Io resto a casa – Parte II – di Michaela Šebőková

Gli psicologi dicono che pure noi, che non siamo malati, che ce ne stiamo buoni buoni a casa, che non stiamo lottando per la nostra vita in un ospedale, dobbiamo necessariamente cercare (e trovare) qualche spunto positivo in questa situazione inabituale. Per scacciare la paura, i pensieri negativi, per sopportare meglio questo blocco forzato delle nostre attività ordinarie.

Ecco allora per voi le mie nuove riflessioni relative alla vita in casa, “sotto l’assedio” da Coronavirus.

Inquinamento

Non serve nemmeno controllare i dati sull’inquinamento: avendo fermato gli spostamenti della maggior parte della popolazione, l’aria è diventata più pulita. Pure in Pianura Padana, che detiene il primato di zona più inquinata d’Europa, dopo l’introduzione delle misure di contenimento del Covid-19 i livelli di biossido d’azoto sono scesi al 50% (secondo l’analisi degli esperti del Sistema nazionale di protezione ambientale, al 23 marzo 2020). Va precisato che nel Bacino Padano non vengono emesse molte più sostante inquinanti rispetto agli altri paesi ma che in questa zona è più complesso “diluire” queste alte concentrazioni a causa di uno scarso movimento dell’aria, dovuto alla conformazione orografica.

Il Coronavirus, suo malgrado, ci aiuta a rendere più sana l’aria che respiriamo.

E, a sorpresa, di notte le stelle sono ritornate a brillare. Ho rivisto nitidamente, dopo tanto tempo, la cintura di Orione. L’ho considerato un dono.


Vita con i bambini

Se abbiamo bambini, forse riusciremo a ritornare una famiglia, nel senso di una volta. Dove la parola “famiglia” corrispondeva sì al vivere fisicamente sotto lo stesso tetto, ma anche condividere rispettosamente gli stessi spazi, scambiarsi le esperiente, donarsi l’attenzione e l’affetto, avere riguardo e la sincera volontà di capirsi e di aiutarsi. La “famiglia” italiana del 2020 corrisponde piuttosto a un gruppo di persone che corrono qua e là tutto il giorno, come dei polli impazziti, e si trovano a casa solo la sera. Per andarci a dormire. Spesso senza nemmeno consumare un pasto insieme o il tempo per una fiaba della buona notte.

Ora, con i figli a casa tutto il giorno, chi impegnato a studiare almeno per alcune ore, chi con la voglia infinita di giocare, i genitori tornano a dialogare con la prole. Ad ascoltare. A riscoprire quei piccoli “pozzi di saggezza” che, causa lavoro e vita frenetica, tante volte sono “riservati” alle maestre negli asili o nelle scuole.

Di proposito non parlo di nonni, perché come scorrono gli anni, i “nonni” non corrispondono più a quei disegni stilizzati di una volta, dove la “nonna” era la signora piena di rughe, con i capelli bianchi raccolti in uno chignon, immortalata nell’atto di lavorare a maglia, e il “nonno” era un distinto signore con dei bei baffi candidi, testa pelata e un bastone. I “nonni” di oggi sono dei cinquantenni e sessantenni che fanno vita attiva, anzi sono più lontani che mai dalla pensione. Alternano la loro quotidianità lavorativa con viaggi in paesi esotici o alla scoperta di luoghi culturali e gastronomici in Italia, vanno in palestra, usano con disinvoltura gli smartphone e i PC, la sera ballano la samba o il tango. Parlano pure l’inglese.

Questi “nonni”, essendo in età lavorativa, non si possono più occupare dei nipoti. Salvo rari casi, quando la nonna fa la casalinga oppure ha avuto i figli in tarda età e ha già raggiunto l’età pensionabile. Comunque, se andiamo oltre i settant’anni, cioè ai nostri cari pensionati, il prendersi cura dei bambini piccoli, anche se sono gli adorati nipotini, diventa troppo impegnativo, spesso impossibile.

