Difensore civico incontra ministro Interni: critiche a quarantena obbligatoria

L’obbligatorietà della quarantena nelle strutture statali per chi rientra dall’estero è stata criticata nei giorni scorsi dal Difensore civico della Repubblica Slovacca Maria Patakyová, che già a fine aprile chiedeva a ministero degli Interni e autorità sanitarie della Slovacchia una revisione del sistema di quarantena. L’ufficio di Patakyová suggeriva di renderla obbligatoria solo per coloro che sono sospettati di avere contratto il contagio COVID-19 e per chi non è in grado di sottoporsi efficacemente all’isolamento domestico.

Patakyová aveva fatto riferimento alla scarsità o mancanza di acqua potabile o servizi igienici che i rimpatriati si sono trovati ad affrontare in attesa del loro trasporto in quarantena, a volte in strutture che si trovano dall’altra parte del paese rispetto a dove risiedono abitualmente in Slovacchia. Il Difensore chiedeva dunque di rivedere le modalità del sistema al fine di aumentare la protezione della vita e della salute di tutti i cittadini slovacchi, e nel rispetto dei diritti e libertà fondamentali di tutte le persone.

L’ufficio dell’Ombudsman ha ricevuto in queste settimane di emergenza numerose proteste di persone che hanno dettagliato la propria esperienza negativa nei centri di quarantena statali. Molti slovacchi all’estero hanno espresso paura e in alcuni casi si sono rifiutati di tornare in patria per il timore di contrarre il virus durante i trasferimenti organizzati dallo Stato e all’interno delle strutture di quarantena.

Allo stesso modo, Maria Patakyová aveva messo in dubbio la legalità del rigido regime cui si attengono le autorità di polizia alla frontiera, sottolineando che ha lasciato famiglie divise e che non è chiaro sotto quale legislazione siano stati attuati i controlli alle frontiere, da poco prorogati fino al 27 maggio, che di fatto hanno soppresso la libertà di movimento garantita dalla normativa Schengen.

Anche due avvocati, membri del partito non parlamentare Progresívne Slovensko, hanno pubblicato un’analisi in cui hanno dimostrato che il regime duro imposto alle frontiere slovacche era stato regolato per tre settimane solo in base alle dichiarazioni rilasciate alle conferenze stampa da membri del governo del primo ministro Peter Pellegrini in carica allora. Solo più tardi l’attuale esecutivo di Igor Matovič ha rilasciato alcuni documenti ufficiali ma, secondo gli avvocati, rimane un quadro giuridico ancora incompleto. Gli Stati membri dell’UE possono imporre controlli temporanei ai confini per motivi di ordine pubblico, salute o sicurezza, argomentano, ma questi «non debbono significare una chiusura totale delle frontiere».

Martedì il Difensore pubblico Maria Patakyová è stata ricevuta dal ministro degli Interni Roman Mikulec, con il quale ha discusso principalmente della quarantena statale obbligatoria. Dopo l’incontro il ministro ha affermato di tenere in conto i suggerimenti del Mediatore, assicurando che il ministero adotterà misure per migliorare il più possibile la logistica e la sistemazione nelle strutture di quarantena. Il ministro ha detto che sia l’obbligo di quarantena che le misure adottate dall’Autorità di salute pubblica (ÚVZ) hanno le loro giustificazioni, ma il calo di contagi registrati negli ultimi giorni mostrano «che possiamo lentamente ammorbidire le regole stabilite», anche nel permettere un uso più intenso della quarantena domestica.

(La Redazione)

Foto FB/MVSR

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