Apertura a Zilina del Nomadismo poetico di Marco Gerbi

Marco Gerbi vicino all’opera “Senza pietà”

Il pomeriggio del 9 Dicembre, nel centro di Zilina, l’atmosfera ha tutte le caratteristiche del Natale classico. Cade la neve con un vento freddo che non scherza, di fronte alla Povazska Galeria Umenia c’è un mercatino, il centro della città è molto vivo, le luci del vicino centro commerciale Mirage e gli addobbi della festa appesi un po’ ovunque danno un sapore particolare alla serata.

Entriamo nella Galleria, dove si apre la mostra “Nomadismo poetico” di Marco Gerbi. Il grande edificio che ospita l’evento si è meritato quest’anno il premio CEZAAR 2010 per la migliore ricostruzione architettonica in Slovacchia. Dopo un lavoro durato 4 anni, la struttura è sicuramente diventata uno degli spazi espositivi più belli del Paese. La mostra è aperta dal Direttore Milan Mazur e dalla Direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura di Bratislava Teresa Triscari, alla presenza dell’autore.

Le 100 opere esposte sono ammirate da un ampio pubblico attento, si notano tanti giovani, parlando con alcuni di loro si viene a sapere che sono studenti dell’Accademia di Belle Arti di Zilina e Banska Bystrica. La mostra ripercorre la carriera ventennale del Gerbi. Si notano nelle opere vari riferimenti alla Pop art, al Noveau realisme, alla Poesia visiva con sconfinamento nel Dadaismo.

Per la prima volta dopo le recenti mostre tenute a Praga, Galanta, Varsavia, Budapest, Cracovia e Turku sono riunite la serie delle “Mappe d’Italia” che visibilmente erano tra le preferite del pubblico.  Come detto anche dal curatore Milan Mazur, ogni mappa ha tutte le volte le solite dimensioni, la stessa forma, ma all’interno del territorio si condensano personaggi della storia, dello spettacolo, della cultura italiana insieme a loghi commerciali, simboli del Made in Italy e altri stereotipi che hanno reso il Belpaese famoso nel mondo.

Il direttore Mazur, Teresa Triscari, l’artista Nina Soskova e Marco Gerbi

Marco Gerbi è in definitiva un cantastorie dei nostri tempi che crea in ogni lavoro un racconto con semplicità, ironia e intelligenza. Come ha detto anche il curatore, Gerbi ripropone tanti elementi dell’arte classica e delle avanguardie rivisitandoli in chiave molto personale e moderna, e utilizza spesso per i suoi lavori riviste nelle quali intercetta immagini, sottraendole al destino di prodotti effimeri per consacrarle all’ambito più duraturo dell’arte. La pubblicità è, in questo caso, un grosso concentrato estetico capace di fornire modelli. Le immagini trasferite nelle opere sono risignificate come emblematiche della civiltà massmediale. Il suo lavoro consiste nel manipolare immagini e simboli del benessere con la loro carica di “oggetti del desiderio” collettivo, per trasferirli in un nuovo campo d’esistenza.

Si riappropria creativamente di immagini “offerte” ovunque, che, proprio per la loro eccedenza, finiscono per non comunicare niente; il suo modo di porsi di fronte a tali messaggi è anche un atteggiamento critico al quotidiano

bombardamento di réclame che incombe come omologante della cultura di massa. Depero, nel Manifesto sul Futurismo e l’arte pubblicitaria, proclamava che «L’arte dell’avvenire sarà pubblicitaria». Gerbi attua la sintesi fra arte e pubblicità utilizzando la pubblicità per fare arte. Il passaggio dell’immagine di consumo in un contesto diverso da quello in cui è nata la rende come una nuova icona.

Tra il numeroso pubblico c’era anche il responsabile della Maccaferri Central Europe Dottor Antonio Canfora. Questa ditta italiana che è presente in varie parti del mondo, qui in Slovacchia con sede a Brezova pod Bradlom, ha sostenuto finanziariamente la mostra. La Maccaferri è impresa da sempre impegnata nella cultura, può vantare anche di aver avuto tra i propri dipendenti, negli anni ‘60, Luigi Ontani, artista adesso apprezzatissimo a livello mondiale. Fu proprio la Maccaferri che organizzò, nella metà di quel decennio, la prima mostra, una collettiva, del geniale artista bolognese. Antonio Canfora, dopo l’apertura ufficiale, ha guardato con interesse le opere discutendone insieme a Gerbi, oltre che con il Direttore della Galleria Milan Mazur e con la Direttrice dell’IIC Teresa Triscari.

Un evento, questo di Zilina, dove cultura di alto livello e impresa anno trovato una felice simbiosi.

La serie Mappe d’Italia

Il pubblico presente

La mostra rimane aperta fino al 13 Febbraio 2011.

Galleria di Arte della Città di Zilina, M.R. Stefanika 2, Slovacchia
Telefono: 00421 41 562 25 22
Web: www.pgu.sk
Biglietti: 1 euro intero e 0,50 euro ridotto
Orario di apertura: Martedì – Venerdì : 9:00 – 17:00, Sabato-Domenica: 10:00 – 17:00

(Antonio Foglia)

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