Così, tornando al pensiero iniziale, i nostri “piccoli geni” regalano spesso le loro perle di saggezza alle persone che non fanno parte del nucleo familiare. Semplicemente perché non sono la mamma o il papà o la nonna che si prendono cura di loro durante la maggior parte della giornata. Oggi la situazione, se pur temporaneamente, è capovolta. Adesso siamo noi, i genitori, a trascorrere tutto il giorno con i nostri figli. Sfruttiamo questo tempo per goderceli più possibile.

Situazioni tipo: Un maschietto di cinque anni apre il salvadanaio, ne sottrae un Eur e lo offre alla mamma in cambio del permesso di uscire per giocare con gli amichetti. Purtroppo, stavolta non è possibile concludere questo affare. (Pianto. Piange il figlio e piange la mamma. Dai, coraggio, passerà!) Un altro, per poter fare un giro in bici, di Eur alla mamma ne offre addirittura (precisamente, cito) “136, ma te li darò quando li avrò”. Già all’età prescolare avrebbe inventato la cambiale. Un futuro ministro delle finanze!

Bambini. A passeggio per pochi minuti, con le loro mascherine a coprirgli le faccine piene di curiosità, guardano il mondo da un punto di vista privilegiato. Vivono nell’immediato, non sanno programmare, si fidano di noi. Forse a questo punto potrebbe esserci una svolta. Forse gli adulti che lottano contro quel male così cattivo, e così minuscolo da essere addirittura invisibile, sarebbe giusto che diventassero i LORO NUOVI EROI. È il momento per trasmettere ai più piccoli il concetto che l’EROE non è quello che in televisione o nel videogioco ammazza più nemici. EROE è chi salva vite umane, chi aiuta gli altri, chi fa del bene. EROE è un essere buono, non cattivo.

Bambini. Con la loro innocenza e voglia di vivere ci danno un’ulteriore spinta per andare avanti anche in un momento così difficile.

Bambini. Cerchiamo di conoscerli più profondamente, tutti i loro piccoli e grandi pensieri e tormenti, gioie e preoccupazioni. Osserviamo bene le loro espressioni, decifriamo, diamo loro tutta la nostra disponibilità. Non permettiamo che vivano nel terrore per questo “mostro” che con i suoi tentacoli con dei ciuffetti si potrebbe nascondere ovunque e chissà, anche venire da loro di notte, mentre fanno la nanna. Ma permettiamo loro anche di avvicinarsi a noi, di conoscerci meglio. Parliamogli della nostra infanzia. Impariamo non solo a dare ordini, ripetere raccomandazioni o spartire divieti. Impariamo anche a ridere insieme a loro, a guardare il cielo e il passare delle nuvole, il crescere di un fiore, balliamo, disegniamo, facciamo un teatrino di marionette, costruiamo delle bambole con i vestiti dismessi, impastiamo i biscotti, facciamo insieme ginnastica.

Non ci scordiamo che ai bambini mancano i loro amichetti e compagni di gioco. Cerchiamo di utilizzare tutta la tecnologia che abbiamo a disposizione e mettiamoli in contatto. Quelli più grandicelli possono essere impegnati in qualche videochiamata con gli amici del cuore. Per quelli più piccini, timidi davanti al telefono, organizziamo, insieme ad altri genitori e alle maestre, una lezione di gruppo, tutti “online”, per fargli cantare le canzoni dell’asilo o recitare tutti insieme le filastrocche. Opportuna è anche una lezione di “danza” per i piccini, in forma divertente, magari la zumba, per scaricare la tensione e continuare a crescere felici.

Avranno ormai fatto il giro del mondo i disegni dell’arcobaleno, realizzati dai bambini e appesi dalle finestre e dai balconi delle case italiane. Il messaggio che essi trasmettono, “ANDRÀ TUTTO BENE”, è un motto universale che serve a tranquillizzare tutti noi.

Andrà tutto bene. Ve lo prometto.

(Michaela Šebőková Vannini)

Foto di Éva Szigetváry

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