La Slovacchia è tra i paesi maggiormente a rischio in regione per il blocco dell’economia

Le piccole imprese fino a 20 dipendenti sono quelle maggiormente a rischio a causa della chiusura dovuta alle misure governative decise per fermare la pandemia e della conseguente perdita di reddito. Proprio il tipo di imprese che in Slovacchia hanno la quota più alta di occupazione totale nell’intera regione centroeuropea. L’economia della Slovacchia è dunque la più vulnerabile al coronavirus, ha scritto a inizio settimana Ľubomír Koršňák, economista capo di UniCredit Bank per la newsletter dell’istituto. La diffusione dell’infezione da coronavirus ha improvvisamente bloccato una parte significativa delle economie nazionali in Europa e nel mondo. L’inevitabile cessazione della produzione o della fornitura di servizi provoca già notevoli danni economici alle imprese. Mentre il reddito derivante dalla loro attività economica è sceso al minimo nel giro di pochi giorni, in molti casi è ora pari a zero, molti costi fissi continuano tuttavia a gravare sulla loro gestione.

La capacità delle imprese di sopravvivere dipenderà principalmente dalle condizioni finanziarie con cui sono entrati in questa crisi. Al di là della durata dello shock economico, cioè quanto a lungo la pandemia fermerà l’economia, e delle misure prese dai singoli governi per stabilizzare le proprie economie. Le imprese sono in difficoltà finanziarie in tutti i settori, con l’eccezione di alcuni comparti che la crisi non ha fermato, ma che hanno al contrario registrato una maggiore domanda.

Le piccole imprese sono le più a rischio
Il gruppo più vulnerabile di aziende sembra essere quello delle piccole imprese, che spesso languono e le cui riserve sono insufficienti. Lo suggerisce anche la produttività del lavoro, che in media nelle piccole imprese fino a 20 dipendenti è del 42% inferiore nei paesi dell’UE rispetto alle grandi aziende con 20 o più dipendenti.

In media, le piccole imprese generano poco più di un quarto (27%) del valore aggiunto del settore commerciale (al di fuori del settore finanziario), ma la loro quota di occupazione è superiore di oltre 10 punti percentuali e supera sicuramente un terzo di tutti i dipendenti nel settore commerciale non finanziario (39%). In alcuni paesi addirittura oltre la metà degli occupati lavora in aziende con meno di 20 dipendenti.

Soprattutto per le economie con un’occupazione superiore alla media nelle piccole imprese sarà fondamentale adottare misure rapide ed efficaci per stabilizzare questo settore. Sfortunatamente, la stragrande maggioranza di questi sono paesi dell’Europa meridionale che sono quelli colpiti più duramente dalla diffusione incontrollata del coronavirus. Inoltre, le loro finanze pubbliche sono tra le più malmesse nell’UE, con un debito pubblico spesso vicino o addirittura superiore al 100% del PIL.

Europa meridionale e Slovacchia

Una percentuale di piccole imprese che supera la metà dell’occupazione totale sussiste in tre paesi dell’UE: Grecia (59%), Italia (55%) e Cipro (50%). Tuttavia, anche i paesi della penisola iberica – Portogallo (49%) e Spagna (47%) – sono molto vicini a alla metà della loro popolazione occupata.

Una quota superiore alla media di piccole imprese nel mondo del lavoro può essere trovata anche in diverse economie relativamente più piccole della regione dell’Europa centrale e orientale (Slovenia, Lettonia, Estonia). La quota più alta in regione si trova in Slovacchia, dove le piccole e medie imprese occupano quasi la metà dei lavoratori totali (48%). Anche in Polonia e Ungheria il settore delle piccole imprese è relativamente forte (entrambe 42%).

D’altra parte, la percentuale più bassa di piccole imprese occupate nella regione si trova in Romania (32%), mentre in Repubblica ceca, Lituania, Croazia e Bulgaria ci sono percentuali vicine alla media UE (36-40%). Le piccole imprese in Lussemburgo, nel Regno Unito e in Germania hanno il minor impatto sull’occupazione dei propri paesi, con quote intorno al 30% o poco sotto.

