Detti e proverbi – Šťastný ako blcha

Gentili lettori di Buongiorno Slovacchia!

Nel bel mezzo di una pandemia di coronavirus, o koronavírus, come lo chiamano in slovacco, è molto difficile scrivere un articolo che non sia toccato da questo tema. Ho deciso quindi di scegliere alcuni detti e modi di dire e inserirli in un piccolo racconto, sperando di distrarvi un po’.

Jasné ako facka

Quando in una trasmissione televisiva domandano a noi, telespettatori a casa, se abbiamo ben capito tutte le raccomandazioni, come dobbiamo comportarci, cosa fare e cosa non fare per diminuire al minimo la possibilità di infezione, noi da bravi e coscienti cittadini gli risponderemo „Certo, è tutto chiaro!”. I nostri amici slovacchi potrebbero a loro volta esclamare Je to jasné ako facka! “È chiaro come uno schiaffo!” Più esplicito di uno schiaffo… può essere solo un altro schiaffo. Ci teniamo quest’espressione per le situazioni informali, mi raccomando.

Je mi to fuk

Sì, c’è chi davanti la tv avrà esclamato Je to jasné ako facka! e intendeva non solo di aver capito ma anche di voler applicare i consigli.

Ci sarà invece chi pensa che la questione non lo riguardi minimamente e borbotta Je mi to fuk!, “Per me è come un soffio”, oppure Je mi to ukradnuté!,Per me potrebbe essere rubato”, o anche Je mi to šuviks!, con il significato di “Non me ne frega niente di niente”. O ancora, con lo stesso significato ma in modo più pesante, dal linguaggio studentesco, Mám to v paži!, Mám to na háku!, letteralmente “Ce l’ho nel braccio! Ce l’ho sul gancio!”. Queste ultime espressioni non sono volgari ma neppure molto carine, corrispondono allo slang degli adolescenti, perciò da usarsi con parsimonia nelle situazioni molto informali o da non usarsi affatto.

Torno all’espressione “Je mi to šuviks!“ che non ho tradotto appositamente, perché volevo spiegarvi meglio la parola šuviks. Utilizzata comunemente in quest’espressione dalla maggior parte degli slovacchi, ormai forse solo le persone di una cert’età ne conoscono il significato originale. La parola è la trascrizione slovacca (in ceco si presenta come šůviks) del tedesco Schuhwise, letteralmente la cera per le scarpe. In slovacco šuviks veniva usato per denominare il colore nero che si dava alle scarpe. Così il verbo šuviksovať descriveva l’azione di dare il nero alle scarpe. Ormai in disuso con questo significato, šuviks rimase nella lingua slovacca moderna come sinonimo di una cosa che ci è indifferente, o anche che è un niente, una bazzecola, una cosa senza valore. Si usa per ribadire un’idea, sostenendo in realtà l’opinione opposta. Per esempio: Jano maľuje tak dobre, že popri ňom je aj Rafaello šuviks! „Jano dipinge così bene che nei suoi confronti anche Raffaello è solo un nonnulla!”

Je to nekresťansky drahé

Purtroppo il vostro amico, quello che non era molto d’accordo di fare il bravo e rimanere a casa, nonostante le raccomandazioni delle autorità, è andato beato e tranquillo a una festa non autorizzata, ed è possibile che si sia infettato.

Cosa fare adesso?

Il vostro amico è messo male a soldi e le mascherine, rúška, in vendita online, sempre se si trovano, šialene drahé, sono „costose matte“, o anche nekresťansky drahé, „stracare in modo non da cristiani“ (da non confondersi con l’italiano „in modo ortodosso“!). Forse quest‘ultimo modo di dire ha le sue origini nel periodo di dominio ottomano in Europa Centrale. I turchi per le popolazioni cristiane erano i pohania, i non credenti, e forse i prezzi dei prodotti allora avevano raggiunto dei massimali mai visti. La colpa per il carovita era, ovviamente, dei nuovi padroni, era a causa loro se tutto era nekresťansky drahé. Purtroppo non esistevano ancora né le carte di credito né gli assegni bancari.

