75 anni fa la liberazione di Bratislava

In occasione del 75° anniversario della liberazione di Bratislava da parte dell’Armata Rossa, il 4 aprile 1945, si sono svolte cerimonie in maniera dimessa e con piccoli gruppi di persone, principalmente rappresentanti istituzionali e alcuni rappresentanti diplomatici stranieri.

Come ha scritto il sindaco di Bratislava Matúš Vallo, sarebbe dovuta andare diversamente, una commemorazione in grande stile alla presenza della presidente della Repubblica e membri del governo, dei corpi diplomatici, dei combattenti antifascisti, oltre ovviamente ai cittadini. E invece tutto è stato fatto in maniera intima, con un ricordo silenzioso evidenziato «da una corona in onore di coloro che hanno dato la vita per la nostra libertà» al Monumento alla Vittoria di piazza Suchoň, nei pressi del Teatro nazionale (foto sotto). Bratislava è stata una delle ultime città slovacche liberate, ricorda Vallo. «Ho assoluto rispetto per le persone che hanno vissuto l’inferno della guerra e che hanno difeso la loro patria, i loro valori, le loro famiglie», scrive il sindaco, che da bambino ammette di avere “divorato” i film di guerra desiderando essere nei panni degli eroi, ma «Oggi apprezzo soprattutto il fatto che possiamo vivere in libertà e pace e che il nostro eroismo sta “solo” nell’impedire che una simile situazione si ripeta».

Diversi sono i politici che si sono recati, in piccoli gruppi, al monumento nazionale dello Slavín a Bratislava, insieme memoriale e cimitero di guerra in omaggio ai liberatori sovietici. Lo hanno fatto il presidente del Parlamento Boris Kollár (Sme Rodina), il capo del governo Igor Matovič (OĽaNO), il ministro della Difesa Jaroslav Naď (OĽaNO), o l’ex premier Peter Pellegrini (Smer-SD), oggi vice presidente del Parlamento.

Il ministro della Difesa Naď ha reso il suo omaggio al monumento lunedì insieme al sottosegretario Marian Majer e al capo di stato maggiore delle Forze armate slovacche gen. Daniel Zmeko. Nella commemorazione per i soldati e i civili caduti per liberare la capitale slovacca, Naď ha sottolineato che qualsiasi manifestazione di estremismo e intolleranza non deve mai più trovare posto nella società slovacca. «Oggi abbiamo reso omaggio a tutti gli eroi che 75 anni fa non hanno esitato nella loro lotta contro il regime fascista nella liberazione di Bratislava e hanno perso la cosa più preziosa che avevano, la loro stessa vita. Con la loro determinazione a vincere il male hanno dimostrato che non erano indifferenti al loro futuro. È quindi importante che non dimentichiamo mai questi eventi», ha dichiarato il ministro, sottolineando come queste cerimonie compassionevoli in occasione di importanti anniversari importanti della storia slovacca ed europea possono avvicinare questi eventi alle generazioni più giovani.

La storia

La liberazione di Bratislava si inserisce all’interno dell’offensiva Bratislava-Brno lanciata dal’Armata Rossa nella parte occidentale della Slovacchia e nel sud Moravia verso la fine della seconda guerra mondiale, tra il 25 marzo e il 5 maggio 1945 con le forze del 2 ° Fronte ucraino allo scopo di prendere il controllo delle due principali città della regione. Alla fine di marzo 1945 i membri della Guarda di Hlinka, organizzazione paramilitare slovacca di ispirazione fascista, e il governo del Partito popolare slovacco di Hlinka fuggirono in massa da Bratislava, mentre il governo filo-nazista del presidente Jozef Tiso si trasferì nella cittadina di Holíč prima di fuggire in Austria. All’inizio di aprile uffici e fabbriche fermarono l’attività, e così i trasporti urbani. Il 2 aprile furono chiuse anche le forniture di elettricità e gas a case e fabbricati, mentre si sentivano le artiglierie al fronte sempre più vicino. Le truppe fasciste in rotta saccheggiavano le fabbriche, davano fuoco agli edifici e demolivano il Ponte Milan Rastislav Štefánik, che fu presto ricostruito dall’Armata Rossa e rinominato col nome di Ponte Vecchio (Starý Most). I tedeschi sapevano della fine imminente ma non volevano lasciare la città senza combattere, convogliando su Bratislava diverse divisioni di fanteria.

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Il 2 aprile 1945, un lunedì, prese avvio la battaglia per il controllo della città. Iniziarono le truppe ucraine dell’esercito sovietico e l’esercito rumeno, che liberarono Vajnory, villaggio a nord-est della capitale. Il giorno successivo, mentre il conflitto entrava in città, fu sferrata dall’Armata Rossa una grande offensiva con avanzate di fanteria inframmezzate da attacchi di artiglieria e da incursioni aeree, conquistando posizioni strategiche. La mattina del 4 aprile, dopo una incursione aerea e un attacco di artiglieria, partì la fanteria con supporto di carri armati sovietici e rumeni e copertura fornita da navi della flotta sovietica nel Danubio. L’esercito fascista fu sopraffatto, ma la battaglia proseguì in forma di guerriglia urbana dove agivano alcuni gruppi della Guardia di Hlinka e delle SS. Nel pomeriggio le truppe dell’Armata Rossa raggiungevano i bordi occidentali della città cacciando i tedeschi e concludendo vittoriosamente i combattimenti.

Fonte: Historická revue

Nella battaglia rimasero uccisi 742 soldati sovietici, insieme a 470 tedeschi e ungheresi, e 121 civili. Diversi edifici furono bruciati o danneggiati, anche se nel complesso la città non subì gli oltraggi di altre città europee. A Mosca la vittoria fu celebrata con 20 salve sparate da 220 cannoni.

Il monumento

Le vittime sovietiche sono sepolte sulla collina dello Slavín, vicino al centro di Bratislava, ove era presente un cimitero da campo. Qui fu eretto nel 1957-1960 un grande memoriale progettato da  Ján Svetlík per commemora la liberazione della Slovacchia ad opera dell’Armata Rossa e i tanti caduti. Il momunento ha un atrio centrale che riporta statue, iscrizioni e un sarcofago di marmo bianco, chiuso all’interno di un portico colonnato perimetrale sui quattro lati, sulle pareti del quale sono apposte lapidi con le date della liberazione delle principali città della Slovacchia.

Il tutto poggiato su una scalinata monumentale. La porta in bronzo della sala commemorativa è decorata con quadri a rilievo della liberazione dello scultore Rudolf Pribiš (sopra, un dettaglio).

L’opera, visibile da molti angoli della città, è sormontata da un obelisco sulla cui cima c’è, a 42 metri di altezza, una statua di un soldato sovietico che issa una bandiera. Il terreno circostante ospita le salme di 6.845 soldati sovietici suddivise in 6 sepolture collettive e 278 individuali. Si tratta di oltre un decimo dei più di 63 mila soldati dell’Armata Rossa uccisi nella guerra di liberazione dal fascismo della Slovacchia e dell’Europa. Nel 1961 lo Slavín fu dichiarato Monumento culturale nazionale.

(La Redazione)


Foto J. LáscarBratislava.skSamo555,
terralibera.plH. FrankPythin

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