NAKA continua a indagare su SŠHR. Colossale speculazione su mascherine da produttore indiano

L’Agenzia nazionale anticrimine NAKA sta proseguendo le sue indagini in relazione alle informazioni pubblicizzate sugli acquisti fatti dall’ente statale delle Riserve materiali (SŠHR) e sui simultanei acquisti di appartamenti nel centro di Bratislava da parte del figlio ventenne del presidente Kajetán Kičura, rimosso la scorsa settimana dal nuovo governo. Lo ha confermato oggi a Tasr la polizia.

Il 22 marzo il primo ministro Matovič (OĽaNO) aveva detto che Kajetán Kičura non aveva la fiducia del governo. Il 24 marzo il consiglio dei ministri, su proposta del ministro dell’Economia Richard Sulík (SaS) ha licenziato Kičura revocandogli l’incarico, a causa delle ombre e degli errori di SŠHR nell’approvvigionamento di forniture mediche in relazione alla pandemia di coronavirus. La direzione dell’ente è passata temporaneamente al numero due Lucia Gocníková. L’iniziativa del governo è nata dai forti sospetti di mancanza di trasparenza e inefficienza nell’acquisto di dispositivi necessari per combattere il coronavirus. Secondo la proposta di allontamento di Kičura redatta dal ministero dell’Economia, cui compete la gestione dell’organizzazione SŠHR, egli aveva «agito in modo antieconomico e ha minacciato l’interesse pubblico e la salute della popolazione».

Secondo il premier, SŠHR ha reagito all’emergenza in ritardo e con lentezza non adeguata alla situazione: «hanno iniziato a ordinare mascherine e altre attrezzature solo dopo lo scoppio della crisi del coronavirus», ha detto Matovič, e per di più gli acquisti sono stati fatti a prezzi molto più alti di quelli di mercato. Nella visita personale presso i magazzini di SŠHR domenica 23 marzo, egli ha osservato che l’ente statale ha effettuato un acquisto di apparecchi medici che il ministero della Salute non ha ordinato e di cui non ha bisogno. Il premier ha sottolineato che nel procurare materiale per affrontare il coronavirus Kičura, ad esempio, ha concluso due contratti per 35 milioni di euro con una società di nuova costituzione con un fatturato di soli 74.000 euro. Lui crede che SŠHR abbia deliberatamente nascosto la documentazione di questo acquisto. Dopo avere studiato i documenti Matovič ha dichiarato che una commissione aveva valutato non appropriato l’offerente, ma Kičura ha comunque proceduto a firmare i contratti. In più, Kičura avrebbe acquistato 200mila kit di test rapidi che il ministero della Salute non aveva richiesto, a un prezzo maggiorato rispetto al mercato.

Il primo ministro ha inoltre accusato l’ex capo di SŠHR di strane coincidenze, come il fatto che negli stessi giorni in cui lui firmava quei contratti milionari il figlio ventenne comprava due appartamenti nel centro di Bratislava pagando sull’unghia circa 200.000 euro. Prezzi che sono del resto ritenuti sospettosamente bassi per immobili in zone di pregio del centro storico della capitale.

In base alle dichiarazioni del primo ministro e diffuse dai media, il procuratore generale della Repubblica Slovacca ha chiesto al capo dell’Ufficio degli appalti pubblici (ÚVO) di esaminare immediatamente le informazioni relative all’acquisto di articoli e attrezzature medici da parte di SŠHR. In seguito anche l’Agenzia nazionale anticrimine NAKA ha avviato d’ufficio un’indagine sui recenti acquisti dell’ente statale Riserve materiali (SŠHR), e ha convocato Kičura per un interrogatorio, il quale ha poi negato in una conferenza stampa le accuse di avere fatto acquisti inadeguati e sospetti. I kit di test rapidi per il COVID sono stati comprati a prezzi tra i 20 e i 40 euro, sono stati approvati dall’OMS e hanno contribuito a tenere sotto controllo lo scoppio dell’epidemia nella provincia di Wuhan, ha detto. Quanto agli appartamenti, ha detto che i soldi al figlio li hanno dati lui e la moglie.

La fondazione Nastavme korupciu (Fermiamo la corruzione) ha fatto notare che come capo di SŠHR lo stipendio netto di Kičura era di 30 mila euro all’anno, e ci sono altri contratti negli anni scorsi (Kičura è stato nominato dal governo Smer nel 2012) che non sono del tutto trasparenti. Nel 2014 ad esempio commissionò tramite appalto pubblico alla società Bonul (del controverso imprenditore Miroslav Bödör vicino a Smer) servizi di vigilanza per 5 milioni di euro, e alla scadenza nel 2018 rinnovò il contratto estendolo per altri 11,7 milioni di euro. Sia nel 2014 che nel 2018 la famiglia Kičura (suo padre, e il figlio) ha acquistato delle proprietà immobiliari, sempre pagandole all’istante senza alcun mutuo.

Ieri diversi siti di informazione hanno riportato la notizia che un diplomatico slovacco in India aveva trovato produttori affidabili di mascherine e ne aveva inviato l’offerta di 21-24 centesimi di euro al pezzo all’SŠHR, che però non ha risposto. Pochi giorni dopo quella ditta indiana ha firmato un contratto con una società privata slovacca, che ha comprato le mascherine e le ha rivendute a SŠHR a oltre un euro ciascuna. Secondo Aktuality.sk, dall’inizio della crisi epidemica diverse sedi diplomatiche slovacche all’estero si sono messe alla caccia di dispositivi di protezione personale contro il virus, e altro materiale medico per le necessità della sanità slvoacca, negoziando direttamente con i produttori a prezzi significativamente più bassi di quelli che alla fine ha pagato SŠHR sotto la guida di Kičura.

Secondo Transparency International Slovakia (TIS), anche la città di Bratislava ha comprato maschere usa e getta più costose del prezzo di mercato. Il sindaco ha dichiarato che il comune ha preso una decisione responsabile e in quel momento ha dato priorità alla protezione della salute di tutti rispetto al costo. Secondo TIS Bratislava ha comprato 45.000 maschere monouso, che valgono 2 centesimi, al prezzo di 2,2 euro oltre all’Iva.

Già a metà marzo TIS dimostrava che gli acquisti di maschere filtranti (FP2) di SŠHR in Slovacchia sono stati fatti a prezzi molto più alti (8,74 euro a pezzo più IVA) di quelli analoghi della Repubblica Ceca (sotto i 6 euro più IVA in media).

(Red)

Foto VUCBA cc by

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