Compromesso al ribasso dell’Eurogruppo: l’Europa che stenta a nascere

“Qui si fa l’Italia o si muore” è la famosa frase attribuita a Giuseppe Garibaldi. Ora in Italia stanno morendo a migliaia contro un nemico invisibile, ma anche in Spagna, in Francia, in molti altri paesi europei. Però mentre si muore si stenta a “fare l’Europa”. Una volta si diceva che l’Unione europea riesce a fare salti in avanti nell’integrazione nei momenti di difficoltà; ma una volta c’erano veri statisti, oggi purtroppo non è più così.

Il compromesso raggiunto nella notte del 9 aprile all’Eurogruppo ne è un esempio. Mentre schiere di economisti sostengono che una vera unione e una moneta comune possono reggere solo in presenza di un bilancio comunitario significativo (quello dell’Ue è solo l’1% del Pil comunitario) e/o qualche forma di debito comune, la parola eurobond fa ancora paura. Non si tratta di mettere in comune i debiti passati dei singoli Stati, ma solamente di far fronte in modo congiunto alle spese ingenti causate da un’emergenza sanitaria ed economica senza precedenti.

Nord vs Sud
Perché noi, cittadini europei, dovremmo stare assieme se non siamo persino capaci di dare una risposta comune ad una minaccia comune?“: è scritto in uno dei molti appelli usciti nei giorni scorsi (questo, che riguarda la proposta di “European Renaissance Bonds“, ha avuto quasi 2000 adesioni in tutta Europa).

Certo, considerate le posizioni dei Paesi “rigoristi”, a cominciare da Germania e Olanda, il vertice sarebbe potuto finire anche peggio. Peraltro, pare difficile sostenere che “l’Italia ha vinto”. Nella soluzione di compromesso restano margini di ambiguità, che solo ulteriori trattative riusciranno a eliminare – a cominciare dal summit dei capi di Stato e di governo di settimana prossima.

Sure, Bei e Mes
Quali sono, più in dettaglio, le misure concordate? C’è innanzi tutto il Sure (Support to mitigate Unemployment Risks in an Emergency), che è in sostanza un sistema di riassicurazione in aiuto dei sistemi di ammortizzatori sociali nazionali, inclusa la Cassa integrazione guadagni italiana; si prevede di raccogliere sul mercato 100 miliardi di euro, partendo da garanzie di 25 miliardi da parte degli Stati partecipanti. Poi ci sono i 200 miliardi di prestiti alle imprese da parte della Banca europea per gli investimenti. Ed infine gli aiuti del Meccanismo europeo di stabilità (Mes), su cui si è incentrato da tempo il dibattito in Italia.

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