UE e COVID-19: è davvero la rivincita degli stati nazione?

Da Madrid a Parigi, da Berlino a Varsavia, lo stato nazione sembra vivere un’impressionante rinascita. I confini sono tornati, e con essi l’egoismo nazionale. Ogni governo si concentra sul proprio popolo, e ognuno pretende di essere meglio preparato a combattere la crisi del coronavirus rispetto ai suoi vicini.

Praticamente da un giorno all’altro le capitali nazionali hanno effettivamente rimpatriato la sovranità dell’Unione europea senza chiedere il parere né del proprio popolo né di Bruxelles. Praticamente governano per decreti come fossero in tempi di guerra. “Siamo in guerra”, ha infatti dichiarato il presidente francese Emmanuel Macron, che ha inviato unità armate per le strade per garantire il rispetto draconiano del confinamento. Altri leader hanno più o meno seguito l’esempio.

L’epidemia di coronavirus sembra invertire il corso della storia. La globalizzazione e l’integrazione europea sono scomparse. Torna l’eroica lotta degli stati per la sopravvivenza nazionale.

Lo scenario del ritorno dello stato sembra familiare, ma è fuorviante. Il coronavirus ha effettivamente mostrato la necessità che l’autorità pubblica si occupi dell’emergenza, ma questa autorità è in parte a livello statale, in parte locale e in parte europea.

Una rete complessa

Negli ultimi tre decenni circa, il settore privato si è notevolmente ampliato a scapito del settore pubblico; i profitti sono stati di solito privatizzati, mentre allo stato sono stati lasciati i rischi. Con il rischio di proporzioni storiche che comporta il coronavirus il settore pubblico è stato richiamato alle armi – e per un periodo abbastanza lungo, come è stato dopo la Seconda guerra mondiale. Questa volta, però, opererà sempre più su diversi livelli territoriali, il che significa che gli stati dovranno agire attraverso una rete complessa se vogliono rimanere utili e legittimi.

Il coronavirus ha messo a nudo quanto il settore pubblico sia stato trascurato, dopo un lungo periodo di follia neoliberale. Oggi nessuno in Europa osa affermare che gli ospedali privati possano combattere il virus meglio di quelli pubblici. Gli infermieri sottopagati degli ospedali pubblici sono oggi più preziosi dei consulenti sanitari privati.

Questi ospedali pubblici e i loro infermieri sono di solito alle dipendenze dei governi regionali e devono fare affidamento su farmaci e attrezzature prodotti in paesi diversi dal proprio. Le autorità locali sono sempre più insoddisfatte delle direttive provenienti dalle capitali nazionali, soprattutto perché ritengono che le soluzioni a livello non siano adeguate alle loro condizioni locali.

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