La parabola di Lula, da leader del sogno al carcere per corruzione

Reportage di Emiliano Guanella, La Stampa – Negli ultimi giorni abbiamo raccontato una delle storie più importanti degli ultimi anni in Sudamerica; l’arresto dell’ex presidente brasiliano Luis Inacio Lula da Silva, al termine di una telenovela durata tre giorni con il protagonista asserragliato nel sindacato dei metallurgici di San Paolo, circondato da migliaia di sostenitori che volevano impedire la sua detenzione. Lula osannato dalla folla, uomini e donne con la maglietta rossa in lacrime, mentre il leader incontrastato della sinistra brasiliana si difendeva dalle accuse di corruzione.

Lula è stato condannato a 12 anni e un mese di reclusione nell’ambito della maxi-inchiesta Lavajato, che ha scoperto l’intreccio tra politica e affari nell’ottava economia mondiale. Il processo è ruotato intorno ad un attico in riva al mare a Guaruja, che secondo la magistratura Lula avrebbe ricevuto dal proprietario della ditta di costruzione Oas, in cambio di un trattamento di favore nella concessione di cospicui appalti pubblici intorno al colosso statale Petrobras. Tutta l’inchiesta Lavajato è partita proprio dalla compagnia petrolifera, tra le dieci più grandi al mondo e la maggiore società latinoamericana quotata nella borsa di New York.

Gli inquirenti hanno provato che durante il governo di Lula (2002-2010) e poi in quello della sua delfina Dilma Rousseff (2010-2015) alla Petrobras vigeva una triangolazione di favori tra un cartello di 13 grandi ditte di costruzione, i direttori lottizzati delle varie aree di controllo e una serie di faccendieri che portavano valigie di denaro dei corruttori e si occupavano poi di farli finire nei conti esteri dei corrotti. Ogni partito aveva il suo peso e il suo rendiconto; 3% al Partito dei lavoratori di Lula (PT), 2% agli alleati del Pmdb il 2% e 1% a quelli del PP. Lo scandalo ha investito politici, tesorieri di partito e, per la prima volta nella storia del Brasile, gli imprenditori; uno dopo l’altro sono finiti in carcere alcuni degli uomini più ricchi e influenti del Brasile, tra cui Emilio Odebrecth, a capo dall’omonima società di costruzione, un colosso con ramificazioni in tutto il continente.

Grazie alla testimonianza dei pentiti, tra cui lo stesso Emilio che ha confessato tutto dopo quasi due anni di prigione, è venuto alla luce una contabilità parallela che era destinata a tutte le forze politiche del Brasile, di governo o opposizione. La Odebrecth finanziava attraverso la cosiddetta “Caixa Dois” (seconda cassa) le campagne elettorali dei principali candidati a cambio poi di trattamenti di favore nella concessione di commesse pubbliche. I numeri sono impressionanti; 75 milioni di euro al PT per la rielezione di Lula nel 2006 e di Dilma nel 2010, 14 milioni per quella del leader del Psdb José Serra, 12 milioni per Aecio Neves, candidato sconfitto da Dilma nel 2014 e così via. Non si fermava in Brasile, ma aveva ramificazioni in tutto il continente.

[…]

Continua a leggere qui

Illustr. DanielReche-CC0/B.Slovacchia

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*