ÚVO: legge violata nell’appalto senza gara di SŠHR per materiali sanitari

Secondo l’Autorità di vigilanza degli appalti pubblici (ÚVO) l’Amministrazione statale delle Riserve materiali (SŠHR) ha violato la legge sugli appalti pubblici negli acquisti di materiali sanitari per oltre 12 milioni di euro che avrebbero dovuto essere forniti da una società chiamata Lacorp. SŠHR aveva la possibilità di avvalersi di acquisti diretti vista la situazione straordinaria, ma non ha seguito i principi di base degli appalti pubblici, in particolare i principi di trasparenza, di parità di trattamento e di efficienza, ha affermato ÚVO.
L’audit condotto da ÚVO, che è stato trasmesso alla Procura generale, alla Corte dei conti e all’Antitrust, ha rilevato discrepanze nella comunicazione e-mail tra l’ente statale e la società privata Lacorp. Questa è stata invitata a trattative dirette l’11 marzo, ma ÚVO ha trovato nella documentazione le offerte dell’azienda solo in seguito, in data 12 e 13 marzo, lasciando credere che la società sia stata scelta ancora prima di avere formulato una offerta per il materiale di cui l’Amministrazione statale delle Riserve materiali doveva rifornirsi permetterlo a disposizione del sistema sanitario nazionale. Tuttavia, scrive ÚVO nel suo rapporto, le Riserve materiali erano in trattativa con 12 candidati, poi ridotti a quattro, e tra loro ce n’era più d’uno che avrebbe potuto fornire i dispositivi richiesti, per di più a prezzi inferiori.

L’autorità di vigilanza ha suggerito la multa più alta possibile per la violazione della legge, ma poiché l’SŠHR ha pienamente concordato con i risultati dell’audit l’ufficio ha dimezzato la sanzione a 15.000 euro.

L’Ufficio del Procuratore generale ha inoltrato i risultati dell’ispezione dell’ÚVO alla Procura penale specializzata che si sta già occupando di una indagine per corruzione all’interno dell’ente statale delle Riserve materiali, che ha portato in custodia preventiva alcuni giorni fa l’ex presidente di SŠHR Kajetán Kičura. L’ex funzionario, che è in carcere dal 23 aprile, è in attesa di una decisione della Corte suprema sul suo ricorso. Kičura è stato accusato di aver preso una tangente e della conseguente legalizzazione dei proventi del reato. Nei giorni dell’appalto senza gara il figlio ventenne di Kičura comprava due appartamenti nel centro storico di Bratislava per un ammontare di 200 mila euro senza necessità di mutuo o altro finanziamento. Una somma che è in parte passata anche dal conto del nonno del ragazzo e che si sospetta possa corrispondere alla corposa bustarella per l’appalto.

(Red)

Foto David Stewart cc by

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