Sui migranti l’Est Europa “congela” il Trattato di Dublino

Di Omar Porro, The Zeppelin – Siamo allo stallo politico sulla riforma del Trattato di Dublino. E parte della “colpa” è proprio dei Paesi dell’Est Europa, che non vogliono concedere spazi di manovra né alla Commissione né al Consiglio europeo.

La rotta balcanica e quella mediterranea, hanno reso necessaria un’interrogazione dell’Unione europea sulla gestione del fenomeno. Ma il dibattito si preannuncia più “caldo” del previsto.

Trattato di Dublino: i paesi mediterranei chiedono aiuto

Sono stati i Governi di Italia, Grecia, Malta, Spagna e Cipro a chiedere una maggiore collaborazione nella gestione dei flussi. Il vero problema resta legato alle tempistiche di conclusione delle pratiche burocratiche.

In molti casi, un migrante accolto in prima battuta dall’Italia deve attendere almeno 12 mesi prima di vedersi concessa la possibilità di chiedere il trasferimento in un altro Stato membro.

Una bozza di modifica del trattato, proposta alla Commissione europea, vorrebbe allungare da uno a dieci gli anni questa “presa in carico”. In questo decennio il primo Stato membro in cui è stata presentata la domanda di asilo resterebbe comunque responsabile del migrante, anche se vive altrove.

Da qui la proposta dei Paesi meridionali di portare a due gli anni di “responsabilità”, e non dieci come proposto alla Commissione dalla presidenza del Consiglio bulgara (in carica fino a giugno).

Una proposta, quella avanzata dai Governi mediterranei, sonoramente bocciata dai Paesi continentali e del Nord dell’Unione.

Visegrad: di qui non si passa

L’Ungheria, forte della riconferma di Viktor Orban alle elezioni, e la Polonia, guidata anch’essa da un governo ultra-conservatore, hanno già fatto sapere di non voler concedere nessuna apertura in tema di immigrazione. I cosiddetti Governi “Visegrad” (che conta anche Slovacchia e Repubblica Ceca e a cui si sta accodando l’Austra), infatti, hanno fatto sapere di non voler arretrare minimamente sul tema del ricollocamento.

Quote predefinite per la ridistribuzione dei richiedenti asilo che accedono all’Unione dalle frontiere meridionali e mutuo soccorso tra Stati membri. Queste le richieste, bocciate dai Paesi dell’Est Europa.

Tra l’altro, i Paesi di quest’area sono quelli che, grazie ai bilanci europei e al Fondo di coesione – che fa defluire investimenti e soldi dai Paesi più ricchi a quelli meno ricchi, così da superare le disparità tra i Paesi e migliorare commercio, trasporto e infrastrutture per le comunicazioni – ricevono in proporzione molti più soldi da parte di quei Paesi – Francia, Germania e Italia in primis – che chiedono una revisione di Dublino.

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Foto UNHCR Photo Unit cc by nc

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