La nuova voglia di politica dei giovani

Si registra, in America come in Europa e in altre parti del mondo, una nuova “domanda” di politica da parte delle giovani generazioni, un movimentismo che da tempo sembrava assopito. Di Michele Valente per Affainternazionali.it.

March for Our Lives ha spostato l’asse della protesta sulla richiesta di partecipazione politica dei giovani statunitensi. La manifestazione, innescata dalla strage nel liceo di Parkland in Florida lo scorso febbraio, vuole dare seguito all’esigenza di maggiori controlli sulle vendite delle armi, contrastando le pressioni esercitate in senso opposto dalla National Rifle Association nel circuito politico-elettorale.

La fioritura di movimenti giovanili nell’ultimo decennio, coincisa con la crisi economica, muove dalla necessità di un’azione integrata, condotta sui social media e con manifestazioni in strada, per affrontare problemi sociali complessi e l’insufficiente capacità di risposta istituzionale: da Occupy Wall Street ai giovani indignados spagnoli del Movimento 15-M, la partita ha riguardato lo stretto rapporto tra erosione delle tutele sociali e crescenti diseguaglianze socio-economiche.

Gli Stati Uniti sono l’epicentro del movimentismo, erede diretto della “cultura attivista” consolidatasi in ambito studentesco dai tempi del Free Speech Movement dell’Università di Berkeley (1964). Tra il 2012 e il 2014, gli omicidi di Trayvon Martin (17 anni) e Michael Brown (18) ebbero ampia risonanza nel dibattito pubblico mentre in rete cominciava a circolare l’hashtag #BlackLivesMatter: l’omonimo movimento nato nel 2013 su iniziativa delle trentenni Alicia GarzaPatrisse Cullors e Opal Tometi si è ramificato a livello locale, impegnandosi nella lotta al razzismo e alla discriminazione nei confronti della comunità afro-americana. Nuclei di protesta si sono strutturati in organizzazioni rilevanti sul piano politico e mediatico, radicandosi nello spazio pubblico statunitense.

March For Our Lives 2018 - San Francisco (4282)

Giovani e partecipazione: il ‘movimento’ nel Vecchio Continente
Il ‘movimento delle piazze’, manifestatosi in Spagna e Grecia tra il 2010 e il 2011, si rivolse all’establishment europeo. All’apice della depressione economica, le fasce sociali più deboli stavano subendo le conseguenze degli squilibri nel mercato del lavoro: stando ai dati Ue (riferiti al 2010-2011), oltre il 20% dei giovani nell’Europa del Sud e in Irlanda risultava non impegnato in percorsi formativi e la crescita del tasso di disoccupazione giovanile raggiunse il massimo storico del 24% (media Ue, 2013).

La propagazione della protesta contro le politiche d’austerità o a difesa dei diritti ha assunto caratteristiche peculiari a livello nazionale. Critiche verso le elité e catalizzatrici delle istanze di disagio socio-economico, le principali forze politiche anti-sistema sono emerse in un clima di sfiducia istituzionale. Syriza, Podemos e M5S, con proposte politiche differenti, hanno raccolto consensi nelle reti sociali giovanili con il contributo di blogger e attivisti sul Web.

La formazione di ‘correnti di opinione’ in Rete si è tradotta in impegno attivo su questioni che dividono governo e opposizioni: da due anni, la difesa del diritto all’aborto coinvolge molte donne e ragazze polacche, mentre in Ungheria giovani volontari delle Ong sono impegnati nel sostegno ai migranti.

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Foto Vince Reinhart cc by sa
Gregory Varnum cc by sa
March for Our Lives,
Washington 24/3/18

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