Il nuovo governo. Chi è il primo ministro Igor Matovič

Il governo di Igor Matovič, che è stato nominato sabato dal capo dello Stato e dovrà presentarsi alla camera parlamentare con il suo programma per un voto di fiducia entro trenta giorni (un appuntamento che tuttavia avverrà a tempi brevi e forzati a causa della situazione di emergenza in corso per la pandemia di coronavirus), avrà un membro in più di quello precedente di Peter Pellegrini. Durante la discussione del quadripartito i leader hanno concordato l’istituzione di un ufficio di vicepremier per la Legislazione e la pianificazione strategica. Mentre l’ufficio del vicepremier per gli Investimenti e lIinformatizzazione è trasformato in un ministero per lo Sviluppo e gli investimenti regionali.

Giungere ad un accordo non è stato facilissimo, a causa di diversi veti. Ad esempio, SaS ha contestato fortemente la nomina di Štefan Holý ai Trasporti e Sulík aveva chiesto per sé le Finanze, ma poi si è dovuto accontentare dell’Economia. Anche il presidente di Za ľudí Andrej Kiska, malgrado sia l’ultimo dei quattro partiti per numero di voti ricevuti, un risultato senz’altro deludente per l’ex capo di Stato, aveva contestato il coinvolgimento nella coalizione di Boris Kollár e del suo partito Sme Rodina. Kollár alla fine ha ottenuto per sé la presidenza del Parlamento, e tre ministeri come fin dall’inizio pianificato da Matovič, mentre Kiska, adducendo presunti problemi di salute (cardiaci) si è dapprima sfilato dalle negoziazioni mandando avanti la vice Remišová, sicuramente meno conflittuale, e poi addirittura rinunciato al suo seggio parlamentare.

Chi è il capo del nuovo governo

Igor Matovič, nono primo ministro della Repubblica Slovacca

Nato a Trnava nel 1973, ha studiato alla Facoltà di Management dell’Università Comenius di Bratislava ed dopo la laurea nel 1997 ha fondato una società, la regionPRESS di Trnava, che è il maggiore editore e distributore di giornali regionali e locali, trentasei testate in tutto il paese. Di questa azienda è stato amministratore delegato fino al 2010, quando ha trasferito la proprietà alla moglie. Nel frattempo ha fondato nel 2011 il movimento politico Gente Comune (Obyčajní ľudia) di tendenza conservativa di centro destra con l’obiettivo specifico di combattere la corruzione, e si è presentato alle elezioni nel 2012 riuscendo a entrare nel Consiglio Nazionale (il Parlamento slovacco) conquistando l’8,55% e 16 seggi. Ha fatto la legislatura all’opposizione della maggioranza monocolore Smer-SD con cavalli di battaglia come la corruzione nella pubblica amministrazione, il nepotismo, i privilegi dei parlamentari.
Rieletto nel 2016 con l’11,02% e 19 seggi parlamentari, OĽaNO – in quella occasione accompagnato dal movimento NOVA dell’ex ministro Daniel Lipšic – è rimasto di nuovo all’opposizione malgrado inizialmente ci sarebbero stati i numeri per una coalizione di indirizzo democratico di centro-destra. Obiettivo sfumato dopo che il partito di amicizia slovacco-ungherese Most-Hid ha accettato gli inviti di Smer-SD a una intesa con anche il Partito nazionale slovacco (SNS). Entrambi Most e SNS sono stati duramente puniti dagli elettori a febbraio di quest’anno e sono rimasti fuori del Parlamento. La svolta per OĽaNO è arrivata con le elezioni amministrative, prima le regionali nel 2017, poi le comunali nel 2018, dove il partito ha ottenuto diverse poltrone di prestigio in città e regioni importanti. A livello di regione sono stati eletti governatori Jozef Viskupič a Trnava ed Erika Jurinová a Žilina, due dei primi politici di rilievo del partito, sostenuti da una coalizione di centro-destra. Lo stesso modello di coalizione con qualche distinguo fu adottato per le municipali l’anno dopo.

Nel corso degli anni 2018-2019 OĽaNO ha perso 9 deputati su 19, che hanno sbattuto la porta criticando il metodo di gestione del movimento, accentrato nelle mani di Matovič, il basso numero di membri iscritti al partito e l’impossibilità di partecipare alle scelte politiche. Secondo Matovič i deputati erano scappati per paura di non riuscire ad essere eletti di nuovo. In quel periodo OĽaNO sembrava avere perso la sua spinta propulsoria e nei sondaggi veleggiava poco sopra la linea di galleggiamento del 5%. Tra i nomi di punta che lasciarono il movimento l’anno scorso ci fu Veronika Remišová, capogruppo parlamentare, che successivamente ha accettato l’invito di Kiska ad entrare nel gruppo fondatore del suo partito Za Ľudí. Nell’estate 2019 alle elezioni per il Parlamento europeo il partito ha superato di poco la soglia di sbarramento (5,25%) ed ha eletto Peter Pollák, che è andato a sostituire il precedente europarlamentare di OĽaNO,  Branislav Škripek.

Dopo sondaggi che fino a gennaio 2020 non erano troppo lusinghieri, il partito ha cominciato a guadagnare punti, a scapito di soggetti politici nuovi e nei confronti dei quali c’era molta attesa (PS-Spolu, Za Ľudí), grazie a una campagna elettorale battagliera senza tregua, tutta di nuovo basata sulla corruzione e le connivenze del potere – identificato con il partito Smer-SD – e grandi gruppi finanziari, oligarchi e “mafiosi”, tra cui anche il sospetto di favoreggiamento e complicità del primo ministro Fico con Antonino Vadalà. Negli ultimi sondaggi prima dell’embargo elettorale OĽaNO veleggiava verso percentuali mai viste prima, a ridosso di quelle di Smer-SD, che presumibilmente sarebbe rimasto il primo partito.

E invece il 29 febbraio 2020 gli elettori hanno premiato il populismo spiccio e a volte un po’ surreale di Matovič, che comunque è sempre rimasto concentrato sui temi a lui cari. Il suo partito ha così conquistato una percentuale inverosimile fino a pochi giorni prima, quasi il 25% e ottenuto un numero sufficiente di seggi che gli hanno permesso di creare in un governo di coalizione con altri tre partiti di destra. Gli sarebbero bastati due alleati, ma Matovič voleva una maggioranza ampia, che possa essere in grado di fare riforme costituzionali, per le quali serve la maggioranza qualificata di 90 parlamentari. All’indomani delle elezioni lui annuncia la volontà di formare il miglior governo della storia slovacca. Il 4 marzo la presidente Čaputová gli affida l’incarico di formare il nuovo governo. Il 13 marzo viene ennunciato un accordo per formare una coalizione con i partiti Sme Rodina, Libertà e Solidarietà (SaS) e Za Ľudí (Per la Gente). Dopo l’approvazione della presidente, il 18 marzo annuncia la lista dei ministri. Sabato 21 marzo il nuovo gabinetto ha giurato ed è entrato in carica.

Vedi anche Chi sono i ministri del nuovo governo

(La Redazione)

Foto prezident.sk

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