Incontri con Marína – Per la Giornata Internazionale della Famiglia

La Famiglia è il primo anello della catena che collega l’individuo con la società

Con l’occasione della Giornata Internazionale della Famiglia ho deciso di presentarvi la famiglia italo-slovacca di Remo Massi che vive in Slovacchia.

15 maggio

GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA FAMIGLIA

La Famiglia è un primo ambiente delle esperienze di tutti i comportamenti di base, dei conflitti sociali e dei legami. Essa pone le basi per l’individuo, che comincia a modellare le sue prime esigenze sociali, sulle quali poi le scuole mettono il loro contenuto educativo.

L’influenza educativa della famiglia non riesce ad essere sostituita da altre istituzioni sociali, anche se rispetto al passato, ora, la famiglia e la sua funzione educativa è per molti versi cambiata. I paesi dell’Unione Europea segnalano una nuova situazione sociale e le nuove forme della struttura delle famiglie, che sono in costante evoluzione a causa di: apertura delle frontiere, tendenza alla globalizzazione, tecnologia dell’informazione, mobilità, viaggi e migrazione.

Attualmente ci sono molti punti di vista diversi su ciò che costituisce l’essenza della famiglia. Esiste oggi una grande tolleranza nelle diverse forme di convivenza familiare come la convivenza nel matrimonio o quella da non sposati, famiglie monoparentali, la vita comunitaria, la vita senza un coniuge (con bambini o senza) e così via.

I rapidi cambiamenti strutturali della famiglia sono dovuti a una serie di fattori, alcuni positivi ma altri negativi. La famiglia tradizionale europea in generale è la seguente: il padre come capofamiglia e la madre che rimane a casa ad accudire ai figli. Però oggi in molti casi anche le donne lavorano e nello stesso tempo si creano una bella carriera. Le statistiche in tutta l’UE hanno registrato un calo significativo nel matrimonio, mentre è in aumento la vita di convivenza senza matrimonio, questo significa che il matrimonio nella sua forma tradizionale ha subito una significativa trasformazione.


C’era una volta una famiglia…

Come vi ho promesso, oggi vi presento una giovane famiglia italo-slovacca che sta crescento tre bellissimi figli, maschi: Matteo, Luca e Fabio. Cari amici, vi presento la famiglia di Eva Števánkova e Remo Massi di Jacovce. Visto che vivono davanti casa dei miei genitori, l’intervista mi è stata facilitata. Ho deciso di iniziare dalla signora.

Eva, tu vieni da una famiglia dove eravate quattro fratelli. Tuo padre era imprenditore di un’azienda in sviluppo che purtroppo è morto improvvisamente in giovane età. Siete rimasti da soli con vostra madre e, con il tempo, sono arrivati altri problemi. Era molto difficile trovare un lavoro in Slovacchia in quel periodo, quindi hai scelto di andare a lavorare all’estero. Più tardi sono andati all’estero anche i tuoi fratelli, ma tutti siete rientrati a casa. Qual’è la tua storia?

«Ho due fratelli più piccoli e una sorella maggiore. Sì, le nostre vite sono state complicate… Dopo che ci è venuto a mancare nostro padre noi non siamo più riusciti a gestire la sua attività, ancora non ben avviata. Mia sorella Táňa si era appena sposata e i miei fratelli, Peter e Juraj, frequentavano le suole superiori. In quel periodo avevo lavoro, ma i miei guadagni erano molto bassi e io ero l’unica persona che poteva aiutare mia madre. Ho deciso, perciò, di lavorare all’estero. Grazie ai miei conoscenti sono arrivata in Italia, a Sassoferrato, dove ho iniziato a lavorare in un bar. Col tempo sono riuscita a trovare un’agenzia di lavoro che mi ha procurato un impiego in una piccola fabbrica dove ho fatto lo stesso lavoro che facevo in Slovacchia, però con un salario molto più alto».

Remo, tu come hai conosciuto Eva?

«Io sono di Sassoferrato, e con mia moglie ci siamo conosciuti frequentando amici comuni. Una volta in un bar è arrivata Eva con questi amici e ci siamo presentati. Sempre in gruppo, abbiamo continuato a vederci, frequentando gli stessi posti si organizzavano gite e, parlando, abbiamo scoperto che lavoravamo vicini, e poiché io sono un gentlemen le ho offerto il passaggio in macchina per portarla al lavoro e riportarla a casa (sorriso). Trascorrendo più tempo insieme, era naturale che ci innamorassimo. Così è arrivato il matrimonio».

Allora è arrivata la decisione, dove andare a vivere. Come mai ha vinto la Slovacchia?

«La scelta di dove vivere è venuta dopo avere più volte frequentato questo paese… mi piaceva il posto, la gente, il modo tranquillo di vivere, le amicizie, l’accoglienza, la cordialità, la disponibilità… mi sentivo come tanti anni fa in Italia. Entrando in casa si incontrava tanta ospitalità… mettevano il cibo sul tavolo e ce n’era per tutti.. mi sembrava praticamente come quaranta anni fa in Italia, quando ero bambino. Un fattore molto importante è stato anche la famiglia di Eva, siamo riusciti a legare subito… tutti. Questa scelta è stata anche facilitata dall’arrivo del nostro primo figlio. Eva doveva entrare in maternità e l’azienda dove lavorava iniziava contemporaneamente a risentire la crisi. Dopo poco Eva è rimasta senza lavoro, in sostanza abbiamo valutato molto bene tutto e abbiamo deciso di vivere in Slovacchia, a Jacovce».

Remo, come ti trovi in Slovacchia, come sei riuscito ad inserirti e soprattutto dove hai imparato cosi bene lo slovacco?

