Kiska si rifà vivo ma non svela cosa farà con il suo partito

Era da metà marzo che di lui non si sapeva più nulla. Il 17 marzo, nel pieno delle discussioni post-elettorali per la creazione di una coalizione di maggioranza, e con la concreta possibilità di entrare nel governo anche dopo un risultato alle elezioni piuttosto deludente, Andrej Kiska, appena eletto, si era dimesso da deputato adducendo ragioni di salute. Questioni di cuore, o meglio, cardiache. Il suo posto nelle trattative era stato preso dalla numero due Veronika Remišová, che si era da quel momento comportata da prima donna di Za ľudí, di cui del resto era e resta una delle personalità più in vista. Remišová ha firmato l’accordo di coalizione per conto del suo partito ed è diventata vicepremier. Mentre di Kiska tutti si erano presto dimenticati, tranne forse gli investigatori che ancora non hanno concluso le indagini sul finanziamento della sua campagna elettorale per le elezioni presidenziali. Dopo quattro anni da presidente, Kiska aveva deciso di fondare un partito, e lo ha fatto il giorno dopo avere ceduto il posto a Zuzana Čaputová che gli è succeduta. Subito nei sondaggi il nuovo partito ha mostrato numeri molto buoni, a fine anno aveva risultati a due cifre ma poi è sceso e, complice la vittoria sopra ogni previsione di OĽaNO, ha rischiato di non entrare neppure in Parlamento. La cosa deve avere molto irritato Kiska, che aveva grandi ambizioni e si è fatto corteggiare molto per entrare in maggioranza. Aveva pure delle pretese, tra cui l’esclusione del partito Sme Rodina di Kollár, ma presto il premier in pectore Igor Matovič lo ha rimesso in riga su questo e altri punti.

Dopo un mese e mezzo di silenzio del presidente, nei giorni scorsi il vicepresidente del partito Juraj Šeliga aveva detto che presto Kiska si sarebbe fatto vivo, dando la linea sul futuro del partito. La scorsa settimana le figure di spicco del partito hanno avuto un incontro durante il quale hanno discusso di questioni relative alle nomine interne, che andranno approvate da un congresso, che oggi a causa della pandemia non è possibile organizzare.

Dunque il 30 aprile, il giorno in cui in Parlamento è stato approvato il programma del governo, Kiska ha rifatto capolino sulla scena. Con un post su un social network in cui scrive di non avere incontrato nessuno «al di fuori della mia famiglia stretta da quasi due mesi. Praticamente non sono mai uscito di casa. Non ho nemmeno visto i miei genitori, che vivono a pochi minuti da noi». Kiska cita i problemi di salute e l’intervento al cuore dell’autunno scorso, e il fatto che con il coronavirus in giro, anche lui è «in una categoria della popolazione più minacciate dal contagio». Dice di essere stato in contatto con i funzionari del partito attraverso i mezzi tecnologici a disposizione, di avere partecipato a distanza alle riunioni di presidenza e di avere un quadro della situazione politica, che tuttavia preferisce non commentare adesso. Rivendica quanto fatto dai suoi colleghi e dei due importanti ministeri ottenuti (Veronika Remišová vicepremier per Investimenti e informatizzazione e Mária Kolíková alla Giustizia), della vicepresidenza del Parlamento di Juraj Šeliga e delle proposte di legge presentate e approvate in queste settimane. Intervenendo nel giorno in cui il governo ha ottenuto la fiducia, Kiska ha fatto notare che non tutto il programma dell’esecutivo è stato condiviso dal suo partito, ma così vanno le cose, dato che Za ľudí è il più piccolo dei quattro membri della maggioranza. In ogni caso, «Ci impegneremo per garantire che tutte le leggi e le misure siano fatte per le persone, non come [avveniva] prima solo per “il nostro popolo” [dei partiti dominanti]».

Kiska, che rimane formalmente il presidente del suo partito, ha concluso il messaggio scrivendo che «Mi congratulo con il governo di Igor Matovič per l’approvazione della dichiarazione di programma e incrocio le dita». Non ha detto se pensa di ritornare nell’attività politica o come si andrà avanti, lasciando dunque aperti diversi interrogativi. Cui forse verrà data risposta nelle prossime settimane.

(La Redazione)

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