Settant’anni fa la ‘Notte dei barbari’ inaugurò le persecuzioni religiose

Il 13 Aprile in Slovacchia è la Giornata delle persone ingiustamente perseguitate. Una ricorrenza istituita in memoria della notte fra il 13 e il 14 Aprile 1950, quando in Cecoslovacchia vennero soppressi gli ordini monastici maschili e femminili. In quella notte, vescovi, sacerdoti e laici vennero incarcerati e torturati dagli autocrati del regime comunista per la loro fede. Lo scopo del regime era impadronirsi delle proprietà della chiesa. Alcuni di quei martiri morti in prigionia, come i vescovi greco-cattolici, Pavel Peter Gojdič, eparca di Prešov, l’ausiliare di Prešov Vasil’ Hopko e la religiosa Zdenka Schelingová, sono stati dichiarati beati dalla Chiesa.

Le forze di sicurezza del regime fecero irruzione alla mezzanotte del 13 aprile in 56 monasteri maschili di 11 ordini religiosi arrestando 881 persone. L’operazione, conosciuta con il nome in codice “Azione K” (Akcia kláštory), aveva il compito di liquidare gli ordini monastici, chiudere i conventi e internare i monaci. L’opposizione a ogni religione e l’ateismo di Stato imposti dall’ideologia totalitaria e dal governo comunista portarono ad eliminare ogni testimonianza visibile delle pratiche religiose. Gli assalti ai monasteri erano eseguiti da diversi corpi di polizia segreta (ŠtB), esercito e milizia popolare, armati di fucili, mitragliatori, mitragliatrici leggere e bastoni. Una seconda ondata di arresti avvenne con l’azione “K2” svolta la notte tra il 3 e il 4 maggio 1950, in cui furono internati altri 1.180 religiosi in 76 monasteri. Alla fine più di 2.000 monaci e preti furono concentrati nei monasteri di Mučenky (oggi Močenok), Hronsky Beňadik, Podolínec, Kostolná e Báč. E poi imprigionati in centri di detenzione e di lavoro, ospitati non di rado, ironia della sorte, presso alcuni dei monasteri confiscati. Lo stesso accadde nell’agosto successivo a tutti i conventi femminili (la cosiddetta “Azione R” – Akcia rehoľníčky), iniziata il 29 agosto 1950 alle 8 di mattina. Tra il 28 e il 31 agosto furono internate 1.962 religiose di 36 conventi, e furono espropriate 137 proprietà degli ordini.

Monastero di Jasov, foto del 1941

In seguito a questa data molti religiosi hanno dovuto passare anni in prigione e nei campi di lavoro forzato, dopo la messa in scena di regime di finti processi politici in cui furono emesse condanne per atti contro lo Stato, alto tradimento e spionaggio. Numerose sono le testimonianze di duri ed estenuanti interrogatori e torture, e tanti religiosi morirono in detenzione. Mentre alcuni di loro che riuscirono a resistere diventarono simboli della Chiesa clandestina (o Chiesa del silenzio) una volta ritrovata la libertà.

Tra i religiosi arrestati quella notte del 1950 vi fu anche Ján Chryzostom Korec, giovane gesuita ventiseienne che viene rilasciato e costretto a vita civile dopo oltre sei mesi di interrogatori e sevizie, detenuto prima nella struttura monastica di Jasov, e poi a Podolínec e Pezinok. Appena rilasciato viene segretamente ordinato sacerdote, e l’anno dopo promosso vescovo, a soli 27 anni, e opererà a lungo in clandestinità con la sua attività apostolica (anche ordinando preti), mentre si manteneva facendo l’operaio. Ordinò clandestinamente circa 120 sacerdoti. Nel 1960 venne di nuovo arrestato e condannato per attività antirivoluzionaria a 12 anni di carcere duro. Rilasciato nel 1968, e riabilitato l’anno dopo, rimase sempre sotto stretto controllo da parte della polizia segreta. Dopo il crollo del regime nel 1989 venne nominato vescovo di Nitra e nel 1991 fu fatto cardinale da Giovanni Paolo II. Korec, morto nel 2015, è riconosciuto come un eroe della Chiesa del silenzio in Cecoslovacchia. “La notte dei barbari” è anche il titolo di una sua autobiografia, tra i suoi libri più conosciuti.

Qui di seguito l’incipit del libro:

«Quella notte fu unica in mille anni di cristianesimo in Slovacchia e in Boemia. Quella notte in cui la nostra stessa gente, sfidando la storia e la sua evoluzione morale, commise un atto che non era balenato in mente né ai Tartari, né alla autorità turca, né ad alcun invasore nel lungo corso della storia del nostro paese. Quella notte, che ricorderemo in molti come la più oscura e barbara della nostra vita, non solo per l’inaudito atto contro migliaia di religiosi, ma per la violenza usata contro la cultura e la spiritualità della nostra nazione, fu la notte che segnò la nostra vita».

Per saperne di più vedi alcuni documentari in lingua italiana del 2015:
“L’inverno della fedeLa notte, il dramma dei greco-cattolici slovacchi” QUI, e
“La notte dei barbari: Korec e la Chiesa del silenzio in Slovacchia” (QUI la prima parte, QUI la seconda).

Un allentamento della situazione è stata possibile solo a partire dal 1968, quando la vita monastica fu di nuovo permessa nella stagione della Primavera cecoslovacca. L’Ufficio del Procuratore generale annunciò allora che non vi era alcuna legge che la vietava. Ma la completa indipendenza dei monasteri fu di nuovo possibile in Cecoslovacchia soltanto dopo la Rivoluzione di velluto del 1989.

Dopo che i monasteri furono occupati, vennero distrutte le biblioteche e molti preziosi manoscritti, stampe, dipinti e mobili furono rubati. Gli edifici furono in gran parte affidati ad autorità politico-amministrative come comitati nazionali, regionali e locali, o divennero sedi di uffici amministrativi, società sportive, case per bambini.

(La Redazione, UPN)

Foto: nozivi gesuiti a Ružomberok, anni ’40
Monastero di Jasov, Košice-okolie, 1941

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