Scusa, ci conosciamo? – Incontri con Marína

Marco Polo in veste di donna

Oggi Marína intervista  Katarína Galvano de Franca, una giovane donna col cuore da avventuriera.


Ho conosciuto Katarína Galvao de Franca in passato, quando ancora portava il cognome da nubile “Göndöčová”, quando era una bambina piccola. Sono passati diversi anni e ci siamo nuovamente incontrate a un corso di lingua italiana. Questa ragazza mi ha incuriosito molto e, col tempo, ho iniziato ad osservarla meglio. Ho scoperto che si è laureata presso l’Università di Economia di Bratislava, possiede attestati professionali dell’ACCA, FCCA – Glasgow Chartered Accountants, Glasgow (Regno Unito), ho scoperto che ha vissuto in Nuova Zelanda, ha vissuto anche in Canada, da dove è ritornata in Slovacchia. Ora vive a Bratislava. È madre di un bellissimo Max, con il quale spesso visita i suoi nonni brasiliani, ma non trascura quelli slovacchi. Katarína ama l’arte, la lettura, si interessa di fotografia, viaggi, sport di vario genere, è una blogger, studia in continuazione e le piace tanto cucinare. Qualche tempo fa ha completato un soggiorno estremamente impegnativo in Siberia. Non potevo resistere, dovevo interrogarla su questo argomento.

Katarína, so che ti piace molto praticare sport, dal rafting all’alpinismo, dal ciclismo allo sci alpinismo, sci di fondo, hai provato il bungee jumping e so che hai fato anche una crociera a vela sull‘oceano. All’inizio di febbraio sei stata nella Republica dell’Altaj, nel sud della Sibera russa, dove hai trascorso 14 giorni. Sei stata nei Monti Altaj che si estendono per circa 2000 km in direzione sud-est/nord-ovest dal deserto del Gobi al bassopiano della Siberia occidentale, attraverso Russia, Kazakistan, Mongolia e Cina. Spiegaci per cortesia, come sei riuscita ad arrivare fin là e quale scopo aveva questo tuo soggiorno.

«Ho approfittato dell’offerta di una istituzione ceca specializzata, che ormai da 20 anni organizza soggiorni di formazione in Siberia. Questa istituzione di formazione mi è molto vicina, perché durante la mia adolescenza ho frequentato uno dei suoi corsi in cui ho provato l’arrampicata, la canoa, il trekking, il campeggio in campagna e così via. Tutto questo ha influenzato in modo fondamentale la mia vita futura. Mi è piaciuto frequentare il Corso invernale in Altaj perché era mirato allo sviluppo personale.»

Presumo che per un viaggio di questo genere sia stata necessaria una preparazione preliminare …

«Sì, è così. Per il mio viaggio nella Siberia mi sono esercitata per più di 6 mesi fino alla data della partenza. Ho iniziato con semplici essercizi, la doccia la facevo soltanto con l‘acqua fredda, ho camminato tanto nei boschi e ho fatto moltissime escursioni, ho trascorso 20 giorni nelle Alpi Giulie in Slovenia, dove mi muovevo ad altitudini superiori ai 2.000 m. Inoltre, i miei allenatori dello SI Club di Bratislava, con i quali mi alleno regolarmente da 8 anni, mi hanno preparato un addestramento speciale per sopravvivere in Altaj. Durante la preparazione ho perso diversi chili, cosa che in seguito mi è stata utile per muovermi sulla neve. Così mi spostavo più facilmente con gli sci da fondo.»

In che modo ha percepito questo processo tuo figlio?

«Cerco di educare mio figlio Max all’indipendenza e mi fa piacere vedere che ora a lui “cominciano a crescere le proprie ali”. Di recente ha festeggiato il suo 13° compleanno e riesce da solo ad organizzare il proprio tempo libero. Una settimana prima della mia partenza Max era fuori con la sua scuola per la settimana bianca sugli sci. Dopo il mio ritorno dalla Siberia gli scolari avevano la vacanza primaverile, e mio figlio, come ogni anno, l’ha trascorsa ancora sui campi da sci. Praticamente non ci siamo visti per un mese. Sono contenta che lui si sia abituato ai miei viaggi avventurosi, mi incoraggi e mi sostenga. Così è stato anche questa volta.»

Finalmente, il giorno previsto è arrivato “evviva un’altra avventura”… era così?

«Devo confessare che, circa due settimane prima di partire, ho avuto un ripensamento. Non volevo andare da nessuna parte. Ancora a Natale alcune coincidenze mi hanno fatto inaspettatamente avvicinare a un uomo che mi è diventato molto caro, e prima della mia partenza per un’altra avventura non lo avrei affatto voluto lasciare. Sapevo di andare in un posto dove sarei stata senza reti di comunicazione. Prima di tutto ho dovuto accettare il fatto e farmene una ragione per quanto riguarda Max, e poi anche per il mio compagno. Mi sono resa conto di aver incontrato qualcuno che mi completava e, improvvisamente, avrei dovuto andare lontana da lui da qualche parte, alla fine del mondo… chi avrebbe voluto andarsene? Quindi sono partita con l’intenzione che “da quel luogo senza segnale” avrei scritto un diario, per regalarglielo, poi, per il giorno di San Valentino. Non vedevo l’ora di rivederlo all’aeroporto al mio ritorno e dirgli le mie impressioni immediate di quell’avventura tanto attesa, prima che se andassero da sole.»

