Io resto a casa – Parte I – di Michaela Šebőková

Abbiamo passato il primo periodo chiusi in casa. Chi da due, chi da tre, quattro, o cinque settimane. Assimilati i comportamenti preventivi, il nostro cervello lentamente comincia a inviarci dei segnali nuovi, oltre la paura primordiale che in questi giorni ci azzannava durante le notti insonni. Ci sono delle nuove realtà intorno a noi, dentro di noi, realtà che ci plasmano e forse cambieranno (speriamo in meglio) tutta l’umanità.

Durante questo periodo difficile permettetemi di farvi compagnia attraverso alcune riflessioni semi-serie.

Silenzio

Ce l’avete presente il film Cast Away con Tom Hanks? Un manager della FedEx naufraga su un’isola deserta dopo lo schianto dell’aereo su cui viaggiava. La cosa che mi colpisce di più di quel film, non è una scena precisa ma il brusco passaggio dalla vita moderna, caotica, rumorosa, stressante, veloce, alla calma assoluta che regna su quell’isola. Al silenzio che viene spezzato solo dal canto del mare e del vento. Nessun suono artificiale, prodotto dall’uomo, inquina la scena.

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È ciò che ho realizzato una mattina. Sentivo il canto del merlo, lo storno, il verso della gazza ladra, e il vento. Nessun portone che si apriva, nessun allarme che scattava, nessuna macchina in moto. Sembrava di stare sul cucuzzolo di una montagna. Dopo, più tardi, nella vallata si sentì la sirena di un’ambulanza e l’incantesimo si spezzò.

Lavoro da casa

Nei tempi normali, facendo la pendolare in una zona molto trafficata, passo in macchina da ottanta a cento minuti al giorno. E mi ritengo fortunata. Però arrivo al lavoro già stanca, stressata, pregando sempre che non piova, che non nevichi, che non ci sia la nebbia e nemmeno il ghiaccio, perché in tali casi viaggiare nel traffico diventa ancora più lungo, più logorante e più pericoloso.

Sono tra quelle persone che possono lavorare da casa. Un’opzione che in passato non era nemmeno contemplata da tanti datori di lavoro, ma che fortunatamente oggigiorno sta diventando, per forza e per l’istinto di sopravvivenza, una realtà. Certamente complici anche le tecnologie avanzate che ci supportano e che fanno sì che i nostri computer e i collegamenti remoti ai nostri server aziendali siano sufficientemente funzionanti e veloci.

I cento minuti al giorno che guadagno, lavorando con il mio PC da casa, sono trasformabili in tantissime opzioni. Una delle più allettanti è quella di dormire di più la mattina e magari restare alzati fino a tardi la sera. Chi invece opta per fare ginnastica, prendersi cura della casa, della propria persona, dei propri cari o dell’animale domestico, o semplicemente chi legge di più o ascolta la musica. Una cosa è certa, la salute ne guadagna. Si evitano al cento percento gli incidenti stradali e lo stress mattutino e serale, legato allo spostamento per/da il luogo di lavoro.

Non parlando nemmeno del fatto che, stando seduti in una camera, in sala, in cucina o in studio di casa nostra, non è indispensabile essere vestiti a tutto punto, truccati o sbarbati, pettinati, laccati e stirati. Tutto tempo guadagnato e fatica evitata.

Il punto negativo è che come passano i giorni, forse tendiamo a lasciarci andare, vestiti alla buona in una tuta qualsiasi e spettinati, tanto che se passa il postino ci preoccupiamo di poterlo spaventare. Ma non c’è problema, tanto il postino suona ma non entra più, deve tenere le distanze pure lui, e sotto la nostra mascherina protettiva non noterà certo che non siamo truccate o che la nostra pettinatura assomiglia a un nido di cicogna. Comunque, per evitare qualsiasi accenno alla nostra capigliatura, basta che ci mettiamo un berretto, ed è fatta.

Ovviamente, la versione “Tuta & Co.” potrà essere adottata solo da chi durante la sua giornata lavorativa non deve collegarsi in videoconferenza con clienti, fornitori o superiori. Se fossimo tra i colleghi di pari livello, si potrebbe anche accordare per tutti la tenuta informale, tipo “pigiama party”, che ne dite?

Che dire poi del lavoro stesso? Certo, chi si trova accanto dei bambini piccoli, non abituati alla presenza del genitore a casa, può esserne disturbato al punto di non riuscire a lavorare in modo soddisfacente. Ma credo che la maggior parte delle persone da casa lavori in modo più produttivo, non avendo intorno le distrazioni abituali quali: passeggiare e vociare dei colleghi, squillare dei telefoni e ronzare delle fotocopiatrici, il riscaldamento o l’aria condizionata che non vanno o sono troppo alti, panini e merendine sgranocchiati dai “vicini di banco”, e chi più ne ha più ne metta.

Chi invece trova stimolo e lavora appieno solo essendo circondato appunto da questi elementi disturbanti, dovrà arrangiarsi e lavorare con la televisione e la radio accese, e impegnare pure tutta l’immaginazione.

Nessun mondo è perfetto.

Pur rendendoci conto della gravità della situazione, cerchiamo da questo momento difficile di trarre i lati positivi che ci diano la spinta per cavalcare più serenamente verso un futuro migliore.

(Michaela Šebőková Vannini)

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