Aziende: chi apre, chi chiude, chi si trasforma per dispositivi anti-Covid

Mentre le vendite di automobili in Europa è crollato in marzo di oltre la metà (52%), il calo più forte del mercato dell’auto negli ultimi trent’anni (e in Italia dell’85%), le case automobilistiche nel continenete si stanno muovendo a vista e in maniera poco coordinata. Non va diversamente in Slovacchia.

La fabbrica di Kia Motors di Teplička nad Váhom (Žilina) ha ripreso la produzione il 6 aprile dopo due settimane di interruzione. Dopo avere ridotto i turni, da tre a due, l’azienda ha ora informato di sospendere di nuovo le linee da lunedì 20 al 23 aprile per ‘gravi motivi operativi’. Secondo hnonline.sk la ragione è nella difficoltà di rifornirsi di componenti da produttori serbi. L’azeienda ripartirà venerdì 24 su due turni. Secondo il contratto collettivo la società dovrebbe corrispondere ai 3.800 dipendenti il 65% del salario per i giorni di fermo.

Uverejnil používateľ Kia Motors Slovakia Streda 15. apríla 2020

A Nitra, Jaguar Land Rover aveva programmato la riapertura dei siti nel Regno Unito e in Slovacchia il 22 aprile, ma ora ha rinviato a tempo indeterminato. L’azienda ha chiuso i battenti il 20 marzo, anche se ha continuato a regime ridotto le operazioni di preparazione delle linee per il lancio del nuovo modello Land Rover Defender.

Intanto Volkswagen Slovakia, uno dei principali datori di lavoro nel paese con oltre 12.000 dipendenti, riaprirà da lunedì 20 aprile. Aveva deciso la serrata a metà marzo, inizialmente per due settimane, poi aveva esteso il fermo al 5 aprile, e di nuovo rimandato la decisione per la situazione di incertezza globale nella tempesta pandemica che ha scolvolto il mondo. La direzione centrale del gruppo farà ripartire la prossima settimana gli stabilimenti di Bratislava e Zwickau, in Germania, come prime due fabbriche in Europa, per poi aprire gradualmente negli impianti in tutto il mondo. Nella capitale a partire per prima è una delle linee dei SUV a turno unico. L’apertura interesserà poi anche gli altri due impianti slovacchi di Stupava e Martin, che moduleranno la produzione in base alla domanda. Al momento non vi sono certezze su una ripresa piena della produzione ai livelli precedenti alla chiusura.

La fabbrica di Trnava della francese Groupe PSA, che in Slovacchia produce auto dei marchi Peugeot e Citroen e impiega circa 4.500 persone, aveva sospeso la produzione il 19 marzo. Oltre che per i rischi portati dalla diffusione del virus e la volontà di proteggere il personale, tra le ragioni anche un calo del 90% della domanda dei suoi veicoli e la sempre maggiore difficoltà di rifornimento dei componenti. Alla fine di marzo ha dichiarato che sta implementando misure sanitarie rafforzate nelle sue strutture per “creare le condizioni per un ritorno sicuro e graduale al lavoro”. Una questione che riguarda tutti gli stabilimenti del gruppo, che non è chiaro quando riprenderanno le attività. La società in Slovacchia con una nota ha informato ieri attraverso i social media che sicuramente rimarrà chiusa fino al 26 aprile, e che informerà sui prossimi passi entro venerdì 24 aprile. Nel frattempo un certo numero di operatori potranno essere contattati per lavorare ad attività preparatorie.

Nel frattempo lo stabilimento Continental di Púchov, dove lavorano 4.500 persone, ha ripreso la produzione di pneumatici per autocarri il 14 aprile, dopo due settimane di sospensione. Mentre dalla prossima settimana riaprono anche le linee produttive degli pneumatici per auto. La società ha dichiarato che non intende fare licenziamenti, ma sta valutando la situazione relativamente alla ripresa della domanda. A suo tempo era stato negato il coronavirus come motivo delle chiusure, ma piuttosto il crollo degli ordini.

