Commissione UE, previsioni di primavera: crollo del PIL in Slovacchia del 6,75%

La Commissione Europea ha reso note le sue Previsioni economiche di primavera, documento in cui fa il punto sull’impatto che la pandemia di Covid-19 avrà sull’economia dell’Eurozona e dell’UE a 27. Le previsioni volgeranno sicuramente al brutto e saranno segnate da un elevato grado di incertezza, dato che la principale variabile è un dato sanitario, la curva epidemica, sulla base della quale i singoli Stati decideranno come e quando rimuovere le misure di chiusura decise per contrastare il coronavirus, misure che hanno avuto e hanno un impatto pesante sulle attività produttive.

Secondo il documento previsionale, l’economia della zona euro subirà una contrazione record del 7,75% nel 2020, per poi crescere del 6,25% nel 2021; allo stesso modo l’economia dell’UE a 27 paesi membri dovrebbe contrarsi del 7,5% nel 2020 e crescere del 6% circa nel 2021. Entrambe le proiezioni di crescita – per l’UE e l’Eurozona – sono state riviste al ribasso di circa 9 punti percentuali rispetto alle previsioni economiche dell’autunno 2019.

La Commissione definisce “simmetrico” lo shock per l’economia europea, in quanto la pandemia ha colpito tutti gli Stati membri, ma secondo le previsioni sia il calo della produzione nel 2020 (dal -4,25% in Polonia al -9,75% in Grecia) che l’ampiezza del rimbalzo nel 2021 saranno marcatamente diversi da Stato a Stato. La ripresa economica di ciascuno paese dipenderà non solo dall’evoluzione della pandemia in quel determinato Stato, ma anche dalla struttura di ciascuna economia e dalla capacità di ognuna di rispondere con politiche di stabilizzazione. Data l’interdipendenza delle economie dell’UE, la dinamica della ripresa in ciascuno Stato membro inciderà anche sul vigore della ripresa degli altri Stati membri.

Secondo le previsioni, il tasso di disoccupazione nella zona euro aumenterà dal 7,5% del 2019 al 9,5% nel 2020, per poi scendere nuovamente all’8,5% nel 2021. Mentre nell’UE aumenterà dal 6,7% del 2019 al 9% nel 2020, per poi calare a circa l’8% nel 2021. L’inflazione armonizzata in Eurozona (IPCA) è stimata allo 0,2% nel 2020 e all’1,1% nel 2021. Per l’Unione europea nel suo complesso le previsioni indicano un’inflazione allo 0,6% nel 2020 e all’1,3% nel 2021.

Le previsioni per la Slovacchia

Dopo un aumento del PIL reale del 2,3% nel 2019, la Commissione UE prevede che il PIL in Slovacchia diminuirà del 6,75% nel 2020, ma nel 2021 dovrebbe rimbalzare del 6,5%, anche grazie all’abolizione delle misure di crisi e ai passi per rilanciare l’economia. La crisi sanitaria, malgrado le misure di contenimento, spingerà temporaneamente verso il basso la domanda interna, che sarà il principale motore della recessione nel 2020 in Slovacchia.

Quest’anno i consumi privati ​​diminuiranno drasticamente: la riduzione della spesa è dovuta ai negozi chiusi per diverse settimane, e alle restrizioni di viaggio ancora in essere, oltre a risparmi precauzionali delle famiglie. Non è prevista una ripresa dei consumi interni fino al 2021, ma probabilmente non colmerà la perdita di quest’anno, che influenzerà anche l’occupazione e la crescita dei salari.

La Commissione europea prevede un’interruzione delle catene di approvvigionamento e una domanda più debole da parte dei principali partner commerciali all’interno dell’UE. È tuttavia attesa nella seconda metà del 2020 e nel 2021 una ripresa relativamente rapida della produzione di beni e della maggior parte delle esportazioni, in particolare nel settore automobilistico.

Dopo anni di forte crescita dell’occupazione si dovrebbe verificare un rallentamento di questo indicatore, anche se la durata limitata della crisi e il sostegno pubblico dovrebbero alleviare il crollo del mercato del lavoro. Il tasso di disoccupazione è comunque previsto crescere dal record minimo del 5,8% nel 2019 all’8,25% nel 2020. La ripresa economica nel 2021 dovrebbe fare recuperare una grossa parte dell’occupazione perduta e il tasso di disoccupazione potrebbe scendere al 7% l’anno prossimo. Un forte rallentamento è atteso anche nella crescita dei salari, dopo gli alti tassi di aumento registrati negli ultimi anni.

Bruxelles prevede un crollo dell’inflazione, che passerà dal 2,8% del 2019 all’1,9% nel 2020 e all’1,1% nel 2021. Un grosso contributo a questa flessione verrà dai prezzi in discesa dell’energia, influenzati dal tracollo recente dei prezzi del petrolio. I prezzi dei generi alimentari invece aumenteranno più rapidamente dell’inflazione.

L’impatto della crisi sui conti pubblici sarà importante: il deficit del bilancio pubblico potrebbe aumentare all’8,5% del PIL nel 2020, spinto dal forte calo delle entrate fiscali dovute alla recessione e agli sconti e misure di sostegno fiscale decise dal governo per aiutare le imprese. Nel 2020 si stima una riduzione delle entrate fiscali pari al 3% del PIL, mentre l’impatto delle misure è stimato a oltre il 2,25% del PIL. Il deficit pubblico sarà inoltre appesantito dalla recente decisione di introdurre una tredicesima mensilità nelle pensioni e dal differimento del collegamento di tutti i registratori di cassa al fisco.

Se la politica economica del governo rimane immutata, nel 2021 il disavanzo pubblico dovrebbe scendere a quasi il 4% del PIL, e intanto tra il 2020 e il 2021 il rapporto tra debito pubblico e prodotto interno lordo aumenterà a quasi il 60% del PIL.

(La Redazione)

Illustr. geralt/BS CC0

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