Se i paradisi del mondo chiudono per eccesso di turisti

Orde di turisti stanno distruggendo le isole più belle del mondo e molti governi stanno correndo ai ripari nell’unico modo possibile: chiudendo le spiagge. L’ultimo a farlo è stato il presidente delle Filippine Rodrigo Duterte, che ha deciso di vietare per sei mesi l’accesso alla spiaggia White Beach dell’isola di Boracay. Le Filippine hanno 7.640 isole, ma da quando nel 2012 la rivista Travel & Leisure ha proclamato Boracay la più bella isola del mondo i turisti l’hanno invasa senza pietà. Duterte stesso ha dichiarato che ormai la spiaggia «è diventata una fogna», ha inviato sul luogo alcuni ispettori e un commissario, ha rimosso qualche funzionario e ha infine deciso la chiusura. Secondo i calcoli del Daily Telegraph, le Filippine ricevevano nel 1990 un milione di turisti l’anno, saliti ora a 6,5 milioni. Di questi, due milioni vanno a Boracay, contribuendo alla distruzione di quello che sono andati a vedere.

Prima del «castigatore» Duterte, anche la Thailandia aveva chiuso ai turisti la spiaggia di Maya Bay, resa famosa dal film The Beach con Leonardo DiCaprio. Quello che era un incontaminato catino di acqua trasparente circondato da colline verdi è diventato più affollato di un centro commerciale durante il week end. Oltre 5000 turisti lo visitano ogni giorno, ormeggiando le barche una sull’altra: le ancore arano il fondale, distruggendo coralli e alghe; i visitatori fanno il resto abbandonando rifiuti in mare e sulla spiaggia. Molti paradisi delle isole Andamane in India sono a rischio e altre chiusure sono state decise a Similand e Surini. Ma servirà a poco: sorgono in continuazione nuovi alberghi e a Ko Phangan si attende l’apertura di un aeroporto che ne riempirà le stanze.

La colpa non è però solo dei voli low-cost, come sanno bene nell’isola di Cozumel, nello Yucatan. Quello che era un tranquillo villaggio di poche centinaia di abitanti e due chiese ha visto letteralmente il mondo crollargli addosso quando è stato costruito un molo per navi da crociera. I turisti che prima si contavano in poche centinaia sono diventati 3,6 milioni l’anno, quasi tutti provenienti dalla Florida. Quella che per i Maya era «l’isola delle rondini» è ridotta a un immondezzaio come molti altri luoghi un tempo idilliaci del Messico, che oggi riceve quasi 40 milioni di turisti l’anno, attratti da spiagge, archeologia e prezzi bassi.

La situazione è davvero preoccupante, perché cinema, tv e siti web continuano a indirizzare i turisti negli stessi luoghi. In Indonesia ci sono 18.300 isole, ma un terzo dei visitatori, 4,5 milioni su 13,7 l’anno, vanno solo a Bali. L’isola ha dovuto proclamare un’emergenza spazzatura impiegando squadre speciali a raccoglierne 100 tonnellate al giorno. Alcune isole come Maiorca, nelle Baleari, cominciano a ribellarsi, con gli abitanti che scendono in strada invitando i turisti a tornare a casa. Le navi da crociera scaricano nel porto quasi 20.000 visitatori al giorno e 10 milioni di persone invadono l’isola ogni anno: non se ne può più e già si pensa di dare una stretta agli airbnb e di aumentare la tassa di soggiorno a 4 euro giornalieri, l’equivalente di una birra in meno che non scoraggerà nessuno.

Anche Venezia è ovviamente indicata come una delle isole che sta per essere distrutta dai turisti. Gli abitanti sono ormai meno di 50.000 e i visitatori 22 milioni l’anno, mentre le navi da crociera invadono impunite i canali. Le altre isole italiane hanno il vantaggio di prendersi un po’ di respiro d’inverno, ma d’estate posti come Palmarola o Capri sono a volte peggio di Maya Bay. Che si può fare dunque? Solo chiudere o limitare gli ingressi come fanno in Thailandia e Indonesia, resistendo alle urla di commercianti, ristoratori, albergatori e gondolieri.

(Vittorio Sabadin, lastampa.it cc by nc nd)

 


Foto pixabay CC0
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