla canzone del giorno vogliamo riproporvela eseguita anche dai carissimi componenti dalla band “Faber per sempre“, il gruppo di discepoli che continuano a diffondere in Italia e nel mondo l’opera del “grande” Fabrizio…

Dal loro sito: “la band, nata per volontà del bassista Pier Michelatti (per anni musicista al seguito di Fabrizio), è costituita dallo stesso Michelatti con Alex Cristilli (batteria e percussioni), Paolo Guercio (pianoforte e tastiere), Anais Drago (violino), Maurizio Verna (chitarre e bouzouki), Roberta Malerba (voce), Ivan Appino (voce)“.

Non abbiamo la versione che hanno eseguito qui a Bratislava, ma abbiamo trovato la favolosa esecuzione  del 19 ottobre 2015 a Bucarest:

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In occasione del loro tour il 20 aprile 2016 a Bratislava non solo avevamo avuto il piacere di intervistare il direttore del gruppo, Pier Michelatti, ma avevamo anche potuto assistere a un indimenticabile concerto.

In tale occasione avevamo avuto occasione di incontrarli personalmente in un’indimenticabile spaghettata all’Osteria dell’Opera (cose che succedevano in altri tempi… ovviamente).
Tornate presto ragazzi, ci mancate, ci manca la musica e la poesia di Fabrizio, in particolare ci manca la vostra cordialità e serietà artistica.

(Red)

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