E con la Brexit, dove eravamo rimasti?

A partire dal 31 gennaio 2020, il Regno Unito è ufficialmente uscito dall’Unione Europea, dando inizio a un periodo di transizione, che terminerà il 31 dicembre 2020. Sin da febbraio, i negoziatori di entrambe le parti hanno cominciato a confrontarsi sui temi più importanti per i futuri accordi bilaterali. In tre sorsi si analizzeranno le tempistiche per la conclusione dei negoziati, i temi centrali emersi durante le trattative e le possibili previsioni per i mesi a venire.

UN ANNO È ABBASTANZA PER CONCLUDERE UN ACCORDO COMMERCIALE?

L’UE e il Regno Unito hanno punti di vista differenti rispetto alle tempistiche previste per la conclusione di nuovi accordi commerciali. Se da un lato il Regno Unito sostiene fermamente che i nuovi accordi potranno essere completati entro la fine dell’anno, dall’altro l’Unione Europea sembra essere più cauta. I negoziatori di Londra hanno comunicato che se entro giugno non ci sarà una bozza almeno sugli aspetti generali, il Regno Unito sarà pronto ad abbandonare i negoziati. Sulla base dei dati a disposizione, è effettivamente possibile che l’intera ridefinizione dei rapporti commerciali tra Regno Unito e UE possa essere rinegoziata nell’arco di undici mesi? Per dare una risposta a tale quesito è sufficiente considerare altri trattati commerciali recentemente conclusi dall’UE con terze parti. Si prenda, per esempio, il CETA, il trattato commerciale concluso con il Canada, al quale, peraltro, il Regno Unito vorrebbe ispirarsi per regolamentare i propri rapporti commerciali con l’UE. I negoziati per il CETA si sono aperti nel 2009, per concludersi nel 2014. Per l’entrata in vigore, tuttavia, si è dovuto aspettare il 2017, per un totale di otto anni. Considerando l’accordo UE-Vietnam recentemente conclusosi, si possono raggiungere conclusioni del tutto analoghe: i negoziati sono durati tre anni, dal 2012 al 2015, ma il testo finale è entrato in vigore solamente nel 2020. Ancora una volta, otto anni.
Sebbene il Regno Unito non si possa considerare uno “Stato terzo” in senso assoluto, in quanto per lungo tempo ha fatto parte dell’UE, sembra difficile che i negoziati che lo riguardano possano concludersi in meno di un anno.

TIPOLOGIA DI ACCORDO, CORTE DI GIUSTIZIA E PESCA: I PUNTI PIÙ CONTROVERSI

Il Regno Unito, come anticipato, vorrebbe raggiungere un accordo commerciale simile a quello concluso tra UE e Canada. In caso questo non avvenisse, il premier britannico Boris Johnson ha fatto sapere che il Regno Unito vorrà un accordo che si basi sulle regole dell’Organizzazione Mondiale del Commercio. A ciò si ricollega anche uno dei punti di merito rispetto ai quali il disaccordo è più forte, il sistema di dispute settlementvale a dire il sistema per dirimere eventuali controversie che dovessero sorgere in campo commerciale. La maggior parte dei trattati moderni prevede tale sistema, che può essere ad hoc, oppure semplicemente effettuare un rimando alle regole dell’OMC. Nel caso di specie, l’UE vorrebbe che la Corte di Giustizia potesse continuare ad avere giurisdizione rispetto alle controversie che dovessero sorgere. Tuttavia, il Regno Unito ha posto immediatamente il veto su questo aspetto, non ritenendo opportuno che un sistema giudiziario dal quale sta cercando di svincolarsi possa giudicare future controversie.
Infine, il terzo punto più discusso in sede di trattative, è quello della pesca in acque britanniche. L’UE vorrebbe che il diritto di pesca in queste, sino ad ora garantito ai cittadini europei, venisse mantenuto per diversi anni. In questo modo si eviterebbe la rinegoziazione annuale delle condizioni di pesca, considerata dall’Unione come poco pratica. Da par suo, il Regno Unito, invece preferirebbe seguire il modello del zonal attachmente prevedere rinegoziazioni periodiche.

COSA CI SI PUÒ ASPETTARE PER I PROSSIMI MESI?

Fare delle previsioni in merito agli sviluppi degli accordi commerciali tra UE e Regno Unito non è semplice. Fino ad ora l’unica cosa certa è stata la data del secondo round di negoziati, previsti per il 30 marzo 2020 a Londra. Nonostante le affermazioni ottimistiche dei negoziatori di Bruxelles e di Londra, rimangono aperti molti interrogativi rispetto alla possibilità di raggiungere una prima bozza d’accordo alla fine di questo mese. Soprattutto da parte britannica, non sembra esserci la propensione a cedere su alcuni aspetti sopra elencati, quali la giurisdizione della Corte di Giustizia e i diritti di pesca in acque britanniche. Michael Gove, Capo di gabinetto di Boris Johnson, ha infatti sottolineato che il Regno Unito ha l’intenzione di riguadagnare la propria indipendenza sia sul piano politico, che su quello economico e, di conseguenza, gli accordi commerciali dovranno rispecchiare questo dato di fatto.
È evidente che, almeno per ora, non sembra semplice, né immediato il raggiungimento di un accordo condiviso. A complicare il quadro, si pone anche l’emergenza sanitaria mondiale, legata alla pandemia da COVID-19 che sta coinvolgendo l’Europa molto da vicino. Non è da escludere che, essendo previsto l’incontro per fine marzo nella capitale britannica, possa essere rinviato a scopo precauzionale e di contenimento.

Nota: questo articolo è stato scritto il 18 marzo 2020.

(Maria Sole Forlani, Il Caffè Geopolitico cc by nc nd)

Foto pixabay/CC0

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