Kiska: non mi ricandido ma non lascio la politica

Il presidente Andrej Kiska ha sciolto ieri pomeriggio, con qualche mese di anticipo (aveva promesso una risposta entro settembre) tutti i dubbi sulla sua potenziale candidatura per la rielezione a capo dello Stato nel 2019. Ma ha aperto nuove domande sul suo futuro nella scena politica nazionale, dato che ha specificato di non volersi ritirare a vita privata.

Kiska ha annunciato ieri dal palazzo presidenziale che non parteciperà alle elezioni del 2019, dicendo che a farlo desistere sono stati diversi fattori. Ha citato l’importanza che rappresenta per lui la vita famigliare, «che non ho mai nascosto» (del resto il suo ultimo figlio, il quinto, è nato lo scorso anno, concepito durante il suo mandato) e il fatto di essersi più di una volta spinto ai limiti dei suoi poteri presidenziali, come nel caso delle decisioni sulla nomina dei giudici della Corte costituzionale o il recente rimpasto di governo, vicende che gli hanno procurato frizioni con le altre alte istituzioni dello Stato, in particolare con il primo ministro e il partito Smer-SD, con i quali i rapporti non sono mai stati idilliaci.

Per non dire che i contrasti già in essere si sono ancora di più inaspriti dopo l’uccisione del giornalista Jan Kuciak, quando lui aveva preteso un esecutivo totalmente nuovo o elezioni anticipate, scatenando un putiferio. La sua decisione di non correre per il secondo mandato è anche stata influenzata dall’attuale situazione politica e sociale, contraddistinta da una crescente mancanza di fiducia dell’opinione pubblica nelle istituzioni statali. «Penso che sia giusto che i cittadini scelgano un presidente che non avrà il peso delle lotte che ho io», ha affermato.

Tuttavia, Kiska intende riflettere su come «utilizzare al meglio l’autorità e la fiducia» di cui gode nella società, «presso gran parte dell’opinione pubblica», una volta concluso il suo incarico nel giugno 2019. Ha ammesso di avere un progetto, ma che potrà divulgarlo solo in autunno «dopo le elezioni amministrative». In ogni caso, ha detto che il suo obiettivo, lo stesso di quando è sceso nell’arena politica qualche anno fa, è di contribuire all’inizio di una nuova era politica in Slovacchia. Un anno fa, nell’aprile 2017, il presidente aveva invece negato di voler impegnarsi in qualche modo nella vita politica del paese.

In attesa dell’annuncio di Kiska, il giorno precedente l’ex premier e leader di Smer-SD Robert Fico lo ha invitato a pubblicare tutti i conti della campagna elettorale del 2014, in modo che si possa capire se è stata condotta in maniera corretta e trasparente. Oppure chiarire se “qualcuno” ha avuto un enorme vantaggio, spendendo più di quanto permesso dalla legge con diversi artifizi e nascondendolo poi ai controlli. Fico crede che Kiska dovrebbe dare il suo consenso alla pubblicazione della relazione finanziaria completa 2013-14 della società a responsabilità limitata KTAG, che aveva sostenuto una parte dei costi della campagna. Un invito già fatto nei mesi scorsi, dopo l’uscita su alcuni giornali di informazioni sul superamento della soglia di legge nella campagna di Kiska.

L’ex primo ministro ha detto che non è un caso che il presidente annunci la sua intenzione o meno di candidarsi proprio il 15 maggio, dal momento che la commissione parlamentare per i conflitti di interessi ha previsto quesl giorno una seduta per deliberare sulla questione. Se i gravi sospetti di cui si parla fossero confermati, ha detto Fico, il presidente «non ha altra scelta che dimettersi». La legge stabilisce un tetto massimo di 130 mila euro di spesa nelle campagne elettorali presidenziali, mentre Kiska avrebbe ammesso di avere speso 251 mila euro, facendo i pagamenti dal suo conto privato. E poi, nel mese di marzo 2014, nel pieno dei due turni di voto, ha superato in maniera significativa quel limite facendo uso della ditta KTAG che possiede insieme al fratello, ha detto Fico, e infine chiedendo un rimborso Iva su costi relativi alla campagna per decine di migliaia di euro.

Dopo l’annuncio di Kiska sono arrivati i commenti di diversi rappresentanti politici. In generale, i membri dell’opposizione si sono detti dispiaciuti per la decisione del presidente, e in buona parte sorpresi, dato il rispetto di cui gode nella società. Il partito Libertà e Solidarietà (SaS), ad esempio, lo ha ringraziato di avere dato l’annuncio non appena è stata presa la sua decisione, e afferma di comprendere le ragioni di Kiska per non voler correre di nuovo per la poltrona. Allo stesso tempo, SaS invita il resto dell’opposizione a unirsi per scegliere un candidato forte e indipendente, in grado di battere la concorrenza delle figure che saranno proposte dall’attuale maggioranza. Mentre Igor Matovic, leader di Gente Ordinaria (OLaNO), si è detto rattristato ma comunque contento che Kiska non abbia intenzione di ritirarsi dalla vita pubblica per «contribuire attivamente alla pulizia della politica slovacca anche dopo la fine del suo mandato». Il presidente del Parlamento e capo del Partito nazionale slovacco (SNS) Andrej Danko ha invece detto che se Kiska dovesse fondare un suo partito, gli elettori di centro-destra avranno una nuova “ragionevole” alternativa.

(La Redazione)

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