
La crisi mondiale generata dal Covid-19 è al suo picco e forse non è il momento di parlare di nuovi assetti per la sicurezza internazionale, o forse sì. In realtà, è proprio nei periodi di maggiore crisi che si percepiscono con più grande attenzione i cambiamenti in corso e si progettano, nel bene e nel male, i futuri assetti politici, economici e di sicurezza.
La Carta Atlantica, primo passo per la creazione delle Nazioni Unite, fu firmata il nel 1941, mentre le truppe naziste sembravano inarrestabili. Nello stesso periodo fu redatto il Manifesto di Ventotène: “per un’Europa libera e unita”, considerato uno dei testi fondanti dell’Unione europea. A guerra ancora in corso, nel 1945 a Jalta, furono decisi l’assetto delle Nazioni Unite e il futuro assetto politico dell’Europa, che ha retto fino agli anni ’90.
Grazie alla fine della Guerra Fredda abbiamo vissuto un trentennale periodo di relativa sicurezza strategica, ma oggi la pandemia ha reso manifesta l’urgenza di ripensare all’assetto di protezione e tutela della comunità transatlantica e di tutti i Paesi che condividono i medesimi valori di democrazia e libertà. È innegabile la progressiva affermazione globale di nuovi attori che, per la prima volta in molti secoli, hanno basi culturali e un sistema di valori diversi da quelli a noi familiari. La gravitazione degli Stati Uniti è oggi prevalentemente nel Pacifico e la contrapposizione in atto non è più solo simmetrica e militare, ma valoriale, culturale, economica e tecnologica.
Ripensare il futuro europeo
Alcune istituzioni internazionali di passato successo, quali la Nato e le Nazioni Unite e la stessa Unione Europea, appaiono oggi bisognose di essere “ripensate” per renderle utili ed efficaci nel mutato scenario, pena la loro progressiva irrilevanza. Il sistema dei Paesi europei è dunque chiamato ad assumersi maggiori responsabilità per la propria sicurezza, almeno nella sua regione e nelle aree limitrofe.
Le genti europee, cullate per anni in un “clima a-storico” di sopravvalutazione della loro rilevanza e capacità e di negazione dei problemi e delle esigenze per la loro difesa, hanno bisogno di dedicare maggiore attenzione al loro futuro, progettandolo e reinventandolo sulla base delle loro reali esigenze.
Esigenza di cambiamento
Quanto fatto sino a oggi per adeguarci ai mutamenti in atto, onestamente, non ha avuto successo. Le cause principali di tale fallimento sono l’incapacità di vedere l’esigenza di cambiare, la mancanza di volontà di modificare lo status quo anche quando l’esigenza diviene evidente e, infine, l’assenza di un corretto approccio metodologico ai problemi, quando affrontati.
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