Embraco: venduta ai giapponesi anche la fabbrica slovacca, non quella italiana

Il gruppo statunitense di elettrodomestici Whirlpool ha ceduto la divisione compressori Embraco alla società giapponese Nidec Corporation per la somma di 1,08 miliardi di dollari (882,5 milioni di euro) in contanti. Il contratto include tutti gli impianti di Embraco in Brasile, Cina, Messico e Slovacchia, ma non quello piemontese di Riva di Chieri, vicino a Torino, della controllata Embraco Europe srl, che il gruppo ha già deciso di chiudere trasferendo con buona probabilità la produzione in Slovacchia. Whirlpool ha giustificato la dismissione dicendo di volersi concentrare principalmente sul mercato consumer, cedendo le divisioni componenti.

Embraco, i cui compressori sono utilizzati nei frigoriferi domestici Whirlpool e in diversi impianti di refrigerazione per uso commerciale, è nata nel 1971 in Brasile e nel corso degli anni ’80 è divenuta leader mondiale del settore. Nel 1997 entra nell’orbita Whirlpool, che ne acquista la maggioranza del capitale. L’azienda impiega 11.000 persone in otto stabilimenti produttivi, di cui 537 in Italia, e nel 2017 ha fatturato 1,3 miliardi di dollari. Anche dopo la vendita, l’azienda rimarrà comunque fornitrice del più grande gruppo produttore di elettrodomestici al mondo, nel cui portfolio è anche il marchio italiano Indesit.

I giapponesi vogliono rafforzare il polo produttivo slovacco, che ora sarà composto di due stabilimenti: l’impianto Embraco slovacco di Spisska Nova Ves, dove sono oggi 2.300 lavoratori, e lo stabilimento di compressori Nidec Global Appliance Slovakia, ospitato nell’ex sede Calex a Zlate Moravce, comprato lo scorso anno dalla tedesca Secop, dove sono impiegate 1.000 persone.

I vertici del gruppo hanno deciso la chiusura dello stabilimento produttivo italiano nel dicembre scorso, e hanno avviato il licenziamento collettivo di 497 dipendenti strettamente collegati alla produzione, una iniziativa poi congelata fino a fine anno in seguito a trattative con il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda. Nel frattempo, è stato avviato per gli addetti un piano di uscite incentivate e volontarie e ci sono discussioni presso il ministero per un percorso di reindustrializzazione del sito con la ricerca di nuovi investitori. Al momento sarebbero tre le aziende interessante a insediarsi negli spazi torinesi di Embraco, una italiana, una giapponese (non è Nidec) e una israelo-cinese. La delocalizzazione di Embraco in Slovacchia aveva portato il ministro ad accusare Bratislava di un uso illecito dei fondi dell’UE per attirare investimenti. Le regole comunitarie vietano infatti di ricevere contributi per l’insediamento di una fabbrica e la conseguente chiusura in un altro paese membro.

(Red)

Foto: la fabbrica slovacca di Embraco

2 Commenti

  1. Non è chiaro dove verrà spostata la produzione che era in Italia, in Slovacchia scrivete ma se i 2 stabilimenti o almeno quello di SNV passerà ai giapponesi , ne faranno uno nuovo ?

  2. I giapponesi si comprano la produzione Embraco, ma non la divisione produttiva italiana, che già è stato deciso di delocalizzare altrove … Dove veramente passerà la produzione italiana però non è chiaro, perché anche i sindacati li slovacchi dicevano qualche settimana fa che 1. la capacità dell’impianto di SNV è al limite e 2. si parlava del rischio che Whirlpool avrebbe scelto una location ancora più a est. Nessuno ha detto per il momento se/cosa intendono fare i giapponesi.

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