L’impatto delle piccole imprese sul mercato del lavoro dipende anche in parte dalla struttura dell’economia. Le economie con un’alta percentuale di turismo o edilizia dovrebbero teoricamente mostrare anche una quota maggiore di occupazione in piccole imprese.

In particolare i servizi

Sono in particolare servizi di alloggio e ristorazione (in media il 60% nell’UE), edilizia (62%), ma anche servizi professionali e specialistici come architetti, avvocati, veterinari, agenzie pubblicitarie e simili (62%) o attività immobiliari (72%) che mostrano la percentuale maggiore di dipendenti che lavorano in piccole imprese fino a 20 dipendenti.

Al contrario, la quota più piccola di piccole imprese nell’occupazione si trova nel settore delle industrie energetiche e di rete (poco più del 10%), nel settore minerario (14%), ma anche nei servizi manifatturieri (20%) o amministrativi e di supporto (21%), trasporti (27%) e telecomunicazioni e IT (30%).

Tuttavia, la struttura dell’economia non è l’unico fattore che influenza la rappresentanza delle piccole imprese nel mondo del lavoro. Lo dimostra anche la Slovacchia, in cui la rappresentanza delle piccole imprese nel mondo del lavoro è superiore alla media in tutti i principali settori ad eccezione dell’energia e delle miniere.

La bassa produttività delle piccole imprese

Il problema dell’alta percentuale di piccole imprese occupate in diversi paesi è anche aggravato dalla loro bassa efficienza e le non ottimali condizioni. È naturale che le piccole aziende di solito mostrino una produttività del lavoro inferiore rispetto a quelle più grandi, poiché non sono in grado di sfruttare i rendimenti di scala in modo efficace. L’unica eccezione nell’UE è Malta, dove le piccole imprese con meno di 20 dipendenti sono in media l’8% più produttive delle loro controparti più grandi.

Allo stesso tempo, diversi paesi con un’alta percentuale di piccole imprese occupate mostrano una bassa produttività delle piccole rispetto alle grandi imprese, il che non può che aggravare i problemi dei piccoli imprenditori in questi paesi. Una produttività del lavoro relativa particolarmente bassa delle piccole imprese si riscontra in Grecia (solo il 23% delle aziende più grandi), ma anche in Polonia (38%) e Slovacchia (42%).

La bassa produttività unita a costi del lavoro relativamente elevati, che sono guidati dai salari minimi nelle grandi imprese, è probabile che riduca la competitività di questa parte dell’economia e di conseguenza le sue condizioni finanziarie a lungo termine. Si può quindi presumere che diverse piccole imprese in questi paesi già prima dell’inizio dell’attuale crisi lottavano per sopravvivere e che il fermo dovuto al coronavirus possa renderle ancora più vulnerabili. Uno scenario che sembrerebbe potersi applicare anche alla Slovacchia, che, almeno dal punto di vista delle piccole imprese, potrebbe essere una delle economie più vulnerabili in questo momento.

Il sostegno del governo sarà cruciale

È pertanto essenziale un aiuto di Stato che sia rapido, mirato ed efficace. Nel mondo, ma anche in Slovacchia, sono di due tipi le misure necessarie maggiormente discusse:

1. strumenti volti a rafforzare la liquidità e la solvibilità delle imprese: vari programmi di credito e di garanzia, differimento delle rate di prestito e anche degli obblighi fiscali;

2. incentivi a mantenere l’occupazione in caso di interruzione a breve termine: cancellazione di tasse e imposte sui salari o parti di essi o varie forme di kurzarbeit (contratti di solidarietà).

Nel lungo termine, dopo l’attuale shock da coronavirus, le piccole imprese potrebbero essere maggiormente aiutate da misure volte a migliorare l’ambiente imprenditoriale nel paese. Il nuovo governo sembrerebbe intenzionato a lanciare almeno parte di questo pacchetto a lungo termine insieme al pacchetto di “salvataggio”.

(Red)

Illustr. B.Slovacchia

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