Il produttore di elettronica Foxconn ha rilanciato la sua produzione a Nitra dopo averla sospesa dal 23 marzo. Nello stabilimento, dove si producono televisori per l’intera Europa, il Medio Oriente e i paesi dell’ex Unione Sovietica, per un fatturato di un miliardo di euro all’anno, si riprenderà tuttavia a scaglioni, in base alla crescente domanda del mercato.

Embraco, produttore di compressori e uno dei maggiori datori di lavoro nella regione di Spiš con oltre 2.000 dipendenti, ha sospeso la produzione per dieci giorni. Secondo la direzione aziendale avrebbero ordini, ma non sono in grado di avere garanzie nelle forniture di componenti dai fornitori italiani. Dovrebbe riaprire il 20 aprile.

Intanto Slovnaft, la più grande raffineria slovacca alle porte di Bratislava, non si è mai fermata. La società ha dichiarato di non avere ancora registrato un caso di coronavirus, quindi la produzione continua senza restrizioni. Slovnaft, che è controllata dall’ungherese MOL, ha iniziato prima di Pasqua a testare per il Covid-19 i propri dipendenti, e finora sono oltre mille i lavoratori controllati, con test PCR, e tra breve anche esami sierologici. Rifarà i test, in particolare nell’area di produzione, ogni 8-10 giorni.

Quattrocento dipendenti del produttore di mobili IKEA Industry hanno preso questa settimana cinque giorni di ferie obbligatorie da martedì nelle sedi di Trnava e Majcichov (distretto di Trnava) poiché la società ha sospeso la produzione a causa del calo di ordini. Le ferie obbligate sono state concordate con i sindacati. La produzione dovrebbe ripartire la prossima settimana.

La Metsä Tissue di Žilina, società che produce carta igienica, asciugoni e fazzoletti di carta a marchio Tento, alcuni giorni fa ha lasciato a casa 200 dei suoi 300 dipendenti per la rottura di una macchina strategica per la propria produzione di 40.000 tonnellate all’anno. Si tratta di prodotti in questo momento molto richiesti e che hanno visto record di vendite nei negozi. Ma per aggiustare il macchinario era necessario far venire due tecnici dal Regno Unito, cosa non semplice in tempi di pandemia, trasporti internazionali ridotti all’osso e confini chiusi. L’azienda ha ricevuto la collaborazione delle autorità locali e nazionali e ha ospitato i britannici isolandoli completamente dal resto dei dipendenti e cercando di ridurre al minimo i loro contatti in Slovacchia.

Secondo l’Unione del Turismo della Repubblica Slovacca (ZCR) il turismo nazionale perderà 500 milioni di euro di entrate, cifra che potrebbe comportare la perdita di 68.000 posti di lavoro su un totale di 160.000 nel settore del turismo.

Produzionedi emergenza per il Covid

Alcune aziende invece hanno rivisto i propri piani e si sono rivoluzionate in poche settimane per una produzione di emergenza di dispositivi e materiali per la lotta al coronavirus, che oggi sono difficilmente reperibili e vanno a ruba. Tra questi, parliamo soprattutto di mascherine e disinfettanti, ma anche di ventilatori polmonari.

Su questo punto sono da registrare anche diverse iniziative “dal basso”, come quella che ha visto unire le forze oltre 150 appassionati della stampa 3D e professionisti di vari settori allo scopo di fabbricare visiere protettive per il personale medico e infermieristico in prima linea. Per farlo alcuni pubblicitari hanno lanciato l’iniziativa di crowfunding “Pomôž nemocnici” (Aiuta gli ospedalieri). Chiunque abbia a disposizione una stampante 3D può aggiungersi al gruppo e dare una mano, ma si possono anche fare offerte in denaro. Ad oggi sarebbero state prodotte oltre 500 visiere.

