Francia, la piazza contro Macron

Non bastavano gli scioperi a ripetizione dei ferrovieri della Sncf o dei piloti di Air France e la guerriglia tra agenti ed occupanti no-global a Notre-Dame-des-Landes. Nella maledetta primavera della Francia che sancisce la fine dello stato di grazia di Emmanuel Macron cresce la protesta di professori e studenti in lotta per l’«accesso allo studio». Quasi in contemporanea con il 50° anniversario del Maggio ’68, oltre 1.200 persone sono scesi in piazza ieri a Parigi per dire «No» all’ultima riforma universitaria e più in generale contro la politica del nuovo inquilino dell’Eliseo. Sempre ieri, a Montpellier, centinaia di studenti hanno scandito lo slogan «Tutti contro la selezione!» universitaria dinanzi alla sede del rettorato.

Fu proprio nella cittadina del Sud del Paese che quasi un mese fa, nella notte tra il 22 e il 23 marzo, un commando di individui incappucciati vicini all’estrema destra lanciò una spedizione punitiva per cacciare a suon di botte e bastoni un primo gruppo di studenti di Lettere, che occupava l’aula magna di Giurisprudenza. Da allora, complice anche la rivolta dei ferrovieri che ha risvegliato le rivendicazioni sociali dopo mesi di torpore, la mobilitazione si è allargata fino a raggiungere una quindicina di università sulle 400 del Paese tra cui quelle parigine du Tolbiac o Nanterre. L’altro ieri, gli agenti Crs sono intervenuti nell’ateneo simbolo del Maggio francese per sloggiare una trentina di occupanti. Per il preside, Jean-Francois Balaudé, «non erano nostri studenti».

Per questo e anche per consentire il proseguimento degli esami ha chiesto l’intervento delle forze dell’ordine tra le mura accademiche, un fatto rarissimo, considerato quasi tabù nelle grandi democrazie della vecchia Europa. Durante le concitate operazioni di sgombero, le cui immagini hanno fatto il giro di web e tv, sono state fermate 7 persone e Nanterre è stata chiusa. Intanto, oltre 400 professori si sono uniti agli studenti per denunciare quella che ritengono l’«ipocrita selezione» della contestata riforma «Loi Orientation et réussite des étudiants (Ore)», che scardina a loro avviso il principio di eguaglianza dinanzi agli studi accademici. «La nobiltà della nostra professione è innalzare il livello di chi ancora non ce l’ha», scrivono i firmatari dell’appello, insistendo sull’assoluta necessità di «dare una chance» a chiunque abbia conseguito la maturità. Promossa dal ministro per l’Insegnamento superiore, Frédérique Vidal, la riforma è stata già adottata il 15 febbraio, tanto che alcuni si chiedono perché gli studenti si stiano «svegliando» solo ora.

Una cosa è certa: quello di un possibile innesto tra la protesta studentesca e quella dei macchinisti della Sncf opposti alla liberalizzazione ferroviaria è tra i peggiori scenari per Macron. E forse non è un caso se il leader in calo nei sondaggi si presterà a due interviste, domani pomeriggio, al tg di «Tf1» e domenica sera su «Bfm-Tv». Un esercizio inedito in un lasso di tempo così ristretto e che dimostra l’impellente necessità per il presidente di passare al contrattacco, almeno sul piano mediatico.

(Paolo Levi, La Stampa cc by nc nd)

Foto in alto:
doubichlou14 cc by nc nd

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