In Germania mancano i lavoratori

“Festa del Primo maggio, in Italia manca il lavoro, in Germania non si trovano i lavoratori. I posti vacanti nel primo trimestre del 2018 non sono mai stati tanti nella storia della Repubblica federale: un milione e 190mila. Nello stesso periodo dell’anno scorso erano 126mila di meno. Eppure continuano a diminuire i disoccupati, scesi in aprile al minimo dalla riunificazione, a due milioni e 384mila. In particolare i posti vacanti sono 930mila all’Ovest, e 260mila nella ex Ddr. Le imprese assumono, ma hanno sempre più bisogno di dipendenti qualificati per far fronte agli ordinativi. La domanda interna cresce, ma nonostante la situazione internazionale, e le sanzioni imposte dagli Stati Uniti, sale anche l’export”. Così scrive Roberto Giardina su “il Deutsch-Italia”, quotidiano online diretto a Berlino da Alessandro Brogani.

“I politici dibattono il problema dell’Hartz IV, l’assistenza sociale (da non confondere con l’assegno di disoccupazione). La ricevono in 6milioni, ma un terzo sono minori. La sinistra denuncia che l’assegno (416 euro al mese, più l’alloggio) si trasforma in una trappola da cui è difficile uscire I figli degli assistiti non vengono educati a trovarsi un lavoro, si finisce in un limbo sociale. Ma è difficile motivare gli adulti: un milione e 600mila non hanno alcuna preparazione, e molti non parlano tedesco. Non possono svolgere i lavori richiesti dalle aziende. Le imprese, a prescindere dalla loro grandezza, cercano dipendenti specializzati.

In particolare, la difficoltà di trovare mano d’opera pesa sulle piccole aziende fino a nove dipendenti. Le grandi imprese sono avvantaggiate a scapito delle piccole e medie imprese: il 90 per cento delle ricerche di personale riguarda aziende fino a 500 dipendenti. Si trova più facilmente personale nel settore pubblicitario e nelle società di ricerca di mercato, e nelle imprese online: i posti vacanti sono scesi da 327mila a 296mila.

Ma le società ad alta tecnologia non riescono a fronteggiare la concorrenza delle rivali americane o canadesi che offrono stipendi più alti, e condizioni di vita più attraenti per le famiglie.

Mancano i dottori e gli infermieri. Difficile trovarli all’estero perché ovviamente la conoscenza della lingua è indispensabile. Inoltre si chiudono gli studi medici soprattutto in provincia, dove i pazienti sono anziani, e parlano in dialetto. Mancano gli artigiani, i parrucchieri, i falegnami, non si trova personale per gli alberghi. E sono migliaia i posti vacanti nella pubblica amministrazione. Un problema che pesa sulla crescita.

Secondo l’Institut der deutschen Wirtschaftdi Colonia, l’Istituto dell’economia tedesca, la mancanza di lavoratori qualificati fa perdere lo 0,9 del Pil, pari a oltre trenta miliardi all’anno. Le imprese sono disposte ad affrontare il costo per preparare i giovani apprendisti, anche pagando corsi di lingua a chi non conosce il tedesco. Ma è meglio chiedere informazioni in Italia, ai consolati, per ottenere i giusti contatti prima di trasferirsi in Germania. La mancanza di mano d’opera è anche il motivo del calo degli investimenti da parte dei privati: perché acquistare macchinari più sofisticati e costosi se poi non si trovano gli addetti in grado di farli funzionare?”.

(aise)

Foto Lusign CC0

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