Fabbriche chiuse in Slovacchia e interi settori in sofferenza a causa dell’avanzata del coronavirus

Le fabbriche stanno chiudendo, l’intera rete di approvvigionamento sta rallentando. In particolare nel settore automobilistico, non ci sono ordini, le persone non comprano auto, i dipendenti sono preoccupati per il loro reddito. Intanto diversi governi stanno pensando a misure di sostegno per evitare un collasso dell’economia, in particolare dei settori produttivi che impiegano migliaia di persone. Anche in Slovacchia il nuovo esecutivo presenterà presto misure, già in parte concordate con il vecchio governo, per aiutare a passare questo momento.

Volkswagen Slovakia ha annunciato la proroga della sospensione temporanea della produzione nelle sue fabbriche a Bratislava, Stupava e Martin fino al 5 aprile. Il 17 marzo scorso la casa automobilistica tedesca aveva deciso di chiudere tutti i suoi impianti a causa della riduzione della domanda di automobili sul mercato internazionale. La società slovacca, che è tra i maggiori datori di lavoro in Slovacchia con oltre 11mila dipendenti diretti, coordinerà quando sarà possibile la ripresa della produzione con la sua catena di approvvigionamento e le fabbriche del gruppo.

Nel settore auto da lunedì si è fermato anche l’impianto Kia a Žilina, dopo che la scorsa settimana avevano arrestato al produzione prima la fabbrica PSA a Trnava e poi l’ultima arrivata Jaguar Land Rover, che ha serrato lo stabilimento di Nitra.

Lunedì 23 marzo il produttore tedesco di sistemi di illuminazione per automobili Hella ha deciso di sospendere la produzione negli stabilimenti di Bratislava, Kočovce (distretto di Nové Mesto n/V) e Bánovce nad Bebravou (regione di Trenčín). L’80% dei 2.500 lavoratori dell’azienda rimarrà a casa. Hella non prevede di riprendere le sue attività prima del mese di maggio. Tra i motivi della sospensione non c’è solo la paura della diffusione del contagio tra i lavoratori, ma la drastica riduzione degli ordini da parte dei clienti che hanno interrotto la produzione.

Sempre a Bánovce nad Bebravou ha interrotto ieri la sua produzione fino al 13 aprile lo stabilimento calzaturiero Gabor, filiale della casa madre tedesca, adducendo come principale motivazione la protezione della salute dei dipendenti. Agli oltre 1.300 lavoratori verrà riconosciuto un salario medio anche durante l’arresto della produzione. In seguito, l’azienda affronterà gli altri aspetti della legislazione sul lavoro, dopo l’atteso intervento di sostegno economico promesso dal nuovo governo.

Schaeffler Kysuce, che produce componenti per autoveicoli, ha deciso di chiudere lo stabilimento di Kysucké Nové Mesto dal 6 aprile. La filiale della società tedesca ha costretto i propri dipendenti a prendersi le ferie dopo aver raggiunto un accordo con i rappresentanti dei lavoratori.

Intanto cominciano a vedersi i primi effetti della pandemia virale. Tra le aziende in grande sofferenza ci sono senz’altro quelle del settore turistico, le prime a risentire della crisi. Dopo la chiusura obbligata di hotel, pensioni, ristoranti, spa, parchi acquatici, stazioni sciistiche e servizi simili, sono circa 160.000 i dipendenti che non possono svolgere il proprio lavoro. Un settore che vive soprattutto di piccole imprese famigliari che oggi devono prendere decisioni difficili per salvare la propria attività o iniziare a licenziare i dipendenti. L’Associazione slovacca per il turismo (ZCR) si aspetta al più presto l’adozione di un pacchetto di misure immediate da parte di governo e parlamento per aiutare imprenditori e datori di lavoro. ZCR ha già fatto una sua proposta per la sospensione di tutti i pagamenti di tasse e contributi, l’introduzione di un rimborso dei costi salariali per la durata delle misure restrittive durante l’epidemia, la garanzia di prestiti infruttiferi alle PMI a lunga scadenza per garantire liquidità alle imprese, e l’eliminazione delle attività di controllo delle autorità e delle sanzioni in caso di inosservanza delle scadenze e obbligazioni.

Anche il settore viaggi, con la cancellazione dei piani di volo di gran parte delle compagnie aeree e le restrizioni ai movimenti ormai in moltissimi paesi (oltre alla chiusura di fatto delle frontiere Schengen), è in uno stato complicatissimo. Il tour operator Aeolus ha interrotto la vendita di pacchetti di viaggio per la stagione estiva (soprattutto per Grecia e Turchia) dopo aver passato un 2019 molto complicato, con perdite per quasi un milione di euro, e un declino di fatturato che dura ormai dal 2014. Nel frattempo l’aziende gemella in Repubblica Ceca è in bancarotta.

(La Redazione)

Foto JLR

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