
Per Josep Borrell, numero uno della diplomazia europea, “Pechino sta conducendo una politica aggressiva” nel Vecchio Continente per dimostrarsi un partner più affidabile degli Stati Uniti.
Mentre la Ue si arenava sugli aiuti da consegnare ai Paesi più colpiti dal virus la Cina aveva già avviato la macchina per la distribuzione. Respiratori, mascherine e tute protettive sono diventati beni primari e la Cina li ha destinati a diversi Paesi europei non gratis. La Spagna ad esempio ha speso oltre 400 milioni per equipaggiamenti medici.
Pechino e Praga
Nella Repubblica ceca ad accogliere il primo cargo cinese è andato il premier Andrej Babis accompagnato dall’ambasciatore cinese a Praga che ha rimarcato la “ri-costruzione di un legame di amicizia sino-ceco”.
Dietro quella che appare come una dichiarazione di maniera, c’è però una storia più complessa. Nel 2018 le municipalità di Praga e Pechino avevano progettato una partnership culturale ed economica. La richiesta cinese per dar corpo al memorandum era che Praga “si esprimesse contro l’indipendenza di Tibet e Taiwan“. I cechi avevano rigettato la condizione. E poi avevano controreplicato, sotto la guida di Zdenek Hrib, sindaco praghese esponente del Partito dei pirati, siglando un gemellaggio con Taipei sfidando la “One China Policy“.
Ma quando il cargo lo scorso marzo è atterrato a Praga l’incidente diplomatico legato a Taipei, è “miracolosamente” rientrato. Pechino, cui non fa difetto il pragmatismo, ha compreso che “la politica della generosità” è parte della battaglia per avere maggior influenza in Europa. La posta in palio è ben più alta di un gemellaggio.
Soft power cinese nel Gruppo di Visegrád
Pechino ricorre al soft power da anni verso i Paesi del Gruppo di Visegrád: gestisce Istituti Confucio, sostiene le Ong, investe nei media e finanzia scholarship e centri di ricerca. E ha aumentato, sfruttando la capillarità dei social media, il ricorso alla disinformazione (sharp power) per migliorare la propria immagine nella percezione dell’opinione pubblica.
Lijan Zhao, portavoce del ministero degli Esteri, ha un profilo Twitter con 530mila followers. Sempre più ambasciate in giro per il mondo hanno account social attivi e assai performanti. Un paradosso se pensiamo che Twitter è vietato in Cina. L’ambasciata cinese a Varsavia ha 1300 follower, quella a Budapest 1400. Giornali che sono emanazione del Partito comunista come il Global Times e il China Daily, garantiscono pagine intere a investitori centro-europei e ai progetti di sviluppo di Pechino nel cuore dell’Europa centro-orientale. I video “positivi” su Tik Tok amplificano il messaggio grazie ad algoritmi e a un ricorso massiccio all’intelligenza artificiale.
Dal 2010 la Cina ha investito circa 3 miliardi di dollari sul mercato dell’informazione europeo, dice un report di Rsf. Nella sola Repubblica ceca i cinesi hanno partecipazioni significative nei gruppi Medea ed Empresa Media.
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Foto: summit CEE-Cina, aprile 2019
FB/pellegrini.peter

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