Droga: se la Cechia legalizza, la Slovacchia invece attende. L’Italia è più rigida

La droga è da sempre un tema controverso in grado di segnalare profonde differenze. Le leggi vigenti in Repubblica Ceca e Slovacchia ne sono la piena testimonianza. Il Governo ceco ha stabilito che l´utilizzo di sostanze stupefacenti per uso personale verrà sanzionato con una multa in denaro, aprendo di fatto la strada alla liberalizzazione delle droghe. La nuova legge entrerà in vigore dal primo Gennaio prossimo. Di diverso avviso invece la Slovacchia: ha suscitato scalpore la proposta del nuovo partito SaS (Libertà e Solidarietà) di depenalizzazione del consumo di cannabis, disconfermando le leggi slovacche che impongono fino a tre anni di detenzione anche per modeste quantità di droga leggera. Pur essendo SaS parte della Coalizione che ha dato vita al nuovo Governo slovacco nel Luglio scorso, la proposta non è passata per via della ferma reazione dei partner che ritengono impreparata l‘opinione pubblica nei confronti di un cambiamento così radicale.

Le statistiche sembrano del resto confermare – almeno fino ad oggi – tali differenze. In Repubblica Ceca si fa un maggiore uso di droghe, specialmente tra i giovani. Il 45% degli adolescenti cechi ha fumato cannabis, contro il 29% dei coetanei slovacchi. Secondo i dati forniti (risalenti al 2008) dal Centro di Monitoraggio Europeo per le dipendenze da droga la Repubblica Ceca mostra dati allarmanti: supera di gran lunga la media europea nell’abuso di cannabis, anfetamine ed ecstasy, mentre la Slovacchia rimane sostanzialmente allineata agli altri Paesi comunitari. Cambiano anche le motivazioni che spingono all’acquisto: in Cechia prevale il bisogno ricreazionale, in Slovacchia la droga pare essere sinonimo di disagio e criminalità. Il differente approccio a una legislazione in materia ha quindi immediate origini in antichi e separati modi di intendere la morale: ampiamentes secolarizzati i cechi, con ampie attitudini liberali, più conservatori invece gli slovacchi, scettici alle innovazioni riguardanti temi così delicati. Tuttavia il Governo ceco non è stato mosso solo da scelte ideologiche: l’obiettivo politico è quello di compiere una distinzione tra chi usa e produce la droga allo scopo di convertire la cattiva reputazione della Repubblica Ceca quale “maggiore fabbrica europea di metanfetamine”.

La posizione dell’Italia in materia la accomuna per alcuni aspetti a entrambe le Nazioni. Per quanto concerne gli aspetti legislativi il recente pacchetto sicurezza del 2009 e il decreto Fini-Giovanardi del 2006 hanno modificato in modo importante le disposizioni precedenti stabilendo un’ottica di minor tolleranza verso i consumatori e i produttori. Possedere stupefacenti è illegale, e l’uso personale è consentito entro minime quantità, mentre detenere droga per uso privato è già un reato punibile con multa. Ma è la detenzione ad uso di spaccio che ha subito l’inasprimento maggiore: è prevista la prigione da 1 a 20 anni, a seconda di quanta se ne possiede. Tali misure sono strettamente correlate ai numeri preoccupanti dei giovani italiani che usano sostanze: il Bel Paese ha il primato del più alto uso di cocaina tra gli adolescenti, quasi il 6% l’ha provata almeno una volta. Alti anche l’abuso di eroina (il 2,9%) che a dispetto delle apparenze non è affatto un ricordo degli anni ’80. Il 5% usa stimolanti chimici mentre oltre il 30% fa un uso assiduo di cannabis.

Gli esperti sottolineano che il vero problema per tutte le nuove generazioni, siano esse italiane o straniere, è il policonsumo, in cui prevale la combinazione di sostanze diverse (droghe di ogni genere mischiate ad alcool e tabacco, anch’essi capaci di generare dipendenza) che portano a risultati estremamente dannosi per la salute psichica e mentale.

(Katia Montresor)

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