Sei arrivata in Altaj. Hai camminato per molti chilometri con gli sci, hai sperimentato stanchezza, temperature estreme, molta neve, hai visto la bellissima natura della taiga, hai dormito in un sacco a pelo in una tenda, praticamente nella neve… Hai registrato l’intero soggiorno nel tuo “Diario siberiano”. Potresti descrivere il corso del soggiorno in Altaj?

«Il corso invernale in Altaj è stato fisicamente e mentalmente molto impegnativo. Le nostre  giornate dipendevano dalle condizioni meteorologiche. Solo a sera ci potevamo dire se “è andata bene o male”. All’alba faceva veramente freddo, una volta abbiamo registrato -32 °C, ma durante la giornata naturalmente la temperatura saliva e nel  giorno più caldo ha fatto +6 °C. Ogni giorno percorrevamo con gli sci circa 15-25 km e sulle spalle ognuno portava il suo pesante zaino. Quello zaino, che pesava 20 chili, è stato per me probabilmente la cosa più difficile in tutta la marcia. Da sola non riuscivo ad appoggiarlo sulla mia schiena, avevo bisogno sempre di aiuto e una volta pronta a partire, costantemente cadevo sugli sci e nuovamente avevo bisogno dell’aiuto per sollevarmi insieme con lo zaino. È stata una grande scuola di umiltà. Alla fine della giornata non ci aspettava nessuna cena calda e ben servita, nemmeno un letto ben riscaldato in un cottage, ma dovevamo costruirci un campo per dormire nella neve e nel gelo, cosa che richiedeva diverse ore. Il cibo lo portavamo nei nostri zaini, e una volta preparato il fuoco potevamo cucinare la nostra cena. La prima settimana è andata bene, ma la seconda settimana, quella sì che è stato il vero allenamento mentale che le guide ci avevano promesso. Questa esperienza mi ha decisamente spostata in un’altra  dimensione, ma in una direzione leggermente diversa da quella che mi aspettavo. Nel mio “Diario siberiano” scrivevo ogni giorno con la matita, senza gomma, quindi non c’è stata autocensura e riscrittura. Lì ho descritto tutto, il mio viaggio e i miei sentimenti fino in fondo, proprio così come li sentivo in quel momento. Gli scritti sono personali e intimi.

Presumo che sei tornata a casa dopo le due settimane. Come è andato il tuo riadattamento?

«Il corso è durato due settimane, ma non sono tornata direttamene a casa. Per coincidenza, allora mio figlio era come ho già detto sui campi da sci, e nello stesso periodo il mio partner era in Israele, quindi ho volato direttamente da Mosca a Israele. Dopo l’inverno, il gelo, la terra innevata, improvvisamente mi sono goduta il contrario: calore, deserto, paesaggio lunare e il mare. Nonostante abbia trascorso in Israele solo 48 ore, il mio soggiorno mi è piaciuto molto e mi è sembrato di essere stata lì una settimana. Quando sono tornata a casa, a Bratislava, per alcuni giorni sono stata da sola, perché Max era ancora via. Ho avuto il tempo per farmi passare tutto ciò che ho vissuto nei giorni precedenti e anche tempo per dormire. Il periodo di calma però non è durato a lungo, perché ho ripreso il mio lavoro, ci siamo trasferiti in un nuovo appartamento e mi sono impegnata per le elezioni parlamentari, che questa volta erano molto importanti qui in Slovacchia. E a tutto questo si è aggiunto il coronavirus, che con le sue vittime ci ha arrecato caos e incertezza.»

Il mondo intero sta combattendo contro il coronavirus che ha incessantemente cambiato le nostre vite. In che modo ha toccato questo evento la tua famiglia?

«Anche la mia famiglia è stata colpita da questa crisi perché oggi noi non ci incontriamo quasi per niente, soprattutto ci telefoniamo. Dopo aver completato il lavoro più necessario, ho lasciato la città per spostarci insieme con mio figlio e il mio cane in un cottage in solitudine tra le montagne, fortunatamente in una splendida cornice naturale. Qui siamo al sicuro, e poiché il mio lavoro mi consente modalità di lavoro smart, abbiamo l’opportunità di goderci in modo diverso la nostra vita. Ogni giorno siamo fuori e dopo l’inverno non vediamo l’ora di poter stare al sole e riscaldarci con il suo calore. Fondamentalmente, è un po’ come una vacanza, ma a tempo indeterminato.»

Riteniamo che questo periodo difficile passerà rapidamente, quali sono i tuoi piani per il futuro?

«Nella situazione attuale cerco di non pianificare molto, poiché non sappiamo ancora quanto tempo ci vorrà per ritornare alle nostre vite e come cambierà il mondo. Tuttavia sono ottimista e spero che useremo questa crisi per cambiare in meglio. Per me, come per tutti, la famiglia, ma anche gli amici, svolgono un ruolo molto importante nella mia vita, e spero di poterli nuovamente incontrare, ad esempio in Slovenia o in Canada. Ma non ho piani specifici. Mi piacciono le sorprese, quindi rimarrò nell’aspettativa di ciò che la vita porterà.»

Grazie, Katarína, per questa chiacchierata interessante ed a voi, cari amici, auguro una buona lettura, e non vi scordate:

Abbiate cura di voi,

vostra  Marína

(Marína Hostačná)

Foto: Katarína Galvano de Franca
Caricatura di Marína: ©Viktor Csiba/
©MHG Agency, Rome

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