Abbiamo voluto mettere assieme 3 poesie riferite al Coronavirus e al mese di marzo di quest’anno.
Foto tratta dal profilo Facebook
Irene Vella: “Era l’11 marzo 2020”
La prima è della poetessa Irene Vella, nata nel 1970, vive in provincia di Venezia. Scrittrice e giornalista, collabora con diverse riviste femminili (Vanity Fair, Donna Moderna, TuStyle…) È stata una delle protagoniste del programma «Donne» di Monica Leofreddi su Rai2 e inviata per il «Cristina Parodi Live» de La7. Ha scritto “era l’11 marzo 2020“, ispirata dalla pandemia di Coronavirus e da come la stessa ci ha cambiato la vita:
Era l’11 marzo 2020
Era l’11 marzo del 2020, le strade erano vuote, i negozi chiusi, la gente non usciva più.
Ma la primavera non sapeva nulla.
Ed i fiori continuavano a sbocciare
Ed il sole a splendere
E tornavano le rondini
E il cielo si colorava di rosa e di blu
La mattina si impastava il pane e si informavano i ciambelloni
Diventava buio sempre più tardi e la mattina le luci entravano presto dalle finestre socchiuse
Era l’11 marzo 2020 i ragazzi studiavano connessi a discord
E nel pomeriggio immancabile l’appuntamento a tressette
Fu l’anno in cui si poteva uscire solo per fare la spesa
Dopo poco chiusero tutto
Anche gli uffici
L’esercito iniziava a presidiare le uscite e i confini
Perché non c’era più spazio per tutti negli ospedali
E la gente si ammalava
Ma la primavera non lo sapeva e le gemme continuavano ad uscire
Era l’11 marzo del 2020 tutti furono messi in quarantena obbligatoria
I nonni le famiglie e anche i giovani
Allora la paura diventò reale
E le giornate sembravano tutte uguali
Ma la primavera non lo sapeva e le rose tornarono a fiorire
Si riscoprì il piacere di mangiare tutti insieme
Di scrivere lasciando libera l’immaginazione
Di leggere volando con la fantasia
Ci fu chi imparò una nuova lingua
Chi si mise a studiare e chi riprese l’ultimo esame che mancava alla tesi
Chi capì di amare davvero separato dalla
vita
Chi smise di scendere a patti con l’ignoranza
Chi chiuse l’ufficio e aprì un’osteria con solo otto coperti
Chi lasciò la fidanzata per urlare al mondo il suo amore per il suo migliore amico
Ci fu chi diventò dottore per aiutare chiunque un domani ne avesse avuto bisogno
Fu l’anno in cui si capì l’importanza della salute e degli affetti veri
L’anno in cui il mondo sembrò fermarsi
E l’economia andare a picco
Ma la primavera non lo sapeva e i fiori lasciarono il posto ai frutti
E poi arrivò il giorno della liberazione
Eravamo alla tv e il primo ministro disse a reti unificate che l’emergenza era finita
E che il virus aveva perso
Che gli italiani tutti insieme avevano vinto
E allora uscimmo per strada
Con le lacrime agli occhi
Senza mascherine e guanti
Abbracciando il nostro vicino
Come fosse nostro fratello
E fu allora che arrivò l’estate
Perché la primavera non lo sapeva
Ed aveva continuato ad esserci
Nonostante tutto
Nonostante il virus
Nonostante la paura
Nonostante la morte
Perché la primavera non lo sapeva
Ed insegnò a tutti
La forza della vita.
Irene Vella
Pubblichiamo anche un video in cui la poesia di Irene Vella viene interpretata dalla bellissima voce di “Marilisa Protomastro“; il montaggio amatoriale di “Marco Filippetti” editato con “FinalCut“; la canzone “Primavera” è di “Ludovico Einaudi“:
Francesco Indrigo: “Domenica quindici marzo di quest’anno bisestile”
La seconda è dell’amico Francesco Indrigo, anche lui nato in provincia di Venezia, ma abitante in Friuli, già noto ai nostri lettori, anche lui colpito dal nuovo panorama urbano in tempo di Coronavirus
Domenica quindici marzo di quest’anno bisestile
Lo guardo bighellonare per la piazza deserta,
con la fronte accostata al vetro tiepido, a cercare
quel frammento di sole festivo. Non ci sono voci
e nemmeno rumori, solo un silenzio ovattato
sparso ovunque. Anche la casetta
delle cince tace, che pare inopportuno fischiettare.
Più in là, dall’altra parte del mondo,
il lamento di una sirena. Non ci sono parole
sicure, solamente una foschia di pensieri.
Oggi, domenica quindici marzo di quest’anno
bisestile, ho sedato le parole e il gatto
fa lo spaccone a voltolarsi nel mezzo
della piazza, a godersi le giornate del Coronavirus.
Francesco Indrigo

Domenia cuindis di Màrs di ‘stu an bisest
Lu vardi ciaminussȃ pa’ la plassa vueta,
cul sornèli poiàt tal veri clipùt, a ciatȃ
chel sclip di sorèli di fiesta. No ‘ndè vȏs
e nencia rumȏrs, doma un sidinès fonf
sparnissàt dapardut. Encia la ciasùta
da li’ parusulis a tas, ch’a no par bon fiscjutȃ.
Pì in nà, di cheatra banda dal mont,
il lambìc di ‘na sirèna. No ‘ndè peraulis
sigùris, doma un calighès di pinsièrs.
Vuei, domenia cuindis di Màrs di ‘stu an
bisest, ‘i ài cuietàt li’ peraulis e il giat
al fa il bulo a rondolàssi in-tal miez
da la plassa, a godisi li’ zornadis dal Coronavirus.
Francesco Indrigo
Foto tratta da DesertNews
Kitty O’ Meara: “Guarire” ovvero “E la gente rimase a casa”
La terza è la poesia intitolata “Guarire” ovvero “E la gente rimase a casa” da alcuni attribuita erroneamente alla poetessa irlandese del 1800, quasi sconosciuta nel nostro Paese fino a poco tempo fa, ovvero “Kathleen O’Meara” – che l’avrebbe scritta durante la Peste – in realtà è di una poetessa contemporanea, Kitty O’Meara, un’insegnante del Wisconsin in pensione, che a metà marzo l’avrebbe pubblicata sul suo blog.
In realtà la poesia risulterebbe della poetessa sempre irlandese, ma vivente, che avrebbe tratto spunto nello scriverla dalla poesia di Irene Vella. Di seguito il testo della poesia e un video di Enrico Montesano che ne ha dato una lettura molto toccante.
“Guarire” ovvero “E la gente rimase a casa“
E la gente rimase a casa
E lesse libri e ascoltò
E si riposò e fece esercizi
E fece arte e giocò
E imparò nuovi modi di essere
E si fermò
E ascoltò più in profondità
Qualcuno meditava
Qualcuno pregava
Qualcuno ballava
Qualcuno incontrò la propria ombra
E la gente cominciò a pensare in modo differente
E la gente guarì.
E nell’assenza di gente che viveva
In modi ignoranti
Pericolosi
Senza senso e senza cuore,
Anche la terra cominciò a guarire
E quando il pericolo finì
E la gente si ritrovò
Si addolorarono per i morti
E fecero nuove scelte
E sognarono nuove visioni
E crearono nuovi modi di vivere
E guarirono completamente la terra
Così come erano guariti loro
Kitty O’ Meara
A tutti, ovviamente, i più meritati complimenti
Selena Colusso Vio




Rispondi