Tak ti treba

Noi, anziché puntare il dito contro il nostro amico e dirgli – da una minima distanza di un metro e mezzo – “Ben ti sta!”, Tak ti treba!, ci preoccuperemo per lui. Anche se se lo meriterebbe davvero, un tak treba!

V núdzi poznáš priateľa

È nelle difficoltà che si riconosce un amico”, V núdzi poznáš priateľa, dice il detto. Così noi faremo di tutto per aiutare quel testardone, perché è vero che è un po’ troppo superficiale ma è sempre il nostro amico d’infanzia. Chissà se crescendo non impara ad ascoltare. Gli procureremo una mascherina, e lo persuaderemo a starsene a casa. Sperando che la febbre non gli si alzi troppo e che non debba essere ricoverato.

Permettete una precisazione sulla parola priateľ, amico, in forma femminile priateľka, amica. Nel nostro detto il significato corrisponde al detto italiano. Nella letteratura slovacca troverete le parole priateľ, priateľka come traduzione esatta di amico, amica. La parola priateľstvo, in effetti, significa amicizia.

Nel linguaggio odierno, per esprimere un puro concetto di amicizia, si utilizza piuttosto la parola kamarát (kamarátka al femminile). Invece priateľ/priateľka, se utilizzato per indicare in singolare, esprimono il concetto di un’amicizia intima, un „stiamo insieme“ , un fidandamento non ufficiale.

Byť šťastný ako blcha

E dopo? Quando la pandemia sarà finita? Come sarà il mondo dopo?

Potremo passeggiare con i nostri cari, senza le mascherine e senza temere il contagio. I nostri nonni potranno riabbracciare i nipotini, gli racconteranno ancora le fiabe e gli porteranno di nuovo a spasso. Torneremo a vivere una vita normale. A passeggiare sulle strade che forse saranno deserte ma semplicemente perché è domenica pomeriggio e le persone sono ancora a tavola.

Probabilmente saremo felici come una Pasqua, budeme šťastní ako blchy, cioè “saremo felici come le pulci”, nel detto slovacco.

A proposito: perché gli slovacchi pensano che le pulci debbano essere così tremendamente felici? Forse perché le pulci, almeno secondo noi umani, non hanno nessun impegno, se ne stanno lì tutto il santo giorno a dormicchiare e a mangiare, stressando solo il “ristorante mobile” che le ospita.

E perché gli italiani sono “felici come una Pasqua”? Sembrerebbe che questo modo di dire possa esserci arrivato addirittura dal tardo ‘800, quando il periodo precedente alla Pasqua fu sancito da tantissimi divieti; praticamente non si poteva fare niente di ciò che è bello nella vita. La festa della risurrezione di Cristo arrivava come una vera liberazione da quei vincoli troppo stretti, e le persone potevano tornare a sorridere, a cantare, a leggere, a mangiare prelibatezze e ad amare. In quel momento la vita normale sembrava un dono e la felicità era assoluta.

Torneremo anche noi così, DOPO?

Sladké sny

Ci auguro che ciò avvenga presto. Ma se il tempo necessario fosse più lungo di quanto noi oggi immaginiamo, ci auguro anche di viverlo con la massima serenità e calma possibili. Trasmettete questi due sentimenti anche ai vostri cari, vostri genitori, nonni, ai vostri bambini, perché anche in questi giorni così alieni possano dormire sogni sereni. „Sogni d’oro“, perché in italiano i sogni hanno il colore di questo metallo prezioso, ma anche sladké sny, perché i sogni che si augurano in slovacco sono dolci, letteralmente “sogni dolci”.

Se i sogni in italiano non ci fanno arricchire, speriamo che quelli in slovacco non ci facciano ingrassare!


Foto di Vesna Kržišnik

(Michaela Šebőková Vannini – vedi il suo blog)

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