L’Unione europea ha chiuso i suoi confini e sospeso Schengen per 30 giorni

L’emergenza sanitaria per la diffusione del virus Sars-Cov-2 è arrivata in Europa al suo punto di svolta, forse quello più critico. Il presidente francese Emmanuel Macron, durante un discorso ai cittadini francesi sui nuovi provvedimenti anti contagio, ha annunciato la decisione dell’Unione europea di chiudere le frontiere dell’area Schengen. A partire dalle 12 di oggi, martedì 17 marzo, per i seguenti 30 giorni “tutti i viaggi tra i paesi non europei ed europei saranno sospesi”. Fanno eccezione – come ha aggiunto, in seguito, la presidentessa della commissione europea Ursula von der Leyen – i cittadini europei che si mettono in moto per tornare a casa, il personale sanitario e  i ricercatori, così da “non appesantire ulteriormente i sistemi sanitari”.

Come funziona il trattato di Schengen

Il trattato è una delle conquiste più importanti dell’Unione europea da quando è entrato in vigore, nel 1985. Vi aderiscono 26 stati (22 membri altri 4 non membri) e crea una zona di libera circolazione dove i controlli alle frontiere sono aboliti. Concretamente, quindi, all’interno di questa zona nel perimetro degli stati membri i cittadini e le merci possono muoversi in piena autonomia. In circostanze eccezionali, il trattato può prevedere delle deroghe o può essere sospeso per un massimo di due mesi. Le prime sono state ampiamente impiegate per contrastare la minaccia terrorismo, aumentando i controlli delle persone in transito nell’area. Per la prima volta si è presentata la seconda opzione, riportando il continente indietro di 35 anni.

Questa decisione aggiunge un ulteriore tassello a una situazione che, di fatto, stava impedendo la piena applicazione del trattato di Schengen. Come riporta il Guardian, finora sono già 10 i paesi che hanno ripristinato i controlli alle frontiere (Austria, Ungheria, Repubblica ceca, Danimarca, Polonia, Lituania, Estonia, Germania, Svizzera e Norvegia). E a questi, da poco, s’è aggiunta la Spagna e, presto, potrebbe essere il turno anche della Slovenia.

Di fronte a uno scenario simile, l’Europa potrebbe trovarsi totalmente impreparata. Stiamo parlando, infatti, di un meccanismo di circolazione molto consolidato, soprattutto a livello economico e questo potrebbe portare, nello scenario peggiore, a una paralisi del sistema.

Cosa potrebbe accadere

Eric Mamer, portavoce della Commissione europea, ha delineato un quadro abbastanza preoccupante su ciò che è accaduto con l’introduzione dei primi controlli alle frontiere. “Abbiamo prove di chilometri e chilometri di code in alcuni posti di frontiera” – si legge dal sito d’approfondimento Politico – “con camion che non sono stati in grado di passare a causa dei controlli”. Per scongiurare problemi nel trasporto di merci di approvvigionamento, la Ue è corsa ai ripari. La presidentessa von der Leyen ha proposto “corsie rapide, preferenziali, per il trasporto di medicinali ed equipaggiamenti medici, cibo e servizi essenziali. È vitale per noi mantenere la continuità del trasporto delle merci”.

Salvaguardare i vari mercati interni è una delle soluzioni per consentire che beni di prima necessità siano sempre disponibili in ogni paese, ma di fronte a una crisi sanitaria così diffusa e grave è necessario che vi sia la collaborazione di tutti gli stati membri. La Commissione ha dettato le linee guida: vedremo quanto saranno rispettate e cosa accadrà nei prossimi giorni.

(Albachiara Re, Wired cc by nc nd)

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