L’Europa ai tempi della pandemia. Cosa si è mosso, cosa manca ancora

Paolo Pellegrini, The Zeppelin – Gli effetti della pandemia causeranno una recessione grave dell’economia europea. Le decisioni dei prossimi mesi potrebbero cambiare l’architettura istituzionale dell’Europa, oltre al destino dei singoli Stati. Non è sorprendente che i negoziati siano difficili: le decisioni prese, i limiti della governance europea e gli spiragli per un cambiamento.

Nessuno avrebbe immaginato pochi mesi orsono che una pandemia avrebbe, tra le altre cose, messo a rischio il futuro dell’Unione europea. Eppure è quello che alcuni hanno temuto, o sperato, di fronte ai tentativi di chiusura delle frontiere e di blocco delle esportazioni di dispositivi sanitari da parte di alcuni Stati, compresa l’Italia, alle prime incertezze nel coordinamento delle risposte da parte delle Istituzioni europee.

Tuttavia, pur con qualche ritardo ed incertezza burocratica, le Istituzioni hanno successivamente reagito con vigore ed anche a livello inter-governativo sono state prese decisioni importanti. Gli effetti della crisi sanitaria saranno comunque pesantissimi sull’economia europea ed è su questo che si gioca probabilmente il nostro futuro.

Le decisioni prese

In sede di Eurogruppo il 9 aprile, dopo estenuanti trattative, i ministri delle finanze della zona euro hanno raggiunto delle conclusioni che comprendono quattro strumenti (o modalità di utilizzo di strumenti esistenti) innovativi ed importanti:

  1. L’istituzione di un fondo pan-europeo di garanzia della BEI (Banca europea per gli investimenti) di 25 miliardi di euro che permetterà finanziamenti per 200 miliardi a favore delle piccole e medie imprese;
  2. L’attivazione di una nuova linea di credito all’interno del MES (Meccanismo europeo di stabilità) per finanziare spese legate direttamente e indirettamente alla cura e prevenzione del Covid-19, attivabile su richiesta di qualunque paese senza condizionalità in misura pari al 2% del proprio PIL 2019;
  3. L’istituzione di Sure (Support to mitigate Unemployment Risks in an Emergency), nuovo strumento gestito dalla Commissione destinato a prestiti temporanei a condizioni favorevoli, fino a un massimo di 100 miliardi di euro, da utilizzare dagli Stati membri per finanziare i rispettivi meccanismi di cassa integrazione (o equivalenti);
  4. L’impegno a lavorare su un Recovery Fund, temporaneo e mirato, che permetta di fornire finanziamenti attraverso il bilancio Ue a programmi per il rilancio dell’economia – un’anticipazione di quelli che potrebbero essere i famigerati eurobond.

Si tratta di misure che complessivamente pesano per circa 500 miliardi di euro e che vanno ad aggiungersi alla sospensione del Patto di stabilità, alla messa a disposizione dei residui dei Fondi strutturali, alle azioni per oltre mille miliardi di euro messe in campo complessivamente dalla Banca centrale europea. Interventi decisivi, che hanno evitato il collasso dei mercati (soprattutto la dimostrata volontà della BCE di fare l’impossibile per proteggere l’euro) e contribuiranno a consolidare la stabilità non solo della zona euro ma dell’intera Unione, contrastando il pericolo di un fatale tutti contro tutti.

Tuttavia, pur nell’imprevedibilità della portata della crisi economica che ci aspetta, già da ora l’opinione di molti economisti è che tali misure, pur importanti quanto a livello di mobilizzazione finanziaria e dimostrazione della volontà di coesione dell’Europa, non saranno sufficienti nel medio-lungo termine. Altre azioni dovranno dunque essere intraprese, sia a livello di singoli Stati sia a livello comunitario.

[…continua]

Leggi su thezeppelin.org

Foto Dominic Alves cc by

Be the first to comment

Rispondi

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetto" nel banner a fondo pagina"

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.