E poi ci sono le tante aziende che hanno trovato una nuova vita al tempo della pandemia. Piccole e medie imprese che avrebbero dovuto chiudere per il crollo degli ordini ma che hanno preso rapidamente decisioni vitali e riadattato la propria produzione per fabbricare articoli cruciali ed estremamente richiesti in questo periodo. Ditte che si sono riconvertite alla produzione di mascherine. Il primo caso è stato quello della ditta Zornica Banko Fashion di Bánovce nad Bebravou che già all’inizio di marzo nel giro di pochi giorni ha rivoluzionato la produzione di camicie ed è diventata fornitrice del governo, che ha ridotto la burocrazia e garantito una veloce certificazione per sfornare quotidianamente fino a 20.000 maschere in tessuto, lavabili decine di volte. Dell’altro ieri è la notizia che Tytex di Humenné, produttore di abbigliamento medico, ha sviluppato una mascherina senza cuciture in elastan-poliammide che uscirà per il momento in 70mila pezzi a settimana. L’azienda, che impiega 500 lavoratori, vuole ampliare questa produzione con nuove macchine da cucire e soprattutto cercando di riportare in fabbrica il personale, quasi tutto femminile, che oggi si trova a casa con i figli mentre le scuole sono chiuse.

La società industriale Matador ha lanciato a fine marzo insieme all’Università tecnologica slovacca (STU) di Bratislava un progetto di sviluppo per un prototipo di ventilatore polmonare da usarsi nelle terapie intensive degli ospedali. L’idea è partita quando l’Istituto di politica sanitaria del ministero della Salute ha pubblicato una previsione della diffusione del virus, stimando la necessità di 3.000 posti di terapia intensiva nel momento peggiore del picco della pandemia. Il paese oggi dispone di soli 550 posti in terapia intensiva con dispositivi di ventilazione meccanica.

Anche ditte italiane

Segnaliamo con piacere anche iniziative di ditte italiane in Slovacchia in reazione all’epidemia di Covid-19.

Ringraziamo il Gruppo Alpini Slovacchia per la segnalazione dell’azienda di famiglia di Marco Cossar, la L.C. MANAGER specializzata in materassi, cuscini e biancheria da letto, che ha riconvertito una parte della produzione per produrre mascherine di protezione facciali e riuscire così a soddisfare le esigenze della comunità e delle strutture pubbliche di Prešov, città capoluogo regionale della Slovacchia orientale. «Nelle frenetiche giornate di corsa a tali dispositivi ha dunque supportato comuni, ospedali e privati cittadini», si cita nel post del Gruppo Alpini.

Vi segnalo oggi il nostro socio alpino Marco Cossar che, riconvertendo una parte della produzione dell'azienda di…

Uverejnil používateľ Gruppo Alpini Slovacchia Utorok 14. apríla 2020

E poi il Gruppo Oldrati, che da oltre 15 anni ha in Slovacchia uno stabilimento di produzione plastica, ha avuto un ruolo nel lancio della ormai famosa maschera da snorkeling italiana Easybreath (che molti di voi avranno visto nei negozi Decathlon) che è stata trasformata in maschera per l’ossigeno da utilizzare nelle terapie intensive. Del sistema Easy-Covid19 studiato da Isinnova, Oldrati, che peraltro è di Brescia, una delle aree dove più drammatica è stata l’azione del virus, ha realizzato in tempi record uno stampo che permette di produrre su scala industriale, con stampaggio di plastica ad iniezione, la valvola Charlotte, consentendo agli ospedali italiani di avere a disposizione una maschera di emergenza in momenti di grande stress per tutto il sistema sanitario nazionale.

Il caso della trasformazione della maschera da snorkeling in una maschera respiratoria d’emergenza per i pazienti…

Uverejnil používateľ 3D Printing Creative Štvrtok 9. apríla 2020

(La Redazione)

Foto sumanamul15 CC0

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