Balcani nell’UE (e nella Nato): il tempismo conta

In mezzo al pessimismo generale creato dalla crisi del Covid-19, buone notizie sono arrivate nei giorni scorsi per i Balcani occidentali, con l’Unione europea che ha dato il via libera all’avvio dei negoziati di adesione per l’Albania e la Macedonia del Nord.

Questa “tardiva” ma tanto attesa decisione, è un passo indiscutibile verso la realizzazione delle aspirazioni europee dei Balcani occidentali, che sicuramente inietterà ottimismo nella regione. Dall’altro lato, questa decisione preannuncia un fatto importante: l’Ue può prendere decisioni strategiche anche nel mezzo di una delle più grande crisi per il continente (sebbene non abbia fissato una data per l’avvio formale dei negoziati e abbia anche aggiunto ulteriori condizioni per l’Albania). Un altro segnale molto positivo per l’intera regione è stato l’innalzamento della bandiera della Macedonia del Nord nel quartier generale della Nato a Bruxelles, facendo diventare ufficialmente il paese il trentesimo membro dell’Alleanza. Questo ha premiato il successo storico dell’Accordo di Prespa, che ha risolto una disputa di 27 anni tra Atene e Skopje, un esempio di grande coraggio politico.

Il tempismo conta. Le porte dell’Ue sono state “sbattute” più volte contro i Balcani occidentali. L’ultimo rifiuto arrivato lo scorso ottobre, imposto dalla Francia, era stato etichettato come un “errore storico“. Per essere chiari, gli argomenti a sostegno della decisione di Emmanuel Macron, seguiti da un paper presentato nel febbraio 2020, che suggeriva un processo condizionale in sette fasi verso l’adesione all’Unione, basato su forte condizionamento per evitare le retrocessioni, erano tutti valenti nella lettera, ma meno nello spirito.

I problemi dei Balcani
È lodevole che, nonostante tutti i problemi interni, l’Ue si sia concentrata su un calcolo visionario e pragmatico su benefici e costi, creando una base razionale per la rivitalizzazione del processo di allargamento per i Balcani occidentali. Ogni eventuale ulteriore ritardo avrebbero consentito il declino del potere naturale di attrazione dell’Unione, ma anche la creazione di visioni contrastanti per il futuro dei Balcani. In quanto tale, la decisione di dare il via libera all’apertura dei negoziati non deve essere vista come una decisione di beneficenza, ma di interesse vitale personale di un’Europa geopolitica. Altre controversie difficili rimangono aperte nella regione, come la disputa tra il Kosovo e la Serbia, e i problemi nella BosniaErzegovina.

In un mondo dove si vede il ritorno della “grande competizione di potere”, altri attori esterni, innestatori e attiranti, hanno amplificato la loro influenza illiberale nei Balcani occidentali, attraverso una maggiore visibilità economica e politica. Negli ultimi anni, l’interferenza aggressiva della Russia nei Balcani è cresciuta con l’obiettivo di aumentare i costi dell’integrazione dei Paesi della regione nella Nato e nell’Ue, fungendo da spoiler e sfruttando le vulnerabilità interne politiche ed economiche. La Cina sta aumentando la sua influenza nella regione, tramite ambigui affari finanziari e trappole sui debiti, per ottenere un controllo economico e geopolitico nella regione.

Gli sforzi considerevoli dell’Ue dedicati alla promozione del buon governo nei Balcani occidentali si sono persi troppo spesso nel rumore del discorso politico, e le risposte non sono state all’altezza delle aspettative. Questo punto è spiegato dal fatto che tutti i paesi della regione hanno perso terreno sul fronte del miglioramento dello stato di diritto, della garanzia della libertà mediatica, del controllo della corruzione, dello sviluppo democratico. Ciò, a sua volta, ha creato nuovi spazi per leader populisti che dichiaratamente promuovono l’idea europea senza cambiare le loro consuete abitudini politiche.

Il rivisto processo di allargamento dell’Ue, che si concentrerà sui fondamentali, come lo stato di diritto, la lotta contro la corruzione e lo sviluppo economico, porterà una dose tanto necessaria di realismo per i Balcani occidentali, ma anche per le istituzioni comunitarie. Sostenere questo slancio politico sarà la chiave. Il percorso sarà certamente lungo.

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Illustr. B.Slovacchia/wiki

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