Studio di Harvard: il Covid-19 è più letale dove c’è più inquinamento

Chi vive in aree più inquinate e ha contratto il Coronavirus è soggetto a maggiori rischi di chi, invece, si trova in zone dove l’inquinamento atmosferico è minore. A rivelarlo un nuovo studio che ha messo in relazione il tasso d’inquinamento con quello di letalità del Covid-19: condotta da alcuni ricercatori dell’Università di Harvard, tale analisi è stata realizzata prendendo in esame 3.080 contee negli Stati Uniti e coinvolgendo il 98 per cento della popolazione; ciò che è emerso è che, appunto, a più alti livelli di PM 2.5 corrisponde una più alta mortalità dei pazienti affetti dal pericoloso virus.

“Le contee più inquinate, quindi, “saranno quelle che avranno un numero maggiore di ricoveri, un numero più alto di morti e dove molte delle risorse dovrebbero essere concentrate”, ha confermato Francesca Dominici, professore di Biostatistica e coautrice dello studio di Harvard. La ricerca ha analizzato il numero di cittadini, i posti letto in ospedale, il numero di individui testati, le condizioni meteorologiche e altre variabili socioeconomiche e comportamentali come fumo e obesità, e ha portato alla scoperta del fatto che “un aumento di solo 1 μg/m3 nel PM 2.5 è associato ad un aumento del 15% del tasso di mortalità Covid-19”. Se dunque, prendendo come esempio Manhattan, fossero stati ridotti i livelli di inquinamento atmosferico anche di una sola unità negli ultimi 20 anni, ciò avrebbe risparmiato la vita a circa 248 pazienti affetti dal Coronavirus. Zone altamente inquinate come la Central Valley della California o la contea di Cuyahoga in Ohio, quindi, potrebbero vedere presto una forte incidenza di casi gravi per via dell’infezione da Covid-19.

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Foto Ian MacNicol /FotES cc by

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