Coronavirus, governo: aperture all’economia dalla prossima settimana ma con cautela

Il primo ministro Igor Matovič ha elogiato oggi in conferenza stampa gli effetti delle misure rigorose messe in atto finora in Slovacchia. «Stiamo andando molto bene in Europa», ma «tuttavia l’economia sta soffrendo». Al momento «abbiamo un calo di circa il 30%» dell’economia, ma il restante 70% è sano e il governo ha deciso di adottare alcuni “passi fondamentali”. Secondo il Fondo monetario internazionale (FMI), il PIL della Slovacchia crollerà del 6,2% quest’anno, un buco peggiore del contraccolpo subito dall’economia slovacca nella crisi precedente di dieci anni fa: nel 2009 l’economia slovacca subì la sua unica recessione nella recente storia del paese, -5,4%. Mentre la Banca centrale slovacca nello scenario peggiore, prevede che il 2020 si concluderà con un calo del 9,4%.

Matovič ha informato che in primo luogo ripartiranno le attività ospedaliere non legate al Covid-19. Si svolgeranno quindi nei prossimi giorni le operazioni chirurgiche necessarie che erano state sospese per l’epidemia dopo la dichiarazione dello stato di emergenza nella sanità. Si andrà a verificare caso per caso l’urgenza dello stato di salute del paziente. Come ha detto il ministro della Salute Marek Krajčí, sarà il direttore sanitario della Slovacchia Ján Mikas che oggi o domani darà agli ospedali le istruzioni necessarie per riprendere le operazioni.

Quanto all’economia, il premier ha annunciato che lunedì 20 aprile il governo introdurrà un piano preciso su quali negozi e in quali condizioni saranno autorizzati ad aprire. La decisione sarà tuttavia valutata soprattutto in base alle opinioni degli esperti di salute pubblica, e non troppo su quella degli economisti. Matovič si oppone a un allentamento delle restrizioni per le imprese, sottolineando che la salute pubblica è della massima importanza per lui. Dall’altro lato ci sono le pressioni del ministro dell’Economia Richard Sulík (SaS), che da giorni chiedeva, già per oggi 14 aprile, l’apertura di altre categorie di negozi e il parziale riavvio dell’economia nazionale. Matovič vuole far ripartire progressivamente le attività con il minor rischio epidemiologico e, più tardi, quelle in cui esiste il maggior rischio di infezione. Rispondento a chi chiede a gran voce l’allentamento delle restrizioni per i centri commerciali e le grandi catene, Matovič ha detto che in questo caso il vantaggio per l’economia slovacca sarebbe al massimo del 2% del PIL. Secondo lui la priorità va alle imprese produttive, visto che la Slovacchia è una delle economie più aperte e sono gli ordini dall’estero e le esportazioni che daranno la maggiore spinta al PIL per la ripresa.

Non ci si può permettere oggi di aumentare il rischio di diffusione del virus, che porterebbe a un blocco totale dell’economia, ha affermato il ministro delle Finanze Eduard Heger, sottolineando che ora e nei prossimi mesi sarà fondamentale la disciplina della popolazione, allo scopo di «mantenersi sani». Oggi i grandi paesi devono far fronte alla pandemia, e la Slovacchia deve perpararsi per essere pronta a produrre non appena queste economie saranno ripartite e cominceranno a mandare nuovi ordini. Heger ha detto che le misure a sostegno dell’occupazione decise a causa della pandemia costeranno alla Slovacchia 200 milioni di euro al mese. Denaro che è disponibile, ha detto.

Nel corso della conferenza stampa si è accennato ad alcune questioni aperte relative all’epidemia, in particolare riguardo agli insediamenti rom, le persone nei centri di quarantena statale rientrate dall’estero e le case di riposo. Anche se per ora sembra che il coefficiente di replicazione del virus, il cosiddetto R0 (erre zero) sia inferiore a 1,0, il che significa che un infetto in Slovacchia è in grado a malapena di contagiare un’altra persona.

Cinque insediamenti di rom nella Slovacchia orientale sono stati circoscritti la scorsa settimana come ‘zona rossa’, a causa delle persone rientrate dall’estero che non sono state messe in quarantena nelle strutture statali al loro ingresso nel paese. Su questo si registra una polemica tra il premier attuale e il suo predecessore: il primo accusa il secondo di non avere messo in isolamento obbligatorio e controllato questi cittadini di etnia rom, e il secondo che dice che la vera e propria ondata di ritorno di questi rom è avvenuta dopo il passaggio del potere al nuovo governo. Fatto sta che i militari hanno eseguito tamponi per il coronavirus in alcune decine di insediamenti, ai rom che di recente sono ritornati in Slovacchia. E trovato alcune decine di positivi, ragion per cui il governo ha deciso per la cinturazione degli abitati con circa 6.000 persone al loro interno. Il problema è che in Slovacchia ci sono oltre mille insediamenti, e prima di riuscire a fare test in tutti passeranno mesi. Intanto, una buona notizia arriva da Košice, dove secondo il sindaco Jaroslav Polaček tutti i tamponi fatti dai medici militari su sua richiesta nell’insediamento Luník IX, il più popoloso di tutta la Slovacchia, sono risultati negativi, e lo stesso vale per gli assistenti sociali che lavorano sul posto.

L’altra grossa questione, quella delle case di riposo, secondo il primo ministro è una grande incognita nella diffusione della malattia. Secondo lui e il ministro della Salute non è realistico pensare di effettuare test in tutti gli ospizi, dove solo i lavoratori sono oltre 40.000. Krajčí ha detto che i dipendenti, sanitari e altro personale, «saranno immediatamente testati per qualsiasi sospetto di malattia infettiva», aggiungendo che non è possibile fare di più in questa situazione e che i lavoratori devono indossare dispositivi di protezione personale.

Proprio ieri sono stati riscontrati positivi 43 ospiti e 5 dipendenti di una casa di riposo a Pezinok, vicino a Bratislava. E oggi sarebbero altri 8 gli ospiti risultati infettati. Nella struttura si è quindi deciso di fare i tamponi a tutti. Quattordici degli ospiti della casa di riposo sono ora ricoverati in ospedale a Bratislava.

(La Redazione)

Foto Vlada SR
Foto MOSR

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