
Di Ferdinando Nelli Feroci, AffarInternazionali – È evidentemente presto per fare un bilancio dell’impatto della pandemia di coronavirus sul quadro dei rapporti internazionali. Ma forse si può già individuare in questo stadio qualche prima lezione.
Prima lezione. Il virus colpisce un po’ tutti i Paesi, anche se in misura diversa e con tempi diversi. Alcuni però hanno deciso di comunicarlo tempestivamente e altri sembrano ignorarne l’esistenza. La Cina poteva essere più tempestiva, ma ha rimediato rapidamente sia sotto il profilo della comunicazione che delle misure drastiche di isolamento dei contagiati. Fa specie, invece, l’assenza di informazioni sulla situazione dell’epidemia in due grandi Paesi come la Russia e la Turchia. Difficile immaginare che ne siano immuni. Più verosimile ipotizzare che l’efficiente censura in vigore in entrambi abbia finora impedito il diffondersi di informazioni. Eppure, uno scambio accurato di informazioni, in un contesto di trasparenza e collaborazione, è il minimo che si deve poter pretendere di fronte a una emergenza di questa gravità.
Seconda lezione. Gli Stati e i governi hanno finora preferito reagire in ordine sparso e senza attivare meccanismi di coordinamento, al di là di un tardivo scambio di informazioni. Il modello cinese, e successivamente quello italiano, di contenimento del contagio stanno di fatto imponendosi come esempio di riferimento. Ma questo modello, che comporta pesanti sacrifici alle libertà personali, non è seguito da tutti, e soprattutto non è stato applicato con la necessaria tempestività, con lo stesso rigore e in maniera coordinata. È poi fin troppo evidente che le misure di contenimento del contagio, con le relative pesanti restrizioni delle libertà personali, tendono ad essere più efficaci in Paesi in grado di esercitare un controllo capillare del territorio anche con mezzi autoritari.

Terza lezione. Il rapidissimo diffondersi dell’epidemia (solo tardivamente individuata come pandemia) ha evidenziato le debolezze e carenze delle istituzioni internazionali di fronte a questa emergenza. L’Organizzazione mondiale della sanità ha compiti molto limitati, che vanno dal monitoraggio della situazione su scala globale (e sulla base di dati che sono forniti su base volontaria dai singoli Stati) alla pubblicazione di raccomandazioni sul controllo del contagio e sulle possibili terapie. Ma non può imporre misure vincolanti: niente che obblighi i governi nazionali a intervenire e ad adottare misure specifiche. La stessa Unione europea in materia di sanità (articolo 6 del Trattato sul funzionamento dell’Ue) ha competenze residuali ed esclusivamente di supporto, sostegno o completamento delle misure e politiche sanitarie, che sono competenza esclusiva degli Stati membri. Ha finora potuto fare molto poco per fronteggiare questa sfida con strumenti comuni, in parte perché a suo tempo gli Stati membri preferirono non delegare competenze al livello europeo in materia di sanità, e in parte perché anche in questa occasione la solidarietà ha tardato a manifestarsi.
[…continua]
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Foto sopra duncan c cc by nc – Londra, Kings Cross, 16/3/2020
Sotto NYNG cc by nd – New York, 14/3/2020






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