I tanti misteri della morte di Mozart

Di Antonello Cannarozzo, Italiani.net – Ci sono artisti senza tempo che per la loro grandezza innovativa sono sempre attuali. Per loro il tempo e le mode non hanno alcun valore, conseguono sempre l’ammirazione per il loro genio tra le generazioni che si susseguono e, certamente, Wolfgang Amadeus Mozart è tra questi.

Una vita breve e frenetica la sua, nato a Salisburgo il 27 gennaio del 1756 e morto a Vienna il 5 dicembre 1769, suo padre Leopoldo lo definiva, “Il miracolo che Dio ha fatto nascere” se è vero che ad appena 3 anni suonava già il clavicembalo e a 5 componeva musiche come “Andante e allegro” oppure “Minuetto” e da allora, per altri 30 anni della sua vita, compose, come dissero i suoi estimatori, di tutto e sempre in maniera grandiosa.

Apprezzato da re e imperatori, da papi e da nobili, ma anche da semplici borghesi, Mozart possiamo definirla una vera star ante litteram in vita e un mito irraggiungibile dopo la sua morte.

E proprio la sua morte, come la sua vita è ancora oggi piena di misteri.

Ad esempio, si parlò, senza alcun fondamento, dell’invidia nei suoi confronti da parte di un grande musicista italiano dell’epoca anch’egli a Vienna, Antonio Salieri, il quale, secondo una leggenda consolidata da libri e da film, era talmente cieco di rabbia verso il giovane talento che lo avrebbe avvelenato per togliere il rivale più temibile alla corte austriaca.

Nulla di vero, ma il povero Salieri portò tutta la vita, ed anche oltre, questa infamia.

Delle cause vere che condussero alla morte di Mozart, escludendo il Salieri, si ebbero negli anni almeno 150 diagnosi di medici patologi che, affascinati dal caso, vollero studiarne le cause che gli furono fatali, ma, tutte, ovviamente, sono rimaste solo ipotesi: dalla malattia ai reni alle affezioni reumatiche, dalle crisi polmonari ad una infinità di infezioni fino ad arrivare all’uso esagerato che faceva di pillole di mercurio per curare la sifilide, amante com’era delle belle donne.

Abbiamo detto ipotesi di morte perché in realtà non si sa nulla sulla fine che ha fatto il suo cadavere per poter investigare in maniera certa, conosciamo solo dai documenti ufficiali che spirò nella sua casa viennese cinque minuti prima dell’una di notte del 5 dicembre del 1791 e da quel momento tutto entra nel vago.

Sappiamo anche che poche ore dopo il cadavere era già esposto alle prime luce dell’alba presso la cattedrale di Santo Stefano, poi, solo nel tardo pomeriggio, fu celebrato un veloce funerale di terza classe per pochi scellini, lui che aveva guadagnato per l’epoca milioni degli attuali euro, e tutto senza che nessuno della famiglia fosse presente alle esequie ed alla tumulazione con la totale assenza anche dei personaggi più in vista di Vienna per un genio acclamato fino a pochi giorni prima.

Si disse, a miserevole giustificazione, che quel giorno sulla città diluviava, mentre le carte meteo del tempo scrivono che c’era un cielo terso, altro che pioggia.

Sulla sua tumulazione avvenuta nel totale silenzio ed in segreto si è detto che fu a causa delle disposizioni comunali dove un carro funebre doveva attraversare la città solo di sera per non affliggere i passanti.

Sarà pure vero, ma allora perché mettere il cadavere in una fossa comune come uno sconosciuto insieme ad altri cinque o sei morti, secondo alcuni testimoni?

[…]

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