Un’altra statua, altre polemiche, la Slovacchia non trova pace

Sembra che la Slovacchia non possa stare in pace con se stessa e la sua storia. Ogni volta che si svolge una cerimonia per ricordare la storia del Paese, e particolarmente quando viene eretta allo scopo una statua in uno spazio pubblico, inevitabilmente sorgono polemiche. Anche solo venendo agli ultimi mesi, ricordiamo le controversie che accompagnarono la statua di M.R. Stefanik sistemata, nel 90° della morte (il 4 Maggio 2009), nella nuova piazza di fronte all’edificio del nuovo Teatro Nazionale – e davanti al grande centro commerciale Eurovea … Si disse che era uno scandalo aver realizzato la statua in abiti da pilota aereo, quando la figura di Stefanik è stata molto altro: diplomatico, politico, scienziato e generale francese. La divisa da generale, hanno detto in molti, sarebbe stata adatta per una giusta raffigurazione dell’eroe. Del resto pare che la figura della statua sia stata copiata dalla statua dell’aviatore ignoto che si trova nel Museo dell’aviazione Francesco Baracca, a Lugo di Romagna. E poi aver collocato la statua di Stefanik, pur alta 7 metri e su un piedistallo di un altro paio, sotto il leone cecoslovacco (quello che si trovava davanti al Museo Nazionale, in piano centro) che sta in cima ad un molto più alto pilastro, era una bella bestemmia, secondo molti. Stefanik è stato un padre (uno dei tre assieme a Masaryk e Benes) della Cecoslovacchia, ma era sua intenzione creare per la Slovacchia una condizione di grande autonomia in una Repubblica Federale, cosa che poi – anche grazie alla sua morte precoce – non avvenne.

Altre dispute nel caso della statua di Santo Stefano, Re d’Ungheria (e della Slovacchia che allora ne era parte), quando fu installata a Komarno, con allegate diatribe internazionali dovute alla gaffe – voluta o meno – dell’aver invitato il Presidente ungherese Solyom ma non le alte autorità slovacche. Il Governo slovacco di Robert Fico impedì a Solyom l’ingresso nel Paese e iniziò un periodo di guerra diplomatica, arrivata fin sui banchi di Parlamento e Commissione Europei che però non se ne vollero immischiare, lasciando i due galli a litigare da soli e con le conseguenti iniziative che ancora si trascinano gli effetti come la legge ungherese della doppia cittadinanza e la legge slovacca di divieto della stessa, e poi la legge slovacca sulla lingua, che obbliga la minoranza ungherese a scrivere e parlare la lingua nazionale nelle comunicazioni ufficiali.

Ancora, il gruppo statuario dei Santi Cirillo e Metodio, sempre a Komarno una sorta di contraltare al Santo Stefano. Le autorità cittadine di Komarno non avevano dato il permesso per situare la statua in una piazza, che fu quindi installata in città sulla balconata di un edificio di Matica Slovenska. Quest’anno è stata spostata in una rotatoria di una strada a grande scorrimento periferica. Da una posizione infelice ad un’altra anche peggio. I cosiddetti Apostoli Slavi, guardati con rispetto e devozione sia dalla Chiesa di Roma che da quella Ortodossa sistemati nel traffico di una rotatoria di periferia in una città di frontiera!

E ancora, la contestatissima statua del Principe della Grande Moravia Svatopluk, messa nel cortile del Castello di Bratislava e fortemente avversata per molteplici ragioni, da destra e da sinistra (vedi).

E abbiamo ricordato soltanto fatti degli ultimi diciotto mesi. Insomma, le statue in Slovacchia sembrano destinate a dividere – intellettuali e gente comune, politici e Chiesa, destra e sinistra – ancora a lungo.

(Pierluigi Solieri)

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