«Io mi trovo molto bene. Infatti, prima di trasferirmi tutti i parenti e gli amici mi dicevano: “Dove vai, non ragioni, là non c’è niente, non avrai lavoro… vedrai, tra 6 mesi tornerai a casa”. Ormai sono 11 anni che sto in Slovacchia. Ora ogni tanto mi chiamano dicendo: “Non ce lì qualche posto anche per me?” (sorriso). Ovviamente, venire in un paese straniero senza conoscere la lingua non è facile se non hai a fianco qualcuno che ti aiuti. Sono molto testardo… ho iniziato a lavorare in Tesco come magazziniere e mi hanno dato uno scanner… va bene… quello è facile da usare, ma mi hanno dato un telefono aziendale e quando ho ricevuto la prima chiamata mi sembrava che parlassero con me in “giapponese”. L’unica parola che conoscevo era “dobre” (it.: bene). Fortunatamente ho fatto bene a rispondere così, perché ho ricevuto i complimenti dal mio capo (sorriso). Dopo di che, sono andato lavorare in un’altra azienda dove trattavano pollame, e lì sono rimasto 3 anni e mezzo. Lì ho imparato a parlare la lingua slovacca e grazie a quell’azienda ho imparato un po’ a conoscere e capire la gente del posto.

Eva, avete creato una bella famiglia, veramente internazionale, ci siete tu e Remo con i vostri tre bei figli maschi, ma ci sono anche i tuoi fratelli, poi quelli di tuo marito, e tua madre con il suo compagno. Quanti siete in totale? Che vita comune fate, dove e in quali occasioni vi incontrate?

«Aspetta… li devo contare tutti… veramente siamo una grande famiglia, da parte mia siamo in 18, da parte di Remo… ci sono 2 fratelli e una sorella con i relativi compagni e 4 nipoti, allora 10 parenti, in totale siamo in 28. Noi viviamo una vita comune, veramente stiamo bene insieme. Mia sorella abita nella casa a fianco alla nostra, Remo lavora insieme con mio fratello Peter, l’altro fratello Juraj con la sua famiglia vive vicino al nostro paese. Siamo sempre insieme… la domenica la passiamo insieme, questa sera siamo stati tutti insieme, la settimana prima eravamo tutti insieme qua da me, noi siamo quasi sempre insieme. Dovunque andiamo, andiamo sempre tutti insieme. Le vacanze le facciamo naturalmente insieme, pure quando con la mia famiglia facciamo le ferie in Italia (quest’anno purtroppo no…) andando a trovare i nostri parenti italiani, vengono con noi i miei fratelli con il resto delle proprie famiglie. Infatti, il problema più grosso è trovare il posto da dormire per tutti quanti».

Il mondo intero sta combattendo contro il coronavirus, che ha cambiato le nostre vite. In che modo ha toccato questo evento la tua famiglia?

«Guarda l’articolo del giornale, parla della mia famiglia a Sassoferrato. Quello con la mascherina è mio fratello Roberto. Tiziana, sua moglie, è operatrice sanitaria ed anche presidente del comitato della Croce Rossa di Sassoferrato. Mio fratello è ex presidente del comitato, lavora come autista di ambulanza e soccorritore. Entrambi sono preparatissimi sui comportamenti nell’emergenza contro l’epidemia. È successo che la cognata, che lavora in ospedale, si è infettata sul posto di lavoro senza accorrersene. In ospedale ogni due giorni facevano test per Covid-19 a tutti. Lei aveva 37° C di febbre ma non la sentiva. Prima che le fosse diagnosticata la malattia, con mio fratello viveva una vita normale. Una volta saputa la verità sul contagio, sono rimasti tutti e due a casa in quarantena. Roberto è andato a farsi subito il test, ma lui è rimasto negativo. Sono rimasti allora in casa, che hanno diviso a metà e con un’unica porta che faceva da collegamento. E da allora è iniziato un vero calvario. Veramente. Tiziana stava male. Mio fratello si è dato da fare per trovare per lei i farmaci particolari contro la malaria e l’AIDS, non è stata una cura semplice, aveva diversi effetti collaterali, ma alla fine sono stati insieme in grado di sconfiggere questa malattia. Ora, è più di un mese, lei sta bene, sta aspettando ancora un ultimo controllo e se risulta negativo lei è guarita. Mio fratello non si è ammalato. È da incoscienti dire che Covid-19 è pari ad una banale influenza. Non esiste al mondo fare paragoni di questo tipo. Questo è il mio pensiero… che ti dico… c’è tanta gente che dice tante “cavolate”… sono tutti virologi, epidemiologi, medici, tutti sono tanto bravi… Triste. Fin che non si riuscirà a trovare una vera cura per questa malattia non saremo fuori pericolo. Questo è la mia esperienza con Covid-19, che ho vissuto con la mia famiglia. La cosa è veramente dura».

Riteniamo che questo periodo difficile passerà rapidamente, quali sono i vostri piani per il futuro?

«Il nostro piano è chiaro, vogliamo al più presto possibile incontrarci con la nostra famiglia italiana e desideriamo per tutti noi riuscire a fare l’anno prossimo una bella vacanza in Italia, visto che quest’anno non sarà possibile».

Ragazzi, vi ringrazio per questa intervista e credetemi, anch’io non vedo l’ora di incontrare i miei genitori, parenti ed amici, tra i quali naturalmente ci siete anche voi, in Slovacchia. Arrivederci!

Cari amici, vi auguro una buona lettura, e non vi scordate:

Abbiate cura di voi,

vostra Marína

(Marína Hostačná)

Foto: Remo Massi
Caricatura di Marína:
©Viktor Csiba/ ©MHG AGENCY

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