Lo scandalo che deciderà il futuro della chiesa

Di Francesco Peloso, Internazionale – Nell’arco dell’ultimo ventennio, lo scandalo degli abusi sessuali sui minori ha aperto una crisi drammatica nel cattolicesimo mondiale e prodotto cambiamenti profondi, in parte senza precedenti, nella chiesa di Roma. Da una parte si è affermato un principio di responsabilità – prima negato e occultato – di fronte a delitti considerati gravissimi dall’opinione pubblica e da molte legislazioni civili, allo stesso tempo è entrato in discussione il clericalismo inteso come potere separato e intangibile della chiesa e dei suoi apparati. Su questo secondo aspetto, peraltro, è in corso una battaglia culturale all’interno delle stesse gerarchie ecclesiastiche tutt’altro che conclusa.

Il momento di svolta in questa storia è il 2001: quell’anno esplodeva infatti il caso dell’arcidiocesi di Boston portato definitivamente alla luce nei mesi successivi dal Boston Globe attraverso l’ormai storica inchiesta che si è aggiudicata il premio Pulitzer ed è diventata un film da Oscar nel 2016, Il caso Spotlight. Qualcosa di paragonabile – per impatto sull’opinione pubblica e costruzione del mito del giornalismo a stelle e strisce – era avvenuto solo con lo scandalo Watergate, l’evento che contribuì alle dimissioni di Richard Nixon, da cui pure venne tratto un celeberrimo film, Tutti gli uomini del presidente.

Dopo l’inchiesta circa settanta sacerdoti furono accusati di abusi commessi nel corso di alcuni decenni a Boston. Il cardinale arcivescovo della città, Bernard Law, si dimise nel 2002 e di lì a poco si trasferì a Roma, sfuggendo così ai procedimenti giudiziari nei quali era coinvolto per aver coperto i colpevoli, nascosto i delitti e fatto pressione in vari modi sulle vittime e sulle loro famiglie affinché mantenessero il segreto. Law, tra le proteste delle organizzazioni delle vittime e di molti fedeli, fu nominato da Giovanni Paolo II arciprete della basilica di Santa Maria maggiore, a Roma, uno dei più importanti luoghi di culto cattolici al mondo. Vi rimase dal 2004 al 2011. Nel 2017 è morto.

Il processo in Australia
In questa primavera 2018 altri fatti raccontano, in modo diverso, la stessa storia. Lo scorso 1 maggio il cardinale George Pell è stato rinviato a giudizio da un tribunale australiano relativamente a diversi casi di abusi su minori, che sarebbero avvenuti in due momenti diversi: tra gli anni settanta e ottanta del novecento a Ballarat, paese di origine di Pell, da cui prese il via la sua carriera ecclesiastica; e tra la fine degli anni novanta e il 2000 a Melbourne, città in cui ricopriva la carica di arcivescovo. Altre accuse sono state respinte dalla giudice Belinda Wellington che, dopo aver ascoltato per un mese una cinquantina di testimonianze contro e a favore dell’accusato, ha deciso che il processo poteva avere luogo.

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