Cosa si racconta in Italia dei connazionali in giro per il mondo

Sempre maggiore l’interesse in Italia su come se la passano i nostri connazionali all’estero. Tanti gli articoli, gli editoriale e le rubriche speciali dedicate a sbirciare nella quotidianità di chi ha deciso, per scelta o necessità, di espatriare.

Su un articolo di Enrico Marro de “Il Sole 24 ore”, si parla per esempio dei numeri sempre più alti di giovani laureati che “fuggono” all’estero in cerca di prospettive che il nostro Paese non riesce loro a fornire. Nel 2016, secondo l’articolo, l’Italia ha perso 10 mila “cervelli”, il doppio di quanti non ne avesse perduti nel 2012. Tutte le regioni sono interessate al fenomeno, ma con netta superiorità quelle meridionali.

Per la rubrica Cervelli in fuga” de Il Fatto Quotidiano, riportiamo due articoli di Ludovica Liuni.
Nel primo si racconta la vicenda di Laura Imai Messina, trasferita in Giappone tredici anni fa, dove, dopo un dottorato e un Phd, insegna in alcune università della capitale. Nata a Roma nel 1981, Laura si è trasferita a Tokyo dopo essere rimasta folgorata dalla cultura giapponese appresa sui libri della facoltà di Lettere alla Sapienza. Un mondo completamente diverso quello in cui si è trovata, una cultura nuova, da dover imparare. “Noi andiamo subito dritti al sodo e facciamo amicizia facilmente” racconta “mentre qui ci vogliono tempi biblici per guadagnarsi la fiducia di qualcuno”.
Nel secondo articolo, si parla invece di Paolo Gallo, 33 anni, di Milano, che in Italia raccontava per passione le storie degli italiani all’estero su una web radio e che poi all’estero ci è finito per davvero, finendo a fare l’allenatore di calcio a Sydney. A Milano faceva il contabile. Un lavoro che nel 2013 comincia a stargli stretto, nonostante l’indipendenza economica. Ecco allora che, con un pizzico d’incoscienza necessaria in questi casi, decide di seguire i propri sogni e di mollare tutto.
In entrambi i casi, sia Laura, sia Paolo non sono critici verso l’Italia, anche se ammettono che nei paesi in cui hanno deciso di vivere le cose sono forse più facili grazie a una minore burocrazia e a un modo più dinamico di concepire i rapporti di lavoro. Entrambi sentono la mancanza dell’Italia ma, per ora, l’unico modo per tornare è da turisti. Nessuna intenzione di fare un passo indietro, dunque.

Su Today.it, in un articolo di Andrea Falla, si parla di come l’Europa aiuti i giovani a trovare lavoro in un momento di crisi come questo che stiamo vivendo, soprattutto in Italia, dove le opportunità scarseggiano. In particolare l’articolo parla di tre progetti che mirano ad aiutare giovani e meno giovani a trovare un lavoro nell’Ue. Si tratta di YfEj (Your first Eures job) dedicato ai giovani tra i 18 e i 35 anni, Reactive per gli over 35 e Drop’pin @EURES, per promuovere tirocini e corsi di formazione. Insomma, il modo per lasciare l’Italia senza compiere un salto nel vuoto esiste, basta informarsi e il gioco è fatto.

Per terminare, prendiamo un articolo de Il Messaggero, dove si parla della viterbese Marta Schirripa, scienziata oggi tornata nel suo paese di origine, dove le è stata conferita la benemerenza civica, ma che all’estero ha portato in alto i colori dell’Italia, raggiungendo risultati nella ricerca contro i tumori davvero molto all’avanguardia.
In un messaggio inviato in occasione dell’importante riconoscimento, la Schirripa ha dichiarato: “Ho avuto la fortuna di trascorrere un periodo all’estero, dove ho potuto portare avanti i miei progetti in autonomia. Al rientro ho continuato a fare ricerca all’istituto dove lavoro in Veneto. Sarebbe auspicabile che possibilità come la mia venissero date ai medici che dimostrano interesse per la ricerca e che non fosse necessario spostarsi all’estero o fuori dal Lazio, per poter realizzare il loro desiderio”. Insomma, l’appello di un “Ex cervello in fuga” rientrato a casa che non può certo essere ignorato, soprattutto se si pensa che la donna ha scelto di rientrare nonostante il suo lavoro fosse fortemente apprezzato all’estero, come dimostra l’assegnazione del premio Merit award della Conquer cancer foundation, consegnato a Chicago durante il congresso della società americana di oncologia clinica Asco, proprio per gli studi sul tumore al colon.

(focus\ aise)

Foto pixabay CC0

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