Kiska accetta dimissioni Drucker. L’opposizione: è un codardo

Il presidente Andrej Kiska ha accettato questa mattina le dimissioni del ministro degli Interni Tomas Drucker, e ha incaricato temporaneamente il primo ministro Peter Pellegrini (Smer-SD) di gestire il ministero in attesa di una nuova nomina. Prima di accettare la sua nomina a ministro, in una poltrona bollente dopo il lungo regno dell’ex ministro Robert Kalinak e da cui si attendevano mosse rapide per svelenire il clima in Slovacchia, il presidente aveva avuto un breve colloquio con Drucker nel quale si era assicurato di istruirlo sulla necessità di arrivare molto presto a cambiare le teste principali a capo delle forze dell’ordine, per giungere a pacificare la società e permettere alla gente di avere ancora fiducia nello Stato. Kiska aveva detto anche nei giorni scorsi che l’unica cosa a cui era interessato riguardo a Gaspar era il momento il cui ministro lo avrebbe licenziato.

Drucker ha annunciato ieri le sue dimissioni, dichiarando di non poter rimuovere il capo della polizia Tibor Gaspar perché ingiusto, malgrado da settimane gran parte dell’opinione pubblica chiede proprio questo per poter di nuovo credere nelle istituzioni. Anche domenica 30mila persone hanno manifestato a Bratislava chiedendo le dimissioni di Gaspar. Il premier Peter Pellegrini, proprio domenica aveva invece ancora una volta difeso Gaspar come un funzionario di grande professionalità, ringraziando lui e l’intera polizia per avere reso la Slovacchia «uno dei paesi più sicuri al mondo». Già giovedì scorso il sito pluska.sk aveva scritto che Drucker aveva deciso di non licenziare Gaspar e di lasciarlo al suo posto fino all’autunno, quando si sarebbe scelto il nuovo capo della polizia in base a una nuova normativa.

Gaspar, che ieri a caldo aveva dichiarato la sua sorpresa per l’addio anticipato e inatteso di Drucker, oggi ha annunciato in una conferenza stampa di voler rimanere al suo posto, perché l’iniziativa per la sua rimozione deve venire dal ministro degli Interni. «Non sono un politico, non sono stato eletto e quindi è il ministro degli Interni che deve assumersi la responsabilità di lasciarmi o meno a capo del Corpo di Polizia». Non mi dimetterò di mia iniziativa, ha ripetuto, ma lo farò se il ministro mi chiederà di farlo e se mi licenzierà, ha detto. Gaspar del resto rifiuta l’idea di essere una delle persone che stanno polarizzando la società slovacca. Egli ha ricordato di essere entrato in polizia nel 1993, e di essere stato nominato nel 2005 capo dell’unità nazionale anti-corruzione da un ministro cristiano-democratico, proseguendo nell’incarico anche sotto un ministro del partito SDKU-DS, e infine promosso nel 2012 a presidente del Corpo di Polizia dall’ex ministro degli Interni Robert Kalinak  di Smer-SD. A suo favore, Gaspar ha citato le statistiche positive sulla criminalità, la riorganizzazione fatta da lui delle unità di polizia criminale e la creazione della NAKA. l’Agenzia nazionale anticrimine.

Dagli alleati di governo arrivano commenti del tutto opposti. Se da un lato Andrej Danko del Partito nazionale slovacco (SNS) dice che la rimozione di Gaspar è una questione interna a Smer. Il suo vice Anton Hrnko è invece dispiaciuto perché Drucker aveva lanciato in questi pochi giorni di lavoro importanti cambiamenti nella polizia, in particolare sull’elezione del presidente e del funzionamento dell’ispettorato degli affari interni. Mentre il leader di Most-Hid, Bela Bugar, è stato più incisivo, e ha notato che se Gaspar se ne andasse sarebbe certamente più semplice trovare qualcuno che possa sostituire il ministro Drucker agli Interni. «Non ho dubbi che il primo ministro Pellegrini se ne renda conto», ha detto Bugar.

L’opposizione non ha risparmiato strali sull’ex ministro e sul partito Smer che lo ha nominato e che avrebbe talmente paura di un’indagine nei suoi casi di corruzione che non ha potuto lasciar licenziare Gaspar.  Boris Kollar, capo del partito Sme Rodina, ha detto che l’abbandono di Drucker è una dimostrazione di quale era il suo vero posto nella gerarchia del potere rispetto al presidente della polizia Gaspar. Sembra un eccellente esempio dl potere della mafia di Stato, ha notato Kollar: «se decide che è una priorità tenersi il capo della polizia, è persino pronto a sacrificare un nuovo ministro degli interni». Lubomir Galko, vicepresidente del maggior partito di opposizione SaS, ha dichiarato che Drucker non ha trovato la forza per licenziare Gaspar, ma non si è nemmeno inchinato al partito Smer-SD che vuole lasciare Gaspar al suo posto. Ora però, nota Galko, sarà «impossibile trovare una persona nell’attuale coalizione di governo che possa prendere il posto [di Drucker] con la volontà di cambiare le cose in meglio». È chiaro ora che le elezioni anticipate sono ancora più urgenti, ha aggiunto. Igor Matovic di OLaNO, che la scorsa settimana aveva ripetutamente attaccato Drucker per affari privati milionari che a suo dire puzzavano di corruzione, adesso accusa l’ex ministro di vigliaccheria e opportunismo. «Ha agito come un vigliacco perché non ha osato opporsi alla mafia di Nitra, che gestisce il corpo di polizia da molti anni», tenendo Gaspar e garantendosi così l’impunità per lui e sua moglie, ha detto Matovic. Il deputato di OLaNO Gabor Grendel ha giudicato giusta la mossa di Drucker, secondo il quale un ministro che non prende decisioni non serve a nessuno. Questa situazione ha dimostrato che la Slovacchia non è governata da funzionari costituzionali, ma da oligarchi per i quali «Tibor Gaspar era più importante del ministro degli Interni Tomas Drucker».

(La Redazione)

Foto prezident.sk

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