I rischi di una nuova “guerra totale”: generalizzata, indiretta, ibrida

Di Stefano Silvestri, Affarinternazionali – Per quarant’anni la Nato ha combattuto una guerra totale con il blocco sovietico, sempre mantenendo fermo il punto che eravamo in pace. Di più, mentre molti governi sostenevano la dottrina strategica secondo cui il possesso di armi nucleari serviva a dissuadere gli avversari dall’impiego (o dalla minaccia di impiegare) le loro armi nucleari, la dottrina della Nato invece ha sempre sostenuto che tutto il nostro arsenale, convenzionale e nucleare, serve a dissuadere la guerra stessa.

Il vecchio scenario strategico
Eppure la Guerra Fredda è stata combattuta in moltissimi modi diversi e su una grande varietà di fronti (compresi molti campi di battaglia, perlopiù lontani dal territorio coperto formalmente dalle garanzie della Nato), ha fatto molti milioni di morti, forse 25, e ha avuto se non proprio un vincitore quanto meno uno sconfitto, l’Urss.

In questo lungo periodo di pace, abbiamo combattuto una durissima guerra ideologica (tra sistemi comunisti e liberaldemocratici, tra economia di mercato e economia pianificata, tra “Occidente” e “Oriente”, ma anche tra Nord e Sud, tra “allineati” e “non allineati”) o anche guerre civili, di decolonizzazione o tra rivali regionali. La Nato e il Patto di Varsavia hanno mantenuto in tutto questo periodo le loro forze militari in una condizione di altissima prontezza operativa: non solo l’equilibrio nucleare richiedeva uno stato di allarme permanente, ma due giganteschi schieramenti convenzionali erano pronti a scontrarsi in qualsiasi momento.

Era la guerra totale in tempo di pace, ed era riconosciuta e accettata come tale, per cui non ci si stupiva più di tanto per le operazioni di spionaggio, disinformazione, inganno, furto di dati sensibili, restrizioni alla circolazione di dati, informazioni o tecnologie, tentativi di manipolazione dell’opinione pubblica o delle forze politiche, che rientravano in questa logica di scontro.

Questa logica è entrata in crisi dopo il 1989, con la fine del Patto di Varsavia e la frammentazione dell’Unione Sovietica. Il sistema occidentale di mercato e liberal-democratico appariva padrone del campo. Per cui tutti i nostri Paesi hanno cominciato a smobilitare, sia riducendo i bilanci e le forze militari, sia soprattutto abbandonando la veglia permanente della guerra totale.

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Foto Wikimedia/Kremlin.ru cc by
Putin visita ospedale moscovita, 24/3/2020

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