Gli italiani schedati in Slovenia

Dal 2014 il ministero dell’Interno controlla direttamente gli elenchi elettorali delle minoranze. Vere e proprie liste etniche su cui le Comunità Nazionali non sembrano aver molto da obiettare. Di Stefano Lusa.

Presso il ministero dell’Interno esiste una lista con i nomi di tutti i membri maggiorenni della comunità nazionale italiana, con tanto di data di nascita ed indirizzo. Un elenco da cui una volta entrati non si può chiedere di essere depennati. Tutto legale ed alla luce del sole; anzi su quella lista gli italiani sono corsi ad iscriversi da soli. Un po’ come fecero gli ebrei nel 1938, quando le autorità fasciste chiesero loro di autodenunciarsi in un “censimento della razza”, la cui esistenza facilitò non poco il lavoro dei nazisti nel 1943, che poterono così andare a prelevarli casa per casa e per spedirli verso i forni crematori. Analogie improponibili, vere e proprie stupidaggini, dicono gli esponenti della Comunità nazionale italiana, che sull’esistenza di questo elenco non sembrano avere nulla da ridire.

Tecnicamente non si tratta di una lista etnica, ma semplicemente degli aventi diritto al voto per i rappresentanti della Comunità nazionale italiana in Slovenia. A partire dal settembre del 2014, infatti, il diritto di voto particolare viene iscritto accanto a quello del voto generale. La stesura dell’elenco particolare, quindi, non è più una faccenda della Comunità nazionale italiana, ma direttamente dello Stato. La comunità aveva fatto sentire la sua voce al momento della disamina della legge, ma solo per contestare i criteri stabiliti per l’iscrizione in questi elenchi particolari. Le autorità li avrebbero voluti più stringenti, i rappresentanti della minoranza, invece, volevano una variante più blanda.

In ogni caso per gli esponenti della minoranza nulla cambierebbe rispetto al passato. La tesi è che le autorità conoscevano, comunque, i nomi dei membri delle Comunità nazionali, visto che le liste elettorali esistevano già. In realtà non è proprio così, considerato che quelle liste le faceva e gestiva direttamente la minoranza, mentre il ministero dell’Interno o altri organismi dello Stato non avevano nessuna base legale per tenerle nei loro cassetti. Presupporre che ci fossero, significa non credere che la Slovenia sia uno stato di diritto e pensare che ci fossero funzionari pronti a violare la legge pur di tenere in custodia dati sensibili che non avrebbero dovuto avere.

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Foto Chris Sammis cc by sa

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