
Anche la Slovacchia comincia, dopo che prima la Cina, poi l’Italia e ora diversi paesi in Europa e oltreoceano stanno facendolo, a progettare un COVID hospital, un nosocomio completamente dedicato alla cura dell’infezione del nuovo coronavirus SARS-CoV-2. In realtà per il momento il numero di contagiati in Slovacchia è ancora basso, ma è pur vero che il numero di tamponi effettuato è parimenti modesto, ed è meglio essere pronti per quando arriverà il picco della malattia. Per allora l’Istituto di politica sanitaria (IZP) del ministero della Salute prevede che potrebbero essere ospedalizzati fino a 3000 pazienti COVID.
Dunque le autorità sanitarie hanno deciso che verrà allestito un ospedale COVID nel reparto malattie infettive dell’Ospedale Ladislav Derer nel distretto di Kramáre a Bratislava, il più grande ospedale della Slovacchia. L’idea è di espandere il dipartimento esistente con un edificio separato che oggi ospita la clinica geriatrica, i cui pazienti verranno ricollocati in altri ospedali. Già ora molti dei malati di COVID-19 sono stati ricoverati presso l’ospedale Kramáre. E pochi, per il momento hanno bisogno di cure intensive e respirazione assistita.
Negli ultimi giorni il governo, precedente e attuale, stanno cercando sui mercati internazionali forniture mediche per affrontare con tranquillità l’epidemia, soprattutto materiali di protezione per il personale sanitario, quello più a rischio di infezione, tamponi per il test del coronavirus e dispositivi per la ventilazione polmonari. Diverse aziende private ed enti non profit intanto si sono fatti avanti per donare ventilatori polmonari agli ospedali più in prima linea, e tra questi prorio il Kramáre, che in pochi giorni ne ha ricevuti una dozzina da nomi come Slovnaft, Fondazione VUB e Fondazione Allianz.
Ieri il primo ministro Matovič ha detto che anche l’Associazione dei laboratori privati darà una mano per aumentare il numero di persone che vengono testate per il coronavirus ogni giorno. Potrebbero essere circa 1.200 i test che i laboratori privati potrebbero effettuare quitidianamente, ma già dalla prossima settimana questo numero potrebbe salire a 2.000. L’idea è di raccogliere i campioni nelle strutture di pre-triage accanto agli ospedali, dunque all’esterno dei nosocomi, e distribuire i tamponi per l’esame a tutti i laboratori del paese, sia privati che statali. Secondo iol ministro Krajčí i medici di base dovranno contattare quotidianamente pazienti sottoposti a test positivi di età superiore ai 65 anni e fare per loro da tramite con le autorità sanitarie dedicate alla lotta contro il coronavirus.
Questo significherebbe che anche il periodo di attesa per i risultati dei test verrà ridotto. Oggi a fare i test sono i centri dell’Autorità di salute pubblica di Bratislava, Trenčin, Banská Bystrica e Košice, che ricevono tamponi anche da altre regioni, con evidente ritardo nell’elaborazione dei risultati.
(La Redazione)
Foto FB/fnspfdr







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