Dove sono i migliori cervelli del mondo: Italia, Cechia e Slovacchia tra i primi 500 nella classifica mondiale

Al di là dei problemi che affliggono il mondo della ricerca scientifica e al di là di ogni polemica, in Italia, in Cechia e in Slovacchia i luoghi di studio e approfondimento continuano a dimostrare impegno e profitto. Lo testimonia il nuovo rapporto edito dalla Scimago, portale gratuito che elabora dati allo scopo di pubblicare indicatori di natura scientifica, che ha stilato una classifica di 2.800 istituzioni distribuite in 87 Paesi nel mondo, responsabili dell’80% della produzione scientifica tra il 2004 e il 2008.

L’Italia conquista ottime posizioni con il 23esimo posto del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), il 56esimo grazie all’Università La Sapienza di Roma e l’89esimo per merito dell’Università degli studi di Bologna. Questo smentisce le frequenti e feroci critiche impartite al sistema italiano, che viene tacciato di essere tra le “ultime ruote del carro” della ricerca nei Paesi occidentali. Il ranking infatti si basa su indicatori precisi che misurano in maniera dettagliata l’output delle istituzioni prese in considerazione, così da rivelare l’entità delle ricerche svolte nei laboratori, il loro impatto nella comunità scientifica e il grado di internazionalizzazione. In particolare la Scimago ha tenuto conto della quantità e qualità delle pubblicazioni in giornali e riviste di settore, l’impatto che ne è scaturito e le collaborazioni effettuate con partner stranieri. Criteri seri che dimostrano quanto l’Italia stia tentando di tenersi al passo nel mondo della scienza nonostante le mille difficoltà.

Risale a pochi giorni fa infatti la riforma Gelmini sull’Università che ha suscitato polemiche e polveroni. Per quanto concerne i ricercatori ha inserito un nuovo sistema denominato Tenure-Track, che prevede contratti da 3 a 5 anni, estendibili di altri 3, dopo i quali è obbligatoria l’assunzione. Per entrare di ruolo tuttavia è necessario aver prima realizzato pubblicazioni specializzate, esperienze internazionali e didattiche, e sottoporsi a un esame nazionale di abilitazione che dà diritto alla carriera di professore associato. Negli ambienti accademici ci si interroga sull’efficacia di questo nuovo iter e se riuscirà a ridurre la famosa “fuga dei cervelli” che solo l’anno scorso ha provocato una perdita economica di 4 miliardi di euro all’Italia (tale è il valore misurato in brevetti realizzati dai ricercatori italiani all’estero) come ricorda l’Icom, l’Istituto per la competitività.

Anche in Repubblica Ceca i problemi non sono da meno. L’Accademia delle Scienze si piazza al 97esimo posto, mentre l’Università Carolina di Praga è al 231esimo posto. Commenta il Rettore, Vaclav Hampl: «Ciò che mi appaga di più è l’aver ottenuto una buona posizione in mezzo a tante rivali, sebbene la nostra università non goda di supporti finanziari nella stessa loro misurea e non possa dedicarsi totalmente alla ricerca pura».

Non si può dire altrettanto per la Slovacchia, che vede i suoi istituti in fondo alla classifica. Al 424esimo posto si situa l’Accademia Slovacca delle Scienze (SAV) e al 976esimo l’Università Tecnica Slovacca (STU). Si tratta comunque di un posizionamento intermedio, visto il totale di 2.800 competitors, ma dal momento che viene preceduta da Nazioni come Repubblica Ceca, Polonia, Bulgaria e Croazia, il confronto con altri Paesi dell’est europeo suggerisce un ripensamento. Non a caso Eugen Jurzyca, Ministro dell’Educazione in Slovacchia, ha accolto i risultati della Scimago con modesto entusiasmo e ha promesso di intensificare gli sforzi del suo Dicastero con l’intento di rinnovare il settore educativo entro i prossimi quattro anni, oltre a migliorare gli standard nella ricerca scientifica delle università slovacche. Si prevede anche l’apertura di accademie private in grado di cooperare con le aziende coinvolgendole con idee e brevetti innovativi.

(Katia Montresor)

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