Il futuro più lungo di Francesco Indrigo (Angolo della poesia)

Francesco Indrigo, l’abbiamo già presentato il 5 maggio e abbiamo parlato anche del suo impegno sociale, del suo primo libro di poesie in lingua friulana “Matetas” (Nuova Dimensione editrice), del suo scrivere in lingua friulana sulla scia del grande maestro Nelso Tracanelli.

Nel pubblicare la sua seconda poesia vorremmo dare a tutti i nostri lettori un’altra opportunità di lettura  di buona poesia… perché ricordiamoci che “la puisìa a è oru pa’l mal di cjaf: o ti lu giava o ti lu fa vignì” (“la poesia è oro per il mal di testa: o te lo leva o te lo fa venire“).

Grande Checo… anche stavolta hai proprio ragione!

Oggi vi segnaliamo:

La casa editrice descrive l’opera come singolare raccolta, questa di Francesco Indrigo; singolare dittico asimmetrico o ritmico, come sistole e diastole.

Diciassette le liriche dei Rèvocs, sedici quelle di Tiara, ma brevi le prime, d’intensità centripeta, gravitanti verso il silenzio, più distese, più espanse le altre: sotto il segno del desiderio quelle, della dedizione queste.

Due forme d’amore, pericolanti entrambe, diversamente.

Si trova in vendita sia su Amazon.it, che su Mondadoristore, che su ibs.

Il futuro più lungo

E adesso che ci hanno apparecchiato

la tavola con gli avanzi

dei discorsi, con le briciole

delle parole cosa ci resta da dire?

Raccontarci forse la memoria del sogno,

casomai fare la conta delle cicatrici,

come quelli che attaccano gli adesivi

dei paesi viaggianti sulla valigia, con l’intenzione

di portarseli a casa. La sagra è finita,

hanno smontato le giostre, sbaraccato

i tendoni e spento il rosso delle canzoni,

e a noi è rimasto solo un biglietto consunto,

piegato in due nella tasca dei pantaloni,

qui, sul marciapiede di un nord

di una stazione taciturna, a battere i sandali

sulle piastrelle scheggiate e con una luce

mai contemplata prima, appiccicata sugli occhi.

Francesco Indrigo

.

L’avignì pì lunc

E adès ch’a ni àn pareciat

la taula cu li’ vanzadisis

dai discors, cu li’ friguis

da li’ peraulis se ni restia di dî?

Contassi forsi la memoria dal sun,

casumai fa la conta dai sfris,

coma chei ch’a intachin i tacumacus

dai paîs in viàs ta la valìs, cun chê

di portassiu a cjasa. La sagra a è finida,

àn smontat li’ giostris, sbaracat

i tendons e distudat  il ros da li’ canzons,

e nun ‘i vin vanzat doma il biliet frovat,

pleat in doi ta la sacheta da li’ barghesis,

uchì, tal marciapiè di un nord

di ‘na stassiòn sidìna, a sbati i sandui

ta li’ piastrelis sbecadis e cu ‘na lȗs

mai vidùda prin, impetàda tai vui.

Francesco Indrigo